Gru e oche selvatiche, le amiche dell'agricoltura | MaremmaOggi Skip to content

Gru e oche selvatiche, le amiche dell’agricoltura

Le specie che si fermano in Maremma per svernare sono utili alle coltivazioni: indicano un buono stato di salute dei terreni e ne favoriscono una naturale fertilizzazione
Le gru cinerine (foto Marco Brandi)

GROSSETO. In inverno possiamo ammirare nei campi nei dintorni della città splendidi individui di varie specie di avifauna fra cui Gru cenerina (Grus Grus) e Oca selvatica (Anser anser) che dal nord vengono a svernare in centro Italia e, ormai fra poco, ripartiranno per tornare al nord ed est Europa.

Uno spettacolo che non ha eguali e che da molti studiosi e fotografi di varie parti d’Italia e d’Europa viene osservato, studiato, fotografato o anche solo ammirato.

L’arrivo di gru e oche selvatiche

Perché sostano nei campi? La risposta ce la dà l’associazione Maremma Pro natura e gli ornitologi dell’Associazione Pygargus Ets. «Lo fanno per riposarsi e per cibarsi di piccoli insetti, invertebrati, crostacei, piccoli mammiferi, anfibi e qualche filo d’erba in attesa che il tempo meteorologico migliori e possano tornare nei territori di nidificazione».

Oche selvatiche fotografate da Marco Brandi

Cosa indica la loro presenza? Un ottimo stato biologico del terreno ed una buona biodiversità, rappresentata da una variegata presenza di prede. «Ricordiamoci che se il terreno è salubre – spiegano all’associazione – lo è anche per noi. Se non ci sono specie preda, il terreno è povero, bisogna allora chiedersi il perché e magari preoccuparsi». 

Inoltre, le oche, caratterizzate da una dieta un po’ più vegetariana, apportano benefici alle colture favorendo l’accestimento della pianta, ossia l’emissione di fusti secondari, ognuno dei quali porterà alla formazione di una spiga.

Per di più la presenza di questi uccelli favorisce una naturale fertilizzazione dei terreni e quindi un arricchimento in sostanza organica con un metodo decisamente biologico, naturale e sano.

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