GROSSETO. Prendere uno dei delitti più discussi d’Italia, togliere – almeno nelle intenzioni dell’esperimento – emozioni, suggestioni e quel rumore mediatico che da mesi accompagna ogni nuovo particolare, consegnare centinaia di pagine di documenti a un’intelligenza artificiale e chiederle di analizzare, mettere in relazione e raccontare quello che trova.
Non di aiutare un giornalista a scrivere. Ma di scrivere lei stessa il libro.
È l’esperimento che arriverà a Grosseto giovedì 3 settembre alle 21.15, quando nella sede della Pro Loco in piazza del Popolo 3 sarà presentato Garlasco secondo l’intelligenza artificiale – Un nuovo colpevole, un nuovo movente, il volume ideato e curato dal giornalista professionista Andrea Fabbri e pubblicato da Intermedia Edizioni.
L’incontro è organizzato dalla Libreria Mondadori del centro storico di Grosseto, in collaborazione con la Pro Loco. A dialogare con Fabbri sarà il giornalista grossetano Franco Ferretti. Al termine il pubblico potrà intervenire con domande, mentre la serata si concluderà con un rinfresco offerto dalla Pro Loco.
Ma il vero protagonista della serata sarà inevitabilmente l’esperimento che sta dietro al libro.
Un libro sul caso Garlasco scritto dall’IA
Il volume viene presentato come il primo libro scritto interamente da un’intelligenza artificiale su un fatto di cronaca nera realmente accaduto. Un’affermazione che già da sola apre una quantità di interrogativi.
Perché qui l’intelligenza artificiale non viene utilizzata semplicemente per correggere un testo, cercare informazioni, riassumere documenti o assistere l’autore. Il paradigma viene rovesciato.
L’uomo sceglie il materiale, stabilisce le regole e fornisce l’input. Poi è la macchina ad analizzare le informazioni, selezionarle, stabilire collegamenti e costruire il racconto.
È esattamente il punto sul quale insiste Andrea Fabbri. «È il prodotto di un rovesciamento di paradigma: non è più l’uomo a scrivere utilizzando ausili tecnici come può essere una penna o un computer. Al contrario è la macchina che, dopo aver ricevuto il corretto input iniziale, analizza, seleziona e racconta».
All’uomo, spiega il curatore, resta il controllo finale e la correzione di eventuali errori o imperfezioni.
Perché proprio Garlasco
Per sperimentare questo metodo è stato scelto uno dei casi giudiziari che più profondamente hanno segnato la cronaca nera italiana degli ultimi vent’anni: l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta della famiglia a Garlasco.
Per il delitto è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della giovane. Ma il caso è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione con la nuova inchiesta della Procura di Pavia e gli accertamenti su Andrea Sempio.
Ed è dentro questa nuova fase investigativa, e nel gigantesco dibattito mediatico che l’ha accompagnata, che nasce il progetto di Fabbri.
Non con l’obiettivo dichiarato di sostituirsi alla magistratura o stabilire una nuova verità giudiziaria, ma per capire che cosa succede se gli elementi di un’indagine vengono affidati all’analisi di una macchina.
Le 310 pagine consegnate all’intelligenza artificiale
Il punto più interessante riguarda il metodo.
Per la realizzazione del libro è stata utilizzata Gemini Pro, l’intelligenza artificiale di Google nella versione a pagamento. Secondo quanto spiegato da Fabbri, alla macchina sono state sottoposte le circa 310 pagine della nota informativa del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano consegnata alla Procura di Pavia nell’ambito degli accertamenti su Sempio.
L’IA avrebbe ricevuto istruzioni precise: svolgere un’analisi rigorosa del materiale e non utilizzare liberamente Internet per integrare le informazioni, con l’eccezione delle argomentazioni della difesa di Sempio.
In sostanza, l’obiettivo dell’esperimento era quello di delimitare il più possibile il campo all’interno del quale la macchina avrebbe potuto lavorare.
