Dormitorio di Grosseto, don Enzo Capitani al Comune: «Il volontariato non ha scadenze» | MaremmaOggi Skip to content

Dormitorio di Grosseto, don Enzo Capitani al Comune: «Il volontariato non ha scadenze»

Il presidente della Fondazione L’Altra Città replica ai «fatti non parole» del Comune: «Servire le persone viene prima delle polemiche»
Don Enzo Capitani e il pattinodromo di via Leoncavallo dove saranno ospitati i senzatetto
Don Enzo Capitani e il pattinodromo di via Leoncavallo dove saranno ospitati i senzatetto

GROSSETO. Non è una lettera polemica, ma è una lettera che pesa. Don Enzo Capitani, direttore della Caritas e presidente della Fondazione L’Altra Città e figura storica dell’impegno sociale a Grosseto, interviene con una lettera aperta dopo la nota del Comune sul dormitorio e sui «fatti e non parole» rivendicati dall’Amministrazione.

Lo fa con toni pacati, ma netti, rivendicando il ruolo del volontariato e chiarendo una distinzione che, a suo avviso, non può essere ignorata: quella tra l’azione politica, per sua natura temporanea, e l’impegno sociale, che non conosce scadenze.

Don Capitani apre la sua riflessione spiegando di aver letto con attenzione il comunicato del sindaco e dell’assessore alle politiche sociali, non «per polemizzare», ma per condividere alcune considerazioni da cittadino e da volontario.

Alcuni passaggi, in particolare quelli riferiti alle associazioni, lo hanno colpito: «Mi hanno suscitato sorpresa – scrive – perché non rendono pienamente giustizia all’impegno che tanti cittadini, di ogni provenienza e sensibilità, mettono quotidianamente al servizio degli altri, spesso in modo silenzioso e gratuito».

Il riconoscimento: «Grazie per la soluzione, anche se temporanea»

Prima di ogni critica, però, arriva un riconoscimento esplicito.

Don Enzo ringrazia il sindaco e l’assessorato per aver affrontato e risolto, «seppur temporaneamente», la questione del dormitorio. «È un intervento importante, che va riconosciuto», scrive, mettendo subito in chiaro che il nodo non è la soluzione trovata, ma il modo in cui viene raccontato e il messaggio che ne deriva.

Il ruolo della politica e il bene comune

Il cuore della lettera è una riflessione sul ruolo della politica.

«A qualunque livello essa operi – sottolinea – il suo compito rimane quello del servizio al cittadino». Al di là delle norme e delle complessità amministrative, per don Capitani il fine resta uno solo: il bene comune. Mettere il bene comune al centro significa «cercare soluzioni, non creare ostacoli», significa rispondere ai bisogni delle persone «indipendentemente dalla loro nazionalità o dalla condizione in cui si trovano».

Le persone prima delle contrapposizioni

Nella lettera c’è un richiamo costante alle persone che vivono in strada: uomini e donne che si trovano senza un tetto per sfratti, mancanza di residenza o altre fragilità.

«Parliamo di persone – scrive – che hanno bisogno di sentire le istituzioni vicine, presenti, capaci di ascolto, più che coinvolte in confronti o contrapposizioni».

Politica e volontariato: due ruoli diversi, una strada comune

Il rapporto tra politica e volontariato, secondo don Capitani, dovrebbe essere di cammino condiviso. Ma le differenze esistono e vanno riconosciute.

«La politica è per sua natura temporanea», perché legata al mandato e al consenso. Il volontariato, invece, «nasce da una passione profonda e non ha scadenze». Il volontario resta sul campo finché ne ha le forze, offre tempo, energie e spesso risorse personali, senza aspettarsi nulla in cambio. E mentre le istituzioni devono far quadrare i bilanci, «non di rado il volontario attinge alle proprie tasche per rendere possibile un servizio».

È una differenza che, scrive, incide profondamente sull’approccio, sull’impegno e sulla gratuità.

Una vita spesa nel sociale: «Sono appassionato dell’umanità»

La lettera si chiude con una riflessione personale che diventa testimonianza. Don Enzo ricorda l’inizio del suo impegno nel 1978, in anni segnati da tensioni ideologiche e violenze. Fu allora che maturò la convinzione che esistesse «un altro modo di lottare per la giustizia», fondato sull’ascolto, sulla vicinanza e sulla cura. Da allora, racconta, è stato accanto a chi viveva le dipendenze, ai malati di Aids, agli emarginati, alle famiglie in difficoltà economica, a chi non riusciva a pagare le bollette o a fare la spesa.

«Nulla di ciò che riguarda l’uomo mi è stato estraneo – scrive – per una ragione semplice: sono profondamente appassionato dell’umanità». Una passione che, conclude, non può essere rinchiusa in categorie politiche o logiche di risultato, ma si misura nella dedizione quotidiana, portata avanti «lungo tutto il corso della vita».





Rifondazione Comunista: «Basta gestione emergenziale»

Sul tema dell’accoglienza interviene anche Rifondazione Comunista, che critica una gestione definita «emergenziale» e priva di una visione strutturale sul diritto alla casa. Secondo il circolo “Vittorio Stefanini”, le soluzioni temporanee adottate dal Comune non risolvono il problema della povertà abitativa, che non può essere trattato come un fenomeno stagionale.

Nel mirino finiscono il sindaco  e l’assessora al sociale, accusati di presentare come risposte efficaci interventi provvisori, mentre restano irrisolti nodi strutturali come la carenza di alloggi accessibili, il mancato recupero degli immobili comunali inutilizzati e l’assenza di un sistema stabile di accoglienza.

Dura anche la presa di posizione contro gli attacchi alle opposizioni, alla Caritas e al volontariato: per Rifondazione, colpire chi supplisce alle mancanze del Comune è «politicamente irresponsabile». Da qui la richiesta di un cambio di rotta, con un piano pubblico per il diritto alla casa e investimenti seri nell’edilizia sociale.

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