Ecco Gabbi, dopo Marina i Tomi scommettono su Bali Skip to content

Ecco Gabbi, dopo Marina i Tomi scommettono su Bali

Il quinto locale dei cugini piombinesi è in Indonesia: «Da tempo avevamo il progetto, ora è realtà. Investire là è vantaggioso»
Riccardo Tomi con alcuni amici nel nuovo locale aperto a Bali, Gabbi
Riccardo Tomi con alcuni amici nel nuovo locale aperto a Bali, Gabbi

MARINA DI GROSSETO. Marco lo definisce “il piano B”. Ma ha tutto per essere un “piano A”. Perché la nuova scommessa dei cugini Tomi, Marco e Riccardo, piombinesi che hanno scelto la Maremma e Marina di Grosseto per aprire i loro locali, adesso è dall’altra parte del mondo.

Riccardo e Marco Tomi
Riccardo e Marco Tomi

Il locale numero 5, dopo Gabbiano, Gabbianino, Gabbianella e Gabbiano 3.0 si chiama Gabbi.

Siamo a Berawa, spiaggia incantata sulla costa sud ovest dell’isola di Bali, in Indonesia. E “Gabbi” (qui il profilo Instagram del locale) ha inaugurato da poco, seguito da vicino, per il momento, da Riccardo Tomi.

Un'altra immagine del Gabbi
Un’altra immagine del Gabbi

«Avevamo pensato di fare metà stagione estiva ciascuno qui a Marina – spiega Marco Tomi, seduto a un tavolo “balinese” al bagno Gabbiano – ma poi ci sono stati dei lavori da seguire e Riccardo non è più tornato. A fine stagione qui in Italia voliamo là anche io, Susanna e nostra figlia Almanora, che ha fatto sei anni e che ho segnato in prima elementare in una meravigliosa scuola internazionale a Bali».

Dieci anni fa il primo viaggio, poi la scommessa dei Tomi

Il legame dei Tomi con Bali è iniziato una decina di anni fa. Una vacanza e la folgorazione, un amore per una terra meravigliosa, dove la gente è gentile, la delinquenza è poca, il clima è sempre costante, con 30 gradi per tutto l’anno, qualche pioggia solo in alcune stagioni. Una perla dell’Indonesia.

«Da una prima vacanza è nato questo rapporto stretto con Bali – racconta Marco -. Ci siamo tornati ogni anno e da qualche tempo passiamo là alcuni mesi, in inverno. Per anni abbiamo comprato laggiù gli arredamenti dei nostri locali in Italia, perché ci piaceva il gusto e perché i prezzi sono decisamente buoni. Ma il legame, piano piano, è diventato sempre più importante».

Poi avete deciso di aprire il Gabbi…

«Devo dire che il progetto di aprire un locale laggiù lo avevamo da tempo. Ne avevamo anche parlato con un amico, Walter Mundi, che là ha una pizzeria (pizza Fabbrica, ndr). E si trova benissimo, gli affari sono ottimi. Solo che, prima della pandemia, le banche non finanziavano investimenti all’estero. Dopo la pandemia le cose sono cambiate e abbiamo deciso di fare questo passo. Abbiamo creato un locale che, a nostro avviso, è bellissimo».

L'esterno del Gabbi, a Bali
L’esterno del Gabbi, a Bali

Aprire a Bali è vantaggioso?

«Rispetto all’Italia non ci sono paragoni. Costa tutto molto meno, le tasse sono poco più del 10%. Noi abbiamo una ventina di dipendenti che paghiamo il doppio degli stipendi medi che danno a Bali ma, nonostante questo, ci costano meno che in Italia. E sono felici di lavorare per noi. Se penso che l’ultima bolletta della corrente, qui in Italia, è stata di 18mila euro a fronte di 6mila dell’anno scorso, stesso mese, mi verrebbe da mollare tutto e trasferirmi là. Credo, invece, che ci staremo 8-9 mesi all’anno e torneremo in Italia in estate».

Che clientela avete?

«Il bello di Bali è che il turismo c’è tutto l’anno. Atteranno centinaia di voli ogni giorno, il clima è perfetto 12 mesi all’anno. Noi abbiamo australiani, tantissimi (il volo da Sydney è circa 6 ore, ndr), ma anche russi, francesi e italiani, che arrivano dal nostro Paese, ma anche tanti della numerosa comunità che vive a Bali. Facciamo cucina italiana e internazionale, ma con 70-80 coperti riusciamo a lavorare molto per le diverse abitudini degli avventori. Ci sono quelli che vengono a cena già alle 17,30 e quelli che arrivano a mezzanotte, i tavoli “girano” parecchio».

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