Ha fatto nascere migliaia di bambini, Mazzullo va in pensione | MaremmaOggi Skip to content

Ha fatto nascere migliaia di bambini, Mazzullo va in pensione

Per decenni ha guidato il dipartimento materno infantile dell’Asl. Angelo del fango durante l’alluvione del 1966, è stato uno dei pionieri della ginecologia in Maremma. «Lascio con la tristezza nel cuore per le mie pazienti, ho condiviso con loro dolori e grandissime gioie»
Il dottor Giuseppe Mazzullo

GROSSETO. Se c’è un pensiero che balza per la testa quando si sente pronunciare il nome di Giuseppe Mazzullo, è senza dubbio un pensiero che fa sorridere il cuore. Perché di ogni sua paziente, in quasi cinquant’anni di carriera, ha condiviso le gioie, i dolori, le speranze, le delusioni. Ricordandole una per una.

E oggi, mercoledì 3 aprile, ha scritto proprio a loro per prime: per annunciare a tutte le sue pazienti che dalla fine di aprile, non ci sarà più lui a prendersi cura di loro. 

Una lettera a tutte le sue pazienti

«Sarà per me una grande tristezza non potermi più occupare di voi. Le vostre storie, le vostre sfide ed i vostri sorrisi mi hanno accompagnato per lunghi anni ed hanno tanto arricchito la mia esperienza professionale», scrive. 

Una decisione, quella di mettere via l’ecografo e di chiudere la porta dell’ambulatorio, arrivata «nel momento giusto – scrive ancora alle pazienti – prima che affanni o acciacchi riducano le capacità lavorative». 

La lettera inviata alle pazienti del dottor Giuseppe Mazzullo

Qualsiasi attività, è il pensiero del numero uno della ginecologia non solo maremmana, ha una fine. «Sono sempre stato dell’idea – dice – che bisogna uscire di scena quando ancora abbiamo la capacità di lavorare bene. Mi dispiace davvero tanto lasciare le persone che in tutti questi anni si sono affidate a me, ma è arrivata una dead line che deve essere rispettata». 

La tristezza nella voce del medico si sente tutta. «Sono triste, certo – spiega – è normale quando finisci un percorso così lungo, per il quale spesso ti trovi a sacrificare anche gli affetti familiari. Dietro a una professione come la mia, c’è tantissimo. Sono triste per me ma lo sono anche per le persone che hanno creduto in me»

Da mercoledì mattina, quando il dottor Mazzullo ha inviato quel messaggio con i suoi saluti, il suo telefono si è incendiato. «Mi stanno chiamando in tanti – dice – credo che sia questa l’attestazione di stima e affetto più bella che potessi ricevere». 

L’angelo del fango innamorato del pianeta donna

Le persone non sono numeri. Ciascuna è un mondo a sé che merita attenzione. È questo quello che ha sempre messo in pratica il ginecologo, che dalle sue pazienti ha sempre ricevuto tantissimo. Fiducia, soprattutto. «Mi hanno dato tantissimo, mi hanno sempre raccontato tantissimo di loro, mi hanno aperto i loro mondi – dice – dai problemi familiari, alla crescita dei figli, mi hanno chiesto consigli e si sono confidate. Con moltissime, prescindeva il rapporto medico paziente. A volte sono stato il loro confessore, il depositario unico di fragilità e sofferenze». 

Nato a Taranto, Giuseppe Mazzullo è arrivato a Grosseto nel 1966. «Lo dico sempre, sono arrivato con la piena – ricorda – Mio padre era un dirigente dell’Inam e ci spostavamo spesso. Grosseto doveva essere una destinazione di passaggio, invece poi lui si è ammalato e siamo rimasti. Io ho studiato al liceo classico in via Mazzini».

Il dottor Giuseppe Mazzullo

E proprio durante il primo anno di liceo, quando Grosseto fu travolta dall’alluvione del 4 novembre, il giovane Mazzullo si è rimboccato le maniche per mettere in salvo i libri della Chelliana, che allora era al pianterreno del Carducci-Ricasoli. «Noi angeli del fango di Grosseto – dice- meno famosi dei nostro colleghi di Firenze, fummo guidati dal professor Aladino Vitali. le immagini di quei giorni le porto ancora nel cuore». 

Il darsi agli altri è stato uno dei tratti caratteristici della vita del dottore. Che pochi anni dopo, già medico laureato, decise di andare a dare una mano ai terremotati dell’Irpinia. Intorno al giovane medico arrivato nell’Avellinese, c’era morte, distruzione, sofferenza. «Le grida delle persone rimaste sotto alle macerie le sento ancora – dice – È stato lì che ho capito che bisogna sempre contestualizzare: se certi eventi li vivi in prima persona, puoi essere più utile». 

