Frode dell'olio: il maxi processo finisce con due condanne lievi | MaremmaOggi Skip to content

Frode dell’olio: il maxi processo finisce con due condanne lievi

31 persone erano state indagate: secondo la procura l’olio spacciato per “Toscano dop” veniva prodotto utilizzando olive provenienti dalla Grecia. A processo erano rimasti in 10 tra produttori e proprietari di frantoi
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO. Quattro anni di indagini, trentuno persone nei guai e un processo che si è concluso dopo 8 anni dall’inizio della vicenda. Con due condanne lievi. Si chiude così il capitolo della frode dell’olio, che nel 2019 fece tremare i polsi ai produttori, ai titolari di frantoi e ad alcune aziende che commercializzavano l’oro giallo della Maremma. 

I carabinieri forestali, coordinati dalla Procura, avevano cominciato le indagini nel 2015: indagini che avrebbero dimostrato come parte dell’olio venduto come “Toscano Igp”, fosse in realtà prodotto con olive comunitarie, la maggior parte delle quali provenienti dalla Grecia o dalla Puglia

La frode dell’olio

Tutto era cominciato nel 2015, quando i carabinieri forestali, coordinati dalla procura, cominciarono a passare al setaccio le aziende che in Maremma producevano e commercializzavano l’olio. 

I reati che erano stati contestati (a vario titolo) ai 31 indagati erano: falso, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con marchio fallace. I carabinieri avevano sequestrato migliaia e migliaia di documenti, avevano disposto le intercettazioni, avevano fatto appostamenti. E alla fine, nella rete della procura, erano rimasti 31 indagati. 18 di loro, nel 2020, scelsero di patteggiare ed uscirono così dal processo.  

Scagionati dalla risonanza magnetica

Tra i big finiti a processo, c’erano l’Olma, la cooperativa di Braccagni che molisce le olive dei propri soci e la società Certified origins Italia srl, che per la cooperativa si occupa della commercializzazione. Difese dall’avvocato Giuseppe Nicosia, che assisteva anche Massimo Felice Neri, legale rappresentante delle due società, scomparso durante il processo (per lui è stato infatti dichiarato il non luogo a procedere), le due società sono state assolte. 

I carabinieri forestali, per dimostrare che le società non molivano olive locali, hanno utilizzato un metodo scientifico sperimentale, che non poteva però essere prodotto come prova. Dalla loro invece, le società hanno presentato al giudice la ricostruzione della tracciabilità oltre alle analisi chimiche e organolettiche dell’olio che veniva prodotto dall’Olma. 

E per farlo, è stata utilizzata anche la risonanza magnetica nucleare, grazie a un progetto dell’Università del Salento, con cui l’Olma collabora da tempo. 

Due sole condanne

Il vice procuratore onorario Massimiliano Tozzi aveva chiesto otto condanne, tutte di poche mesi e multe, in capo alle società, per oltre 36.000 euro. Lunedì 12 dicembre, nell’aula dell’assise al primo piano del palazzo di giustizia, il giudice Marco Bilisari ha letto la sentenza: soltanto due dei 10 imputati, Silvio Terenzi e Alessandra Guerrieri, sono stati condannati rispettivamente a 4 e 2 mesi di reclusione con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario, oltre al pagamento delle spese processuali. 

Silvio Terenzi, foggiano, titolare della San Nicola srl, doveva rispondere di frode in commercio e falso sulla qualità, mentre Alessandra Guerrieri, titolare del Frantoio Mastacchi era stata accusata di falso sulle quantità, ma limitatamente a un singolo episodio del 14 dicembre 2015. 
Terenzi è stato condannato anche al risarcimento del danno nei confronti del “Consorzio per la tutela e la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva toscano Igp” che si era costituito parte civile, oltre al pagamento delle spese di costituzione e rappresentanza. 

Tutti gli altri imputati invece, sono stati assolti. Il giudice Bilisari ha poi respinto tutte le richieste di risarcimento presentate dalle parti civili. 

Tutte le assoluzioni

Assolti per tenuità del fatto o perché il fatto non sussiste, tutti gli altri imputati del processo: Salvatore Lamola, Giancarlo Ballerini della società Colline del Fiora srl, Maurizio Bianchi e Massimo Lusini (Bianchi e Lusini srl), e Nazzareno Tiberi (Frantoio Poggialto), Marcello Dragoni (amministratore delegato di Certified origins Italia srl) e Massimo Felice Neri (legale rappresentante di Certified origins e di Olma), Daniele Lepori (Frantoio Anteata) e Dragoni e Guerrieri.

Alle società Bianchi e Lusini sas, Certified origins Italia srl, Collegio toscano degli olivicoltori – Olma società agricola cooperativa, Colline del Fiora srl, e
Frantoio Poggio Alto sas erano stati contestati anche alcuni illeciti amministrativi, che invece. Illeciti che non sono stati riconosciuti dal giudice, così come quello contestato alla San Nicola srl. 

Soddisfatti gli avvocati che martedì erano presenti in aula: oltre a Giuseppe Nicosia, c’erano Roberto Cerboni, Valentina Guerriero, Alessandro Oneto, Domenico Rechichi, Barbara Chelli, Graziano Sarpa. 

 

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