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Due indagini sul fosso Beveraggio. Ma non inquina il mare

Municipale e forestale indagano sugli scarichi abusivi nel Beveraggio. Ma Arpat e AdF escludono collegamenti con i divieti di balneazione
Il fosso Beveraggio nella zona delle Gemme a Barbanella
Il fosso Beveraggio nella zona delle Gemme a Barbanella

GROSSETO. Non c’è collegamento fra i divieti di balneazione e il fosso Beveraggio. Il fosso tombato, che passa sotto via Cavalcanti all’altezza di viale Uranio confluisce nel sistema fognario urbano e finisce nel depuratore di San Giovanni. Sotto alla rotonda centrale di viale Uranio c’è lo scolmatore, che consente di riversare nel fosso il “troppo pieno” di acque miste (piovana e reflui) in caso di precipitazioni eccezionali: negli ultimi 4 mesi è entrato in funzione otto volte.

A valle dello scolmatore il fosso prosegue scoperto verso via Barbanella vecchia e l’eventuale inquinamento è dovuto non al sistema idraulico di Acquedotto del Fiora, ma a eventuali scarichi abusivi.

Sulla parte a valle sono in corso due indagini: una della polizia municipale, per la parte amministrativa e una dei carabinieri forestali, laddove emergano reati penali.

Negli ultimi mesi le indagini, quindi i controlli ad abitazioni private e attività economiche, hanno evidenziato alcune irregolarità, per le quali partiranno sanzioni (salate) ed eventuali segnalazioni all’autorità giudiziaria. Le indagini vanno avanti, essendo il nucleo urbano interessato abbastanza vasto.

Questa la sintesi di quanto emerso nel corso della commissione ambiente del Comune, richiesta dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Giacomo Gori. Nella quale non sono mancati momenti di tensione.

Alla commissione oltre ai consiglieri che ne fanno parte e gli assessori Megale, Ginanneschi e Vanelli, erano presenti i vertici di Acquedotto del Fiora, con il presidente Roberto Renai e l’ing. Michela Ticciati, responsabile erogazione servizio idrico integrato, il direttore del dipartimento Arpat di Grosseto, Roberto Palmieri, il comandante della polizia municipale, Alessio Pasquini, il dirigente dell’ufficio ambiente del Comune, Roberto Melone e quello dei lavori pubblici, ingegner Luca Vecchieschi.

La commissione è stata chiesta da Giacomo Gori dopo il recente servizio di RaiTre sul fosso Beveraggio e i divieti di balneazione. Ma anche per chiedere un intervento urgente del Comune per eliminare eventuali rischi per la salute pubblica, nella zona cittadina del fosso, legati all’inquinamento.

Un momento della commissione ambiente: a sinistra il presidente del Fiora e l'ing Ticciati, dietro l'assessore Megale e il consigliere Gori, in primo piano l'assessore Ginanneschi e l'ingegner Vecchieschi
Un momento della commissione ambiente: a sinistra il presidente del Fiora e l’ing Ticciati, dietro l’assessore Megale e il consigliere Gori, in primo piano l’assessore Ginanneschi e l’ingegner Vecchieschi

Acquedotto del Fiora e lo scolmatore: come funziona

L’ingegner Ticciati e il presidente Renai, di Acquedotto del Fiora, hanno spiegato con chiarezza come funziona il meccanismo dello scolmatore che, nel caso del fosso Beveraggio, si trova proprio sotto alla rotonda al centro di viale Uranio, all’incrocio con via Cavalcanti. Un sistema idraulico come tanti altri ce ne sono in città («sono numerosi» ha detto Renai) e che consente ai fossi tombati e al sistema fognario di deviare parte delle acque miste (piovana e reflui) nel reticolo dei fossi in caso di eventi meterologici eccezionali.

In sostanza, gli scolmatori, sono un meccanismo di “troppo pieno”, autorizzato da legge regionale.

«Si tratta di un sistema idraulico che entra in funzione solo in caso di precipitazioni eccezionali – hanno spiegato -. Nel caso del Beveraggio è entrato in funzione otto volte negli ultimi quattro mesi. Compito di Acquedotto del Fiora è gestire il sistema fognario cittadino, per cui al momento in cui l’acqua passa nel reticolo dei fossi, diventa di competenza del Consorzio di Bonifica. Ma escludiamo che ci possa essere collegamento fra i nostri sporadici interventi e l’inquinamento del fosso dovuto, lo confermano anche i primi risultati delle indagini, a scarichi abusivi a valle dello scolmatore, quindi oltre viale Uranio».

Il fosso dopo essere passato sotto alla ferrovia è tombato anche sotto via Cavalcanti. In condizioni normali alla rotonda, quindi allo scolmatore, le acque proseguono nel sistema fognario cittadino sotto a viale Uranio, fino al depuratore di San Giovanni.

Il percorso del fosso Beveraggio e delle fogne cittadine all'altezza di viale Uranio
Il percorso del fosso Beveraggio e delle fogne cittadine all’altezza di viale Uranio

È chiaro che l’ideale sarebbe dividere il sistema fognario, separando acque bianche e acque nere: «Solo per il fosso Beveraggio – ha aggiunto Renai – si stima ci vorrebbero 30-40 milioni di euro. Sono lavori enormi, ma anche così il sistema è gestibile».

