GROSSETO. C’è dolore anche a Grosseto per la morte di Marco Ariolli, ex comandante della stazione carabinieri forestali, figura molto conosciuta in città per il lavoro svolto sul territorio maremmano. Ariolli è morto dopo aver combattuto con grande dignità contro una grave malattia. Aveva 53 anni, ne avrebbe compiuti 54 a giugno.
Per sei anni è stato uno dei riferimenti dell’Arma forestale nel capoluogo, seguendo controlli ambientali, attività di prevenzione e numerose operazioni legate alla tutela del territorio.
Tre anni fa il trasferimento nel Lazio, ad Allumiere, dove aveva assunto il comando della stazione forestale competente anche per Tolfa e Canale Monterano. Aveva già scoperto di essere malato, ma aveva scelto comunque di continuare il servizio, portando avanti il proprio incarico fino all’ultimo. Se n’è andato mercoledì 4 marzo, circondato dall’amore dei suoi familiari e dei suoi colleghi.
A Grosseto il ricordo di un comandante stimato
Nel comando forestale di Grosseto il suo ricordo resta molto forte. Colleghi e conoscenti lo descrivono come un uomo preparato, mite e sempre disponibile, capace di affrontare ogni situazione con serietà e rispetto.
Durante gli anni trascorsi in Maremma aveva partecipato a numerose attività legate alla tutela ambientale, alla difesa del territorio e al contrasto degli illeciti ambientali, diventando una figura apprezzata anche fuori dall’ambiente strettamente istituzionale.
Ariolli aveva saputo costruire rapporti umani solidi, mantenendo sempre uno stile sobrio.
Il trasferimento nel Lazio e il coraggio nella malattia
Tre anni fa il trasferimento nel Lazio, ad Allumiere, dove aveva assunto il comando della stazione forestale per il comprensorio collinare.
Pur convivendo con la malattia, ha scelto di continuare il proprio servizio fino all’ultimo, senza mai rinunciare al dovere e senza far pesare la sofferenza personale su chi gli stava accanto.
Chi lo ha conosciuto racconta che anche nei momenti più difficili ha mantenuto il sorriso e la capacità di rassicurare gli altri.
Il dolore della famiglia e delle comunità
Nato a Roma l’8 giugno 1972, Marco Ariolli aveva costruito gran parte della sua vita tra Civitavecchia e il territorio collinare laziale. Lascia la moglie Marina e i figli Viola e Francesco, ai quali stanno arrivando in queste ore molti messaggi di vicinanza.
Oltre alla divisa, Ariolli coltivava la passione per la musica, la chitarra e aveva vissuto esperienze importanti anche nel mondo scout.
A Grosseto il suo nome resta legato a anni di lavoro serio e silenzioso, svolto con attenzione verso il territorio e le persone.




