GROSSETO. Sulla vicenda del dormitorio di Grosseto torna a intervenire Leonardo Culicchi che, dopo la nostra intervista a don Enzo Capitani della Caritas, aveva denunciato le criticità. E la chiusura prevista al 31 gennaio.
La risposta dell’Amministrazione comunale di Comune di Grosseto, nelle figure del sindaco e dell’assessora al sociale Minacci – dice – invece di chiarire le criticità sollevate sull’emergenza dormitorio, finisce per confermare il nodo politico centrale: di fronte a una situazione sociale grave, prevedibile e strutturale, il Comune continua a muoversi senza una reale capacità di programmazione, rifugiandosi dietro procedure, giustificazioni tardive e difese d’ufficio, accompagnate dal consueto e poco comprensibile scaricabarile verso la Regione.
I servizi sociali sono una responsabilità diretta dei Comuni
I servizi sociali sono una competenza amministrativa diretta dei Comuni – dice il consigliere comunale – il Comune di Grosseto non può sottrarsi a questa responsabilità, tanto più in una situazione in cui persone senza dimora rischiano concretamente di morire di freddo nelle notti invernali.
Un Comune capoluogo, che peraltro presiede il Coeso, ha il dovere di trovare soluzioni, non di limitarsi a descrivere le difficoltà. Governare significa prevedere, programmare, assumersi la responsabilità delle scelte, soprattutto quando in gioco ci sono diritti fondamentali e vite umane.
Dormitorio ed emergenza freddo: due servizi diversi
È necessario chiarirlo con nettezza: dormitorio ed emergenza freddo non sono la stessa cosa.
L’emergenza freddo è un servizio aggiuntivo e temporaneo, pensato per far fronte a condizioni climatiche eccezionali. Non può e non deve sostituire un dormitorio stabile, perché diversi sono gli ospiti, i protocolli e anche i percorsi di presa in carico.
Quest’anno, peraltro, il servizio di emergenza freddo non è nemmeno mai partito, rendendo ancora più grave il vuoto di risposte.
Via De Amicis e le criticità strutturali: perché solo ora?
«Dalla replica dell’Amministrazione emerge un elemento nuovo e particolarmente grave: la struttura di via De Amicis presenterebbe criticità rilevanti sotto il profilo strutturale, tali da non consentirne l’utilizzo in sicurezza».
«Se questo è vero, la responsabilità politica diventa ancora più pesante. Perché si arriva a questa consapevolezza solo a ridosso della chiusura, senza alcuna alternativa pronta?»
«Le criticità strutturali non si manifestano all’improvviso. Richiedono tempo, verifiche, interventi e decisioni. Ancora una volta, invece, il Comune arriva tardi, impreparato e senza un piano credibile».
Tre assessori al sociale in un anno: il prezzo dell’instabilità
Non è un dettaglio secondario il fatto che il Comune abbia cambiato tre assessori al sociale nell’arco di un solo anno, sottolinea Culicchi.
Questa instabilità ha prodotto discontinuità, confusione e anche ritardi proprio in uno dei settori più delicati dell’azione amministrativa. Il sociale non è un ambito in cui ci si possa permettere improvvisazione o vuoti di responsabilità.
Sara Minozzi, aggiungiamo noi, che stava ben lavorando e aveva costruito vari percorsi con le associazioni, è stata messa alla porta non per una valutazione negativa sul suo operato, ma solo per ripicche e giochi politici tutti interni alla maggioranza. Poi, in un anno, sono arrivate altre due assessore.
Il volontariato non è un parafulmine
La parte più discutibile della risposta dell’Amministrazione – prosegue Culicchi – rappresenta una caduta di stile istituzionale: il tentativo di scaricare implicitamente il fallimento sulle associazioni di volontariato.
Associazioni che vivono grazie al tempo dei volontari e a risorse raccolte tramite donazioni, e che già oggi suppliscono con grande generosità a ciò che le istituzioni non riescono a garantire.
«Solo grazie ai volontari, oggi, queste persone hanno un pasto caldo e una coperta per la notte. Il resto, semplicemente, non c’è. Il volontariato non può diventare il parafulmine delle mancanze pubbliche».
Il sociale non si governa con gesti simbolici
Non basta una presenza simbolica o una passeggiata notturna per “fare bene l’assessore al sociale”. Finora si sono viste soprattutto risposte burocratiche e difese d’ufficio. Mentre un’esponente dell’attuale maggioranza addossa responsabilità al volontariato, altri pongono il sociale al centro dei programmi della prossima giunta. Una contraddizione evidente, una dissociazione di visione politica.
«Perché aspettare una futura giunta? Perché non mettere ora il sociale al centro? Chiedetelo a chi dorme al freddo se ha due anni di tempo».
Serve una soluzione immediata, non rinvii
«La proposta di un tavolo istituzionale viene liquidata con sufficienza? Bene, allora resta un dato: serve una soluzione immediata. Serve un’assunzione di responsabilità, una programmazione e, soprattutto, scelte chiare. Non la gestione continua dell’emergenza».
Il sociale non è un capitolo residuale
«Il sociale non è un capitolo residuale di bilancio. – chiude il consigliere del Pd – È uno dei pilastri su cui si misura la credibilità di un’Amministrazione e la solidità di una città. E oggi, purtroppo, quel pilastro appare seriamente compromesso».



