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Costretta a vivere con l’ex che l’ha fatta ammalare

La donna, che ha 41 anni, non riesce ad accedere a un alloggio popolare a causa di un corto circuito burocratico: è costretta a vivere con l’ex compagno dal quale è separata da anni

di Elisa Bartalucci

FOLLONICA. Una patologia invalidante scoperta nel 2017, un disturbo depressivo con blocco psicologico che le impedisce di mangiare e che in due anni l’ha ridotta a quaranta chili.

Una relazione coniugale che non funziona e che sembra la causa scatenante del malessere, l’impossibilità di uscire dalla casa dove vive con l’ex compagno perché senza lavoro e senza disponibilità economica: è questa la triste storia di Giulia (nome di fantasia).

Separata in casa senza soldi per uscire

Giulia vive a Follonica, ha 41 anni, un figlio di 8 e una relazione con il padre di suo figlio finita ormai tre anni fa. Da due anni le sue condizioni di salute sono precipitate: ha smesso di mangiare, è stata più volte ricoverata in ospedale per trasfusioni di sangue che potessero aiutarla a rimanere in forze, un ricovero in una comunità per disturbi alimentari, un bambino da accudire e una storia d’amore che le regala solo dolore.

Giulia e il suo compagno, con un provvedimento omologato dal tribunale, sono separati in casa per esigenze logistiche ed economiche da ormai due anni, con un accordo di affidamento condiviso del figlio ed un piccolo mantenimento per il minore che il padre si impegna a versare; mantenimento che non deve a Giulia in quanto non uniti in matrimonio.

L’appello della donna: «Sto male perché continuo a vivere con lui»

«Vorrei allontanarmi dalla casa dove abito con il mio ex compagno, perché sono certa che la causa di tutti i miei problemi di salute venga proprio da qui – racconta la donna – e se rimango non potrò guarire e riprendere in mano la mia vita».

La sua richiesta per ottenere un alloggio popolare, infatti, non è stata accolta: la sua posizione in graduatoria ha raggiunto pochi punti perché vivendo, anche se da separati in casa, con il padre di suo figlio che lavora e ha un reddito, non ha raggiunto il punteggio idoneo per l’assegnazione.

Pare che per riuscire ad ottenere l’alloggio popolare Giulia dovrebbe vivere da sola in un appartamento in affitto, ma chiaramente, malata e senza lavoro, chi può darle una casa dove andare ad abitare?

«Spero che adesso che in tanti conoscono la mia storia, ci sia qualcuno che possa aiutarmi concretamente – conclude Giulia – non chiedo tanto, ma solo la possibilità, nella mia condizione, di allontanarmi da una relazione che mi fa male e di poter avere per me e mio figlio un tetto sopra la testa».

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