Ha un figlio disabile grave: «Vado ad incatenarmi davanti alla struttura» Skip to content

Ha un figlio disabile grave: «Vado ad incatenarmi davanti alla struttura»

L’ingresso del 26enne nella Rsd di Manciano potrà avvenire solo dopo la valutazione da parte del neuropsichiatra, che è ancora in corso. Il padre protesta: «Ci sentiamo presi in giro»
L'ingresso di Villa Pizzetti
L’ingresso di Villa Pizzetti

MANCIANO. «Lunedì prossimo mi vado a incatenare di fronte alla Rsd». È una promessa carica di disperazione, quella di un uomo che vive nel Mancianese, padre di un ragazzo di 26 anni gravemente disabile. Un ragazzo che alla diagnosi di disturbo dello spettro autistico si è aggiunta anche quella dell’agenesia del corpo calloso. 

Una malattia degenerativa, che provoca problemi motori, come scarsa coordinazione, problemi visivi, ritardi nell’acquisire alcune capacità (motorie, di parola), alterazione della percezione del dolore, ma anche, nei casi più gravi, convulsioni, problemi ad alimentarsi o a tenere la testa eretta.

È una strada piastrellata di dolore, quella della famiglia, che sta sperando, con tutte le proprie forze, di vedere finalmente accogliere il loro desiderio: far entrare loro figlio nella residenze sanitaria assistenziale per disabili che lunedì 19 febbraio aprirà a Manciano. Senza doverlo mandare in analoghe strutture ad Arezzo e a Lucca. 

Un iter lungo e difficile

La storia del 26enne, le sue difficoltà, gli accessi d’ira che ogni tanto esplodono e lo portano ad avere comportamenti violenti in casa, è ben conosciuta dall’amministrazione comunale di Manciano. Fino a novembre, a seguire la difficilissima situazione della famiglia del ragazzo è stata l’assessora al Sociale Valeria Bruni. Con l’Asl, infatti, è stata avviata la procedura per l’inserimento del ragazzo nella struttura

Gli ospiti, in ogni caso, sono valutati dall’Asl e l’amministrazione non ha alcuna voce in capitolo su chi entra e chi no.

Procedura, però, che deve ancora essere completata con il Rapporto visita medica che dovrà essere inviato dal neurologo che ha visitato il giovane qualche giorno fa. E che dovrà quindi stabilire se la struttura di Manciano sia o meno idonea al ricovero del ragazzo. 

«Mi avevano promesso che sarebbe stato il primo a entrare – dice il padre disperato – Invece pare che non sia così. Lunedì, se non ho risposte, vado a legarmi davanti alla residenza. Ho anche intenzione di raccogliere le firme per chiedere le dimissioni del sindaco, perché è inaccettabile che debba mandare mio figlio ad Arezzo o a Lucca, quando a Manciano c’è una struttura che potrebbe accoglierlo». 

La disperazione del padre: «Non lasciateci soli»

Anno dopo anno, la malattia del ragazzo è degenerata. Oggi ha bisogno di essere curato a casa, con iniezioni sempre più frequenti per tenerlo calmo. «A volte diventa violento, aggredisce sua madre e spesso siamo stati costretti a chiamare i carabinieri – racconta il padre disperato – Sono io a imboccarlo, a lavarlo, a vestirlo. Ma non siamo più in grado di gestirlo da soli. Non potete capire quanta disperazione possa esserci per un padre e una madre nel dover decidere di mandare via da casa il proprio figlio, perché non abbiamo più gli strumenti per operare». 

L’Asl, che sta aspettando la relazione medica, sta cercando una struttura idonea ad ospitare il 26enne. I servizi, sul territorio, ci sono ma manca il personale. Il territorio delle Colline del Fiora e dell’Albegna, soffre di tutti quei problemi che riguardano le zone a bassa densità abitativa che in estate si riempiono di turisti. Dove è difficile trovare oss, medici e infermieri. E dove anche le strutture vivono le stesse difficoltà. 

«Dopo tante promesse, due infermieri sono venuti a dirci che mio figlio è in quella lista e che quindi non potrà entrare nella residenza – dice l’uomo – perché con il suo comportamento disturberebbe gli altri ospiti». Il padre del ragazzo, che è cardiopatico, si è sentito male: sono dovute intervenire le ambulanze e i carabinieri. È stato portato all’ospedale, poi dimesso in nottata. «Cerchiamo solo una soluzione per nostro figlio – dice – per farlo vivere nel migliore dei modi». 

 

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