Forza il posto di blocco per disfarsi dell'hashish | MaremmaOggi Skip to content

Forza il posto di blocco per disfarsi dell’hashish

In auto avevano 3 kg di droga: all’interrogatorio aveva spiegato di non sapere che il passeggero la trasportava. Condannato a due anni e 6.000 euro di multa
Una vettura dei carabinieri in campagna
Una pattuglia dei carabinieri

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. L’auto che arriva, rallenta, poi accelera. Forza il posto di blocco dei carabinieri, si ferma 30 metri più avanti. Scende un uomo, ha in mano un sacchetto di plastica. Si mette a correre nella macchia, inseguito dai carabinieri: lancia la busta, inciampa e cade per terra. 

Comincia così il racconto dell’arresto di due uomini, entrambi di origini marocchine, fermati dai carabinieri di Castiglione della Pescaia a Pian d’Alma, il 16 febbraio 2022. 

Zouhair Jarmouni, 42 anni, era stato arrestato insieme a un suo connazionale. Era in auto, stava viaggiando in direzione di Grosseto, quando è incappato nella pattuglia dei carabinieri. 

Cerca di difendersi davanti al giudice: «Non sapevo della droga». 

Nel sacchetto lanciato durante l’inseguimento e raccolto dai carabinieri c’erano tre chili di hashish. Droga che, aveva cercato di giustificarsi il 42enne durante l’interrogatorio di garanzia, non sapeva di avere in auto. «L’ho conosciuto perché è un cliente dell’officina nella quale lavoro a nero – aveva detto al giudice – mi ha chiesto di accompagnarlo, gratuitamente, a riprendere la sua auto a Follonica. Della droga non sapevo nulla». 

Una versione, questa, che non aveva convinto il giudice. I due erano stati trovati nel territorio di Punta Ala, viaggiavano in direzione di Grosseto. «Mi sono sbagliato – aveva detto il 42enne – dovevamo venire vicino a Grosseto». 

Jarmouni, difeso dall’avvocato Massimo Landi, però sapeva che in quel sacco, diviso in tre involucri che contenevano due blocchi da mezzo chilo ciascuno. A dimostrarlo, è stata la perizia sul cellulare dei due uomini, disposta dalla procura. 

Le foto dell’hashish condivise sul cellulare

Sono bastate le analisi del consulente della procura a confermare che entrambi sapessero che in quel sacco ci fosse la droga. I due uomini, nei giorni precedenti, si erano passati alcune foto dei panetti di hashish. «L’invio di questa fotografia – scrive il giudice Sergio Compagnucci – dimostra che i due connazionali collaboravano nella gestione dello stupefacente». 

Lo spostamento quindi, fatto da Santa Croce (in provincia di Pisa), fino a Grosseto, serviva per trasportare i tre chili di hashish. 

È per questo che il giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci, al processo che si è celebrato con il rito abbreviato, ha condannato Jarmouni a due anni di carcere (con sospensione condizionale) e 6.000 euro di multa, oltre alle spese processuali. 

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