La seconda vita degli “scarti” nelle opere di Rodolfo Lacquaniti | MaremmaOggi Skip to content

La seconda vita degli “scarti” nelle opere di Rodolfo Lacquaniti

Il giardino di arte contemporanea “Il viaggio di ritorno” si trova nel comune di Castiglione della Pescaia. Ogni opera è fatta con materiale di scarto
Un primo piano di Rodolfo Lacquaniti all'interno del cubo nero
Rodolfo Lacquaniti all’interno del suo “cubo” nero © Manfredo Pinzauti

BURIANO (Castiglione della Pescaia). Provate a immaginare una nuova vita per gli scarti, ciò che usiamo e buttiamo quando non  serve più: una lamiera che diventa la coda di una gigantesca balena, due caschi da pompiere che si trasformano negli occhi di una formica. Oppure i coperchi dei tini in vetroresina illuminati come una flotta di dischi volanti, chilometri di tubi da irrigazione a goccia ricomposti in un cubo nero alto quattro metri, il “polmone” di un autoclave che si presenta come la testa oblunga di Marge Simpson, la vela di un kite che forma le ali colorate di un angelo nero. Poi la camera di carburazione di un F104 che diventa il volto di Nefertiti, l’oblò di un aereo da guerra tedesco trasformato nella testa di Salvador Dalì.

Difficile? Non per il bioarchitetto e performer Rodolfo Lacquaniti che questo e molto altro ancora ha realizzato in poco meno di venti anni, nel suo giardino di arte contemporanea, “Il viaggio di ritorno”, nella spianata sotto le colline di Buriano, nel comune di Castiglione della Pescaia.

Tra le sue opere, tutte interamente realizzate con gli scarti – plastica, ferro, utensili, tubi, reti e una quantità infinita di oggetti ormai inutilizzabili o diventati inutili – quelle più visionarie e riuscite, che hanno impressionato e incantato i visitatori

Ma non sono da meno le installazioni più recenti, pensate prima e realizzate dopo la pandemia, con tutto quello che si è trascinata dietro in termini di abitudini, mutamenti sociali ed economici, ma soprattutto in termini di vite umaneGuardandole oggi, quando tutto è già successo e ancora  non si vede la fine di uno dei periodi più neri degli ultimi 100 anni, arriva forte e chiaro il messaggio di Lacquaniti: «Era già tutto scritto, bastava solo cogliere il messaggio». 

Una in particolare, Barselona, un camper nero con il suo carico di miti e paure, in viaggio verso il mare a Barcellona, appunto, presentata al pubblico dopo la fine del primo lockdown, nel 2020: se non si sapesse che ci sono voluti mesi per realizzarla, sarebbe difficile credere che l’autore l’abbia pensata prima del Covid. Per capirlo, basta guardare i mutanti al volante con le loro maschere antigas, i segnali di un mondo in decadenza, ma anche il messaggio di speranza che l’installazione lancia all’osservatore attento.

L'installazione Barselona di Rodolfo Lacquaniti
L’installazione Barselona  © Manfredo Pinzauti

Insieme a Barselona, Laquaniti ha realizzato una rivisitazione delle installazioni  La Storia di Sarah e  Gli Angeli, che dopo la pandemia, hanno acquisito un nuovo significato, insieme alle altre, come

  • La Formica
  • Il Cubo
  • La Famiglia Spam
  • Lympha
  • Helheim

In tutte c’è una storia, una visione, un significato destinato a questa e alle generazioni a venire, ma bisogna saperlo cogliere.

Il messaggio degli scarti. Perché visitare Il viaggio di ritorno

Per comprendere questo significato, bisogna prendersi il tempo, passeggiare in mezzo alle installazioni che spuntano tra gli olivi, i salici vitellini, i lecci e un poderoso frassino centenario. Passo dopo passo è come calarsi in una dimensione nuova che inizia dalla porta rossa accanto alla casa e prosegue fino alle ultime opere. Intorno c’è silenzio, campi a perdita d’occhio e canneti a ricordare che in tempi ormai remoti questa fertile spianata era ricoperta dalle acque limacciose del lago Prile.

Qui Lacquaniti si è trasferito da Firenze, nel 2002, con la moglie Letizia Gasbarro, e ha cominciato a dare corpo alla sua fantasia: “l’avventura pazzesca”, come lui stesso ha definito il giardino, dove la sua creatività non trova limiti altro che alla disponibilità di materiale e al tempo che serve per realizzare le opere, oggetto di mostre, recensioni, trasmissioni radio e televisive, meta costante di visitatori.

Il viaggio si svolge in compagnia dei Mutanti H202 dell’installazione “The Garbage Revolution”, che ha stupito pubblico e critica in una mostra a Firenze, alla Leopolda, visitata da migliaia di persone. Prosegue insieme a “Gli Angeli”, tra le ultima creazioni dell’artista, alle testuggini, ai guerrieri del vento, all’arciere, fino alla più recente delle sue opere, “Helheim”, dedicata al ghiacciaio della Groenlandia che si sta sciogliendo, realizzato con vetri e i cristalli di vecchi lampadari.

Nelle opere di Laquaniti c’è la storia dell’uomo, le sue conquiste, il progresso, sempre più veloce tanto da giungere in pochissimi anni a fare dell’intelligenza artificiale l’impalcatura su cui si reggono le regole del mondo. Regole evidentemente sbagliate, se è bastato un virus a minarne le fondamenta e a spingere l’uomo verso una nuova meta. Il mare da cui tutto ha avuto inizio, racconta Lacquaniti con “Barselona” e le “Balene”.  E non manca l’omaggio ai tutti i migranti annegati nel Mediterraneo, con l’opera “L’Arca”, tra la “Sfera di luce” e “Transit”, il carrozzone del circo con il suo corteo di figuranti e trampolieri.

La balena in lamiera realizzata da Lacquaniti
La balena numero 3 © Manfredo Pinzauti

«Lo scarto sta dietro ogni opera e si accomuna alla storia umana. Il giardino è nato perché volevo ridare vita agli oggetti che la società butta. L’arte non deve produrre inquinamento e non deve consumare risorse, ma deve essere a impatto zero – spiega Lacquaniti – deve essere “AAA+++” per usare un gergo “commerciale” e urbanistico. Ogni opera di questo giardino è frutto della ricerca di oggetti di scarto e del messaggio che lanciano: l’intuizione, l’ispirazione, il trip che improvvisamente esplode nella mia testa quando qualcosa mi colpisce. È come vedere una forma in un blocco di marmo. Io vedo una forma negli oggetti in cui mi imbatto o che mi vengono regalati, di cui mi innamoro perché mi colpisce la loro bellezza e il “viaggio” che hanno fatto per arrivare a me».

Arte contemporanea, come quella che potrebbe nascere anche ad Albinia, sotto al viadotto: il progetto si chiama Under e i piloni vivranno di vita nuova, come gli scarti che passano dalle mani di Lacquaniti.

Come visitare il giardino Il Viaggio di ritorno

Si può prenotare una visita guidata con l’artista sulla pagina internet del giardino di arte contemporanea, oppure telefonando al 3355247472 o inviando una mail a giardinoviaggiodiritorno@gmail.com. Le visite, durano circa due ore, al costo di 15 euro per gli adulti e 10 per i ragazzi fino a 16 anni. Gratuito l’ingresso per i bambini sotto i sei anni.

 

 

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