Quasi quarant’anni alla guida della maternità dell’ospedale

È quasi un medico da record, Giuseppe Mazzullo. Per quasi quarant’anni, dall’anno della laurea, nel 1977 all’Università di Firenze, fino al 2015, quando ha firmato le dimissioni, è stato prima medico, poi primario del reparto e infine direttore del dipartimento materno infantile dell’Asl. E grazie a Mazzullo, nella provincia di Grosseto sono nati più di cinquemila bambini

«Questo numero lo posso dire con certezza – spiega – Dovevo far partorire la nipote di un mio collega e fu lui, prima del parto, a chiedermi quanti bambini avessi fatto nascere. Presi tutti i documenti e mi misi a contarli: con poca approssimazione, venne fuori quel numero». Erano altri tempi, quelli che ha vissuto Mazzullo quando lavorava all’ospedale. «Nel 2008 i punti nascita in provincia furono chiusi – dice – e si partoriva solo al Misericordia». 

Mazzullo, all’ospedale di Grosseto, è stato un punto di riferimento per molti. Finché ha deciso di lasciare. 

Non è stato un divorzio consensuale, quello con l’Asl. Soprattutto perché era maturato per scelte della Regione che il direttore del dipartimento non aveva condiviso. «Si toglievano risorse al dipartimento – dice – dove c’erano medici impegnati davvero a salvare vite. L’unione delle tre Asl non mi è mai sembrata una buona soluzione, così come la riduzione dei posti letto». O le risorse che dalla Regione venivano spostate alla robotica e la chiusura dei punti nascita in provincia. 

«Quelle scelte non le ho mai condivise – dice oggi – per quello decisi di lasciare. Non condividevo quelle regole ma non potevo cambiarle. L’ospedale non era più un posto per me, dovevo pensare alle donne di Grosseto». 

Il pioniere delle ginecologia in Maremma 

Mazzullo è un curioso di natura. È un medico che ha attraversato i grandi cambiamenti della medicina nei suoi lunghi anni di carriera. Ha visto l’avvento dell’ecografia e dell’amniocentesi, ha imparato a far nascere i bambini con il forcipe prima che fosse bandito dalle sale parto. È rimasto sempre al passo con i tempi, studiando e portando a Grosseto tutto quello che ha imparato durante i suoi tanti viaggi di studio. 

«In America, in Svizzera, in Spagna – dice – ho studiato ovunque. Sono stato a Tel Aviv, per imparare una nuova tecnica di taglio cesareo o in Irlanda, dove le donne partoriscono molti più figli e dove si praticava il parto indolore. Quando ho cominciato io l’ecografia si stava affacciando nel mondo della medicina e la diagnosi prenatale era quasi impossibile. Quando sono arrivati i primi ecografi, è stato come vedere cosa c’è nell’uovo di pasqua prima di romperlo. Di recente, mi sono dedicato allo studio della menopausa per individuare una terapia adatta alla paziente che avevo davanti. In inglese si dice “tailoring”, ovvero essere il buon sarto e fare un abito su misura». 

L’essere curioso, il non accontentarsi mai, lo studiare le caratteristiche delle donne e suggerire anche corretti stili di vita, per evitare di incorrere in problemi di salute che possono essere evitati. «Questo lo si fa quando si ha un rapporto uno a uno con le pazienti – dice – e l’importanza della prevenzione è proprio il messaggio al quale mi sono più dedicato negli ultimi dieci anni»

In pensione sì, ma con un buon libro in mano

Una splendida moglie, Mirella Milli, ex assessora ai Servizi sociali del Comune di Grosseto, due figli che sono il suo grande orgoglio – Iacopo, magistrato ad Agrigento e Cristina, neuropsichiatra – dal primo maggio Giuseppe Mazzullo potrà dedicarsi a loro e alla sua grande passione, quella per la lettura

Giuseppe Mazzullo e Mirella Milli

«Quando lavoravo in ospedale, dicevo sempre ai miei familiari: se non sono passate 72 ore e non mi vedete, non mi cercate – racconta – Ci sono stati dei casi che mi hanno tenuto al capezzale delle donne che stavo curando anche più a lungo. Non mi sono mai spaventato di fronte alle difficoltà cliniche. Ho mollato di fronte a quelle burocratiche, perché contro quelle scelte non avevo armi». 

E quando in reparto, bisognava aspettare per capire l’evolversi di una situazione, il dottor Mazzullo tirava fuori un libro e si metteva a leggere. «Ho sempre avuto due passioni: una è la lettura. Sono un lettore bulimico, per non dire seriale. Leggo di tutto e sono un grande appassionato di storia – dice – la lettura mi ha sempre dato moltissimo, anche nei momenti difficili. Per staccare un attimo dai pensieri, mi metto sulle onde di un buon libro. L’altra passione, nata di conseguenza alla prima, è quella della scrittura. Scrivo molto, scrivo i ricordi della mia vita, della mia famiglia, della mia storia. Non certo per scrivere un romanzo, ma per rimettere insieme tutti i pezzi».

Eppure, il dottor Mazzullo nel avrebbe di storie da raccontare: come quando andò in Africa, dove l’Aids mieteva migliaia di vittime. «Partii con Mario Toti  – ricorda – per andare a far nascere i bambini con il cesareo. Era l’unico modo quello per evitare il contagio con la madre. Di quell’esperienza porto nel cuore un ricordo bellissimo, che non so nemmeno esprimere con le parole». 

 

 

 

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