Una scelta fondamentale, perché un’intelligenza artificiale non produce automaticamente una verità: la sua risposta dipende anche dai documenti che riceve, dalle istruzioni che le vengono impartite e dal perimetro entro il quale le viene chiesto di ragionare.
24 capitoli tra verbali, intercettazioni e ricostruzioni
Da quel lavoro è nato un volume di 124 pagine divise in 24 capitoli, pubblicato da Intermedia Edizioni.
All’interno trovano spazio intercettazioni, stralci di verbali e ricostruzioni, organizzati dall’intelligenza artificiale sulla base del materiale che le è stato fornito.
Ed è proprio durante questa analisi che la macchina arriva a formulare anche l’ipotesi di un movente del delitto che il libro presenta come sostanzialmente inedito.
È importante però distinguere nettamente i piani: si tratta della conclusione elaborata dall’intelligenza artificiale all’interno dell’esperimento editoriale, non di un nuovo movente accertato dalla magistratura né di una nuova risultanza giudiziaria.
Ed è forse proprio questo confine – tra dato, interpretazione e conclusione algoritmica – a rendere il progetto particolarmente interessante.
Anche la prefazione l’ha scritta un’altra IA
C’è poi un ulteriore esperimento dentro l’esperimento. Persino la prefazione del volume è stata affidata a un’intelligenza artificiale, diversa da quella utilizzata per realizzare il corpo principale del libro.
Ed è nella prefazione che viene indicato forse il senso più profondo dell’intera operazione: il volume non nasce per affermare di avere trovato una nuova verità sul delitto, ma per osservare che cosa accade quando un evento umano estremamente complesso viene raccontato da qualcosa che umano non è. Una distinzione decisiva.
Perché un algoritmo può ordinare migliaia di informazioni in pochi istanti, trovare ricorrenze, confrontare passaggi lontani centinaia di pagine l’uno dall’altro e individuare relazioni che possono sfuggire durante una lettura lineare.
Ma resta aperta la domanda più grande: può davvero comprendere un delitto? E, soprattutto, la mancanza di emozioni rende la sua analisi più obiettiva oppure semplicemente diversa?
Fabbri: «Un esperimento culturale prima ancora che editoriale»
È su questo terreno che Fabbri colloca il progetto. «Garlasco secondo l’intelligenza artificiale è un esperimento culturale, ancor prima che editoriale», spiega.
Una sperimentazione che prova a spostare il confine del rapporto tra uomo e macchina: non più soltanto l’intelligenza artificiale come strumento nelle mani di chi scrive, ma l’IA chiamata a costruire direttamente una narrazione complessa partendo dalle fonti.
Fabbri ha alle spalle una lunga esperienza giornalistica: ha lavorato al Corriere dell’Umbria e successivamente a La Nazione, anche nelle redazioni dell’area Grosseto-Livorno, ed è oggi impegnato nella comunicazione e nelle pubbliche relazioni di Confcommercio Grosseto.
Il libro ha già avuto la sua anteprima nazionale il 19 agosto a Campi di Norcia e il progetto ha attirato l’attenzione di diverse testate nazionali.
A Grosseto il confronto con il pubblico
Adesso l’esperimento arriva a Grosseto. L’appuntamento è per giovedì 3 settembre alle 21.15 alla sede della Pro Loco, in piazza del Popolo 3. La presentazione è promossa dalla Libreria Mondadori Centro Storico insieme alla Pro Loco. L’ingresso è libero.
Franco Ferretti intervisterà Andrea Fabbri e alla fine della presentazione sarà lasciato spazio alle domande del pubblico. Perché dietro il fascino inevitabile di Garlasco c’è una questione che va molto oltre questo singolo delitto.
Se una macchina può leggere centinaia di pagine di un’inchiesta, confrontarle, selezionarle, costruire una propria ricostruzione e perfino formulare un’ipotesi sul movente, dove finisce lo strumento e dove comincia l’autore?
È una domanda che riguarda il giornalismo, l’editoria e probabilmente anche il modo in cui racconteremo la cronaca nei prossimi anni. E il 3 settembre, a Grosseto, sarà proprio questa domanda a sedersi accanto a uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia.



