È la fine dell'incubo: il dottor Tarsi assolto dalle accuse di doping | MaremmaOggi Skip to content

È la fine dell’incubo: il dottor Tarsi assolto dalle accuse di doping

Dopo 6 anni di gogna mediatica (e sospensione sportiva) l’assoluzione per non aver commesso il fatto. «Per me inizia una nuova vita»
Il tribunale di Lucca e il dottor Daniele Tarsi, assolto dalle accuse di doping per non aver commesso il fatto
Il tribunale di Lucca e il dottor Daniele Tarsi, assolto dalle accuse di doping per non aver commesso il fatto

GROSSETO. Ci sono voluti sei anni, sei lunghissimi anni nel corso dei quali, di fatto, il dottor Daniele Tarsi ha di fatto già scontato la pena, subendo anche una gogna mediatica terribile. Perché la giustizia sportiva, in questo caso il tribunale antidoping, non aspetta che ci sia una condanna “vera”, quella penale. Ma procede anche soltanto sulle ipotesi del pubblico ministero, in un mondo al contrario: quindi sei colpevole finché non provi la tua innocenza.

Ma, stavolta, l’innocenza Daniele Tarsi, assistito dall’avvocato senese Paolo Viviani, l’ha provata in modo inequivocabile.

Ed era talmente chiara che non c’è stato bisogno di arrivare al processo vero e proprio.

Il Gup di Lucca, infatti, l’ha scagionato in sede di udienza preliminare

Ora è di nuovo pulito, ma nessuno gli restituirà quello che gli è stato tolto in questi anni. Anche se, insieme al suo avvocato, c’è da scommettere che qualche sassolino dalle scarpe se lo toglierà.

La morte di Linas Rumsas nel 2017

Tutto inizia quando, il 2 maggio del 2017, viene trovato morto in casa, a Lammari (Lucca), il 21enne lituano Linas Rumšas, 21enne promessa del ciclismo, della squadra Altopack Eppela, figlio d’arte. Il padre Raimondas Rumšas, infatti, era stato un campione del pedale vincitore, fra le altre cose, del Giro di Lombardia.

Le indagini condotte dalla polizia di Lucca avevano fatto luce su un giro di farmaci non consentiti, in particolare epo, ormoni per la crescita e antidolorifici oppiacei. 

Secondo l’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Salvatore Giannino, i giovani atleti venivano incoraggiati a fare uso di sostanze dopanti.

Nel febbraio del 2018 il blitz che aveva portato a numerosi arresti nei confronti della dirigenza di una delle maggiori squadre del ciclismo dilettantistico italiano. 

In quell’inchiesta, in un’intercettazione, venne fuori il nome del dottor Tarsi che, pur professandosi sempre innocente, fu coinvolto nell’inchiesta.

Daniele Tarsi: «Finisce un incubo, inizia una nuova vita»

«Finisce un incubo durato sei anni – ci dice lo stesso dottor Tarsi – durante i quali sono stato trascinato in una gogna mediatica dolorosa. E ne ho pagato le conseguenze sul piano professionale. Per me ora inizia una nuova vita».

«Il gup di Lucca – spiega l’avvocato Paolo Viviani – ha assolto il dottor Tarsi per non aver commesso il fatto. Dopo 6 anni finalmente finisce l’incubo. Però in questi anni Daniele ha perso l’incarico di medico dello Spezia calcio ed è stato sospeso per 4 anni e mezzo dalla procura federale antidoping. Un danno di immagine e professionale non di poco conto».

Già il Gip, anni fa, in sede di richiesta di misure cautelari, aveva espresso dei dubbi.

«Già allora il Gip, giudice diverso dal Gup di oggi, espresse perplessità sulle accuse verso il dottor Tarsi, ma la giustizia sportiva andò avanti lo stesso, basandosi sull’impianto accusatorio del pm. Tanto che oggi, iniziando il mio intervento, ho detto al giudice “mi tocca difendere una persona che ha scontato la pena prima del processo“. E certo per noi non finisce qui».

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