Farmacie private, la Val di Cornia scende in piazza a Roma: «Il contratto ci spetta» | MaremmaOggi Skip to content

Farmacie private, la Val di Cornia scende in piazza a Roma: «Il contratto ci spetta»

Trenta lavoratori del territorio hanno raggiunto la capitale per la protesta nazionale: adesioni record fino al 100%. «Offerte di rinnovo irricevibili a fronte di un’inflazione galoppante»
I farmacisti di Piombino in protesta a Roma

VAL DI CORNIA. Una delegazione compatta, decisa e stanca di aspettare. Erano in trenta, i farmacisti provenienti dalla Val di Cornia, a partecipare alla massiccia manifestazione nazionale organizzata nella giornata di ieri, lunedì 13 aprile, a Roma, da Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs.

Lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto delle farmacie private, scaduto ormai ad agosto 2024, ha fatto registrare numeri impressionanti: adesioni medie del 70% con punte del 100% in diverse zone d’Italia, portando alla chiusura di numerosi esercizi e al grido unanime di migliaia di lavoratori in piazza.

«Una voce che ha l’obiettivo di vendicare un contratto dignitoso, la voce dei 76mila farmacisti che sono arrivati fino a Roma. Dopo ore di viaggio, siamo giunti fin qui, incastrando gli impegni delle famiglie, perché abbiamo scelto di non rimanere in silenzio soprattutto per le donne – ha espresso a chiare lettere Aurora Blanca, la segretaria nazionale FisascatCisl. – Già, le donne, un tema che ci ha portati in questa sede ad essere così numerose, così compatte».

Una risposta inaccettabile

Il bisogno di scendere in piazza si è reso nuovamente necessario perché dopo lo sciopero del 6 novembre la svolta tanto sperata non si è concretizzata.

«La risposta di Federfarma con rispetto e con chiarezza voglio definirla una proposta che non sta in piedi  – continua Aurora Blanca – Una proposta a ribasso, perché non risponde al costo della vita, e divisiva perché prova a separarci (farmacisti e non farmacisti). Infine, non è responsabile perché chiede ai lavoratori di pagare il prezzo del cambiamento. E non solo. In queste ore Federfarma ha anche provato a boicottare quest’iniziativa, minimizzandola».

Aurora Blanca, segretaria nazionale

« Invece, guardate in quanti ci stiamo muovendo. Si può cambiare e a farlo devono essere anche i datori di lavoro e quando qualcuno prova a boicottare un diritto come lo sciopero significa solo una cosa: che ha paura! La paura di far sentire la voce di chi lavora. Oggi siamo qui per rivendicare la nostra dignità. Oggi diciamo no. E a chiedere si, ad un sì più grande perché questa protesta è di tutti».

Il contratto è scaduto e deve essere adeguatamente rinnovato 

Simona Brogi di Piombino al microfono

Il punto è chiaro, il contratto è scaduto, nel frattempo però aumenta tutto, compresi gli impegni dei farmacisti, i compiti e le pressioni anche con meno personale in turno. 

«Una regola base che capiscono tutti è semplice: se cresce quello che ci chiedono deve crescere anche quello che ci riconoscono. Non è una teoria, la farmacia dei servizi non è più una sperimentazione, è realtà con risorse già stanziati. Quindi se il Paese investe sui servizi deve investire anche su chi quei servizi li svolge, perché quei servizi procedono se portati avanti da chi lavora. Non accettiamo più doveri, aspettative e quant’altro con un contratto fermo, il contratto va rinnovato, adesso» conclude la segretaria nazionale FisascatCisl, Aurora Blanca.

La voce del territorio: «Offerte offensive rispetto all’inflazione»

Daniela Lisetti, Marco Francia, Ilaria Camerini, Simona Brogi al centro, Michela Lippi e Alessia Leonelli

Tra le fila dei manifestanti, la voce di Simona Brogi, farmacista di Piombino da ormai trent’anni, riassume l’amarezza di una categoria che si sente sottovalutata dalla controparte datoriale:

«Lo sciopero è stato inevitabile. All’ultimo incontro di febbraio con Federfarma, invece di un passo avanti, ne abbiamo fatto uno indietro. Prima avevano offerto 180 euro lordi in tre anni; ora siamo scesi a 130 euro per i magazzinieri e 200 euro totali per i farmacisti. Siamo lontanissimi dai 360 euro richiesti per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione. Ad agosto saranno due anni senza contratto: l’offerta è irricevibile».

Da Firenze a Roma: una mobilitazione che parte da lontano

Quella di Roma è solo l’ultima tappa di una mobilitazione che ha visto la Val di Cornia protagonista già lo scorso 15 luglio, con una numerosa partecipazione al presidio di fronte alla sede regionale di Federfarma a Firenze.

Il cuore della protesta non riguarda solo lo stipendio, ma il riconoscimento professionale. Le organizzazioni sindacali sottolineano come le farmacie non siano semplici negozi, ma presidi sanitari e sociali essenziali.

Dalla pandemia in poi, il ruolo del farmacista si è evoluto drasticamente con la “farmacia dei servizi”, diventando il primo punto di riferimento per la salute dei cittadini. A questo aumento di mansioni e responsabilità, tuttavia, non è seguito un adeguamento contrattuale.

Le richieste a Federfarma

“Il contratto ci spetta”

I sindacati chiedono salari adeguati. Un aumento di 360 euro mensili per compensare il carovita oltre alla valorizzazione delle competenze tramite il riconoscimento salariale delle professionalità legate ai nuovi servizi sanitari in farmacia, migliorando, anche attraverso la turnazione, le condizioni per favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro.

Il segnale inviato da Roma è chiaro e non ammette repliche: la base è unita.

«Federfarma torni al tavolo con una proposta seria – dichiarano i sindacati – che rispecchi il valore reale della nostra professione».

Per i trenta professionisti tornati in Val di Cornia, la battaglia non finisce qui: la mobilitazione continuerà finché il contratto non sarà realtà.

Daniela Lisetti, Ilaria Camerini e Marzia Veniero

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