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Due registi da record d’incassi girano a Grosseto

Durante l’estate esce il cortometraggio che racconta la relazione fra Picasso e la sua musa Dora. I registi sono Alessandro d’Ambrosi di “Un medico in famiglia” e Santa de Santis, di “Mare fuori”
La troupe del cortometraggio "Nelle scarpe di Dora"
Un’immagine della troupe del cortometraggio “Nelle scarpe di Dora”

GROSSETO. Un amore tossico e pieno di violenza psicologica: questa era la relazione fra Pablo Picasso e la sua amante, musa e fotografa Dora Maar. Il pittore ha maltrattato la donna fino a portarla alla follia, sminuendola e umiliandola anche nei suoi quadri. Ma solo dopo averla bombardata di amore e attenzioni. La fotografa impazzì quando il pittore la lasciò per una donna più giovane e fu sottoposta anche a sedute di elettroshock.

Una donna prosciugata da una relazione tossica, talmente tanto da abbandonare la macchina fotografica in un cassetto. Dora era nascosta nell’ombra di un uomo potente, famoso e malato. Talmente violento che lei stessa lo definì come una malattia. «Solo io so quello che lui è – disse Maar – È uno strumento di morte, non è un uomo, è una malattia».

Per ricordare la storia di Dora, Alain Redaelli, titolare di Reeload, e la sua troupe hanno girato un cortometraggio, che si chiama “Nelle scarpe di Dora“. «Ci siamo ispirati al libro “Usa e getta“, che parla di donne usate dagli artisti e poi abbandonate – dice Alain – Questa storia ci ha colpito particolarmente e abbiamo voluto metterla su pellicola».

“Nelle scarpe di Dora”: il corto girato in Maremma

Dora era una fotografa di successo, una fra le prime che riuscì a esporre le sue opere nelle gallerie con i surrealisti, dove probabilmente conobbe Picasso. «Nel nostro cortometraggio una giornalista incontra in un sogno Maar e inizia un percorso, che abbiamo ambientato fra Castiglione della Pescaia e Grosseto – dice Alain – perché la Maremma ci offre una visione molto onirica e incantata».

Picasso ha usato la fotografa e la definiva come «la sua macchina per la sofferenza». «Vogliamo mostrare le relazioni tossiche e come si muovono – dice Alain – Vogliamo mostrare la parte di chi subisce la violenza, la parte di chi viene depersonalizzata e distrutta dal suo aguzzino. Per esempio Dora è impazzita a causa di Picasso, tanto che ha dovuto fare delle sedute di elettroshock».

Secondo Alain la provincia di Grosseto è ideale per girare un film. «La vicinanza al mare, alla montagna e a città più grandi per ottenere l’attrezzatura di ultima generazione, rende la Maremma ottima per le pellicole – dice – Mostriamo la zona in un altro modo, non solo come un luogo legato al turismo, ma anche un posto per il cinema incredibile».

Le riprese del cortometraggio

Le riprese della pellicola stanno andando bene e Alain ha una troupe fenomenale. «I registi sono Santa de Santis, che ha registrato anche Mare fuori, e Massimo Dambrosi, regista di una stagione di Un medico in famiglia – dice – Abbiamo anche due attrici professioniste, ovvero le due protagoniste Arianna Ninchi e Silvia Siravo. I miei collaboratori grossetani riescono a confrontarsi bene con un livello più alto di cinema».

«Sul set nessuno soffoca la vena creativa di nessuno, quindi è tutto molto naturale – conclude – Mi sento libero nelle scelte che faccio, che non sono legate ad elementi esterni, ma all’arte. Sono molto soddisfatto del nostro lavoro».

Il cortometraggio uscirà quest’estate, sarà a disposizione anche per le scuole e sarà proiettato nel palazzo della Provincia.

Autore

  • Marina Caserta

    Collaboratrice di MaremmaOggi. Amo le bollicine, rigorosamente in metodo classico; il gin e credo che ogni verità meriti di essere raccontata. Non bevo prosecco e non mi piacciono né i prepotenti né le ingiustizie. Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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