Clan Moretti, la Cassazione divide il maxi processo: uno degli imputati sarà giudicato anche a Grosseto | MaremmaOggi Skip to content

Clan Moretti, la Cassazione divide il maxi processo: uno degli imputati sarà giudicato anche a Grosseto

La Suprema Corte decide la competenza territoriale dell’inchiesta della Dda dell’Aquila sulla “Società foggiana”. Un filone che riguarda il presunto affiliato del clan approda al tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto (foto d’archivio)

FOLLONICA. C’è anche il tribunale di Grosseto nella complessa inchiesta della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila che ha acceso i riflettori sugli affari del clan Moretti, una delle articolazioni della “Società foggiana”, accusata di aver esteso i propri interessi anche in Abruzzo e Toscana attraverso prestiti usurari, tentate estorsioni e società intestate a prestanome.

La Corte di Cassazione ha infatti deciso come dovrà essere suddiviso il procedimento, risolvendo il conflitto di competenza nato tra i tribunali di Bari e dell’Aquila. Tra gli imputati c’è anche un 36enne originario di San Severo e residente a Pescara, Angelo Falcone, per il quale uno dei capi d’accusa sarà esaminato proprio dal gip del tribunale di Grosseto.

L’inchiesta sul clan Moretti

L’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Stefano Gallo e Luca Sciaretta della direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, ha coinvolto, nel marzo 2024, 27 indagati, diciassette dei quali residenti tra Foggia e la sua provincia.

Secondo l’accusa, il clan avrebbe utilizzato prestiti a usura, intimidazioni, estorsioni e prestanome per infiltrarsi nell’economia legale tra Foggia, San Severo, San Paolo di Civitate, Pescara, Montesilvano e Follonica. Per numerosi episodi è stata contestata anche l’aggravante mafiosa, perché i reati sarebbero stati commessi per favorire il clan Moretti-Pellegrino-Lanza, ritenuto uno dei gruppi più potenti della criminalità organizzata foggiana.

Il blitz e le accuse

L’inchiesta aveva portato a un blitz della Guardia di Finanza di Pescara, con undici misure cautelari eseguite tra carcere, arresti domiciliari e obblighi di firma.

Le accuse formulate dalla Dda comprendono prestiti usurari con interessi fino al 600% annuo, estorsioni e tentate estorsioni, trasferimenti fraudolenti di quote societarie e beni, ricettazione, lesioni, violazione di domicilio e utilizzo illecito di telefoni cellulari in carcere. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato prestanome per controllare attività economiche e patrimoni riconducibili agli appartenenti al clan.

Tutti gli indagati si dichiarano estranei alle accuse.

La decisione della Cassazione

La sentenza della Cassazione non riguarda la responsabilità degli imputati, ma esclusivamente la competenza territoriale.

I giudici hanno stabilito che i diversi episodi contestati non possono essere trattati tutti nello stesso processo, perché molti fatti sarebbero stati commessi in territori differenti e non sempre risultano collegati tra loro.

Per questo motivo il procedimento è stato suddiviso tra diversi uffici giudiziari.

I capi d’imputazione principali contestati ad Angelo Falcone, compresi quelli aggravati dal metodo mafioso, resteranno di competenza del tribunale dell’Aquila, mentre altri episodi saranno trattati dai tribunali di Pescara e Foggia. La Cassazione ha inoltre stabilito che il reato commesso a Follonica, dovrà essere giudicato dal gip del tribunale di Grosseto.

Ora gli atti arrivano a Grosseto

Con questa decisione la Suprema Corte ha chiuso definitivamente il conflitto tra i giudici di Bari e dell’Aquila, ordinando la trasmissione degli atti ai tribunali competenti.

Anche Grosseto, quindi, entrerà formalmente nella vicenda giudiziaria che riguarda il presunto sistema costruito attorno al clan Moretti, occupandosi del capo d’accusa che, secondo la Cassazione, è stato commesso nel proprio circondario. Sarà ora il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto a proseguire l’iter processuale per quella specifica contestazione.

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