Non è mancato un acceso dibattito con Giacomo Gori, arrivato al limite dello scontro. «Esiste o meno un rischio igienico sanitario in città?» ha chiesto Gori. «Il Beveraggio è una fogna a cielo aperto o no?». Al punto che Renai, a cui non manca il “dono” della schiettezza, si è lasciato andare a un colorito «ma qui siamo di coccio…», che ha scatenato qualche minuto di tensione.

L’Arpat: «Non c’è collegamento fra divieto di balneazione e Beveraggio»

L’Arpat tiene sotto controllo il fosso Beveraggio da anni. Così come, in base a un calendario deciso all’inizio dell’anno, la qualità delle acque di balneazione. È evidente che se il controllo viene fatto a ridosso di precipitazioni atmosferiche importanti, c’è maggior rischio che in mare finiscano acque inquinate e che si registrino valori sballati.

Diverso è il discorso del fosso Beveraggio dove, nel tempo, più volte sono stati registrati valori anomali, ma sempre a valle dello scolmatore.

«Non ritengo ci possa essere un collegamento fra il fosso Beveraggio e i divieti di balneazione – ha detto Roberto Palmieri, chimico responsabile del del Dipartimento provinciale di Grosseto di Arpat -, perché la distanza fra le eventuali fonti di inquinamento e il mare è troppa (14 km, ndr) e l’escherichia coli per sopravvivere ha bisogno di almeno 37 gradi. Al di sotto dura poche ore. Peraltro nell’area compresa fra la città e il mare ci sono tante altre fonti di inquinamento, compresi allevamenti animali».

Roberto Palmieri, dirigente di Arpat. Alle spalle il consigliere Rosini
Roberto Palmieri, dirigente di Arpat. Alle spalle il consigliere Rosini

Quella che è decisiva, quindi, è una corretta gestione del territorio.

«Quando piove forte l’acqua attraverso i fossi arriva al mare, con il reticolo dei fossi. È chiaro che la presenza di scarichi abusivi, o anche sistemi di depurazione privati in cattiva manutenzione, aumentano il rischio in modo notevole».

La polizia municipale: «Indagine in corso, già trovate irregolarità»

Dopo l’ordinanza del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna la polizia municipale ha attivato un’indagine a tappeto sugli scarichi attorno al fosso Beveraggio, estendendola anche alle zone limitrofe.

«Chiarisco – ha spiegato il comandante Alessio Pasquini – che la nostra indagine è di carattere amministrativo. Si tratta di un’area urbana importante, quindi il lavoro da fare è molto. Certo è che già dai primi risultati sono emerse irregolarità, che saranno sanzionate. In sostanza abbiamo verificato sversamenti e allacci non conformi».

Diversa è l’indagine di carattere penale, svolta dai carabinieri forestali su ordine della procura.

Il comandante della polizia municipale, Alessio Pasquini. Alle spalle il consigliere Gabbrielli
Il comandante della polizia municipale, Alessio Pasquini. Alle spalle il consigliere Gabbrielli

«Si tratta di due cose diverse. E noi, qualora riscontrassimo problemi di carattere penale, passiamo loro gli atti. Il lavoro proseguirà ancora per qualche mese, poi tireremo le somme».

Il percorso del fosso Beveraggio

Il fosso Beveraggio si presenta interrato per oltre la metà del suo percorso, uscendo in superficie soltanto nella parte terminale fuori dall’abitato urbano. Su 21 km complessivi 7, quasi tutti sotto alla città di Grosseto, sono interrati. 14 km sono scoperti.

Realizzato nel 1873, aveva in origine la funzione di irrigare i terreni di Bettino Ricasoli nella zona di Barbanella.

Il corso d’acqua ha inizio presso il Mandraccio, breve canale che unisce la diga della Steccaia a una presa d’acqua dotata di uno sgrigliatore automatico, con il compito di bloccare tronchi e rami che arrivano con le piene recuperandoli attraverso un “pettine”. Da questo punto, dietro alla struttura di ponte Tura, comincia il suo tragitto sotterraneo costeggiando il canale diversivo anch’esso interrato.

Il percorso del fosso Beveraggio
Il percorso del fosso Beveraggio

Dopo essere passato sotto la centrale elettrica di San Martino, alimentandola, continua verso ovest lungo la strada provinciale Scansanese, per poi risalire leggermente verso nord-ovest curvando in via Teano, via Adda e continuando lungo l’asse di via Liri, viale Ombrone e via della Pace.

Nel punto in cui via della Pace si interseca con via Aurelia Nord, si trova un agglomerato di case popolari, sorte alla fine degli anni quaranta lungo il corso del fosso, che sono per questo chiamate “Case del Fossino“.

Il fosso passa poi sotto la ferrovia presso il cimitero della Misericordia e, sempre interrato, continua a Barbanella lungo via Cavalcanti, attraversa viale Uranio ed emerge infine appena fuori il perimetro urbano dietro alla lottizzazione Le Gemme, a fianco di via Barbanella vecchia.

L’ultimo tratto a cielo aperto segue il tracciato del canale diversivo lambendo la fattoria Barbanella Vecchia II e il fosso confluisce poi nel canale emissario di San Rocco in località Bellavista.

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