GROSSETO. La chiusura prevista al 31 gennaio del dormitorio di via De Amicis apre una criticità evidente nella gestione dei servizi essenziali rivolti alle persone senza fissa dimora a Grosseto. A lanciare l’allarme è Leonardo Culicchi, consigliere comunale del Partito Democratico, che parla di una scelta priva di una reale pianificazione.
«Parliamo di un servizio fondamentale di accoglienza – sottolinea Culicchi – in cui l’accesso è regolato da percorsi di inclusione e da valutazioni mirate all’inserimento. La sua interruzione avrebbe richiesto una programmazione preventiva e responsabile, che ad oggi non si è vista».
Emergenza freddo al limite della sostenibilità
Secondo il consigliere dem, l’assenza di una soluzione alternativa strutturata rischia di aggravare ulteriormente la situazione, soprattutto sul fronte dell’emergenza freddo. «Si tratta di uno spazio che, per sua natura, accoglie indiscriminatamente chiunque – spiega – arrivando spesso a superare le quindici presenze. Questo crea una convivenza forzata tra persone con fragilità molto diverse, comprese dipendenze, disagio psichico o comportamenti problematici».
Una condizione che, secondo Culicchi, genera «criticità evidenti sul piano della sicurezza, della dignità delle persone e della gestione quotidiana», e che richiederebbe «la presenza costante di operatori e assistenti adeguatamente formati».
«L’emergenza freddo non può sostituire un dormitorio stabile»
Culicchi ricorda inoltre che l’emergenza freddo è sempre stata finanziata dal Comune di Grosseto come servizio aggiuntivo e temporaneo, non come alternativa strutturale al dormitorio.
«Eppure – osserva – negli ultimi mesi ogni tentativo di individuare soluzioni diverse, anche grazie alla disponibilità del volontariato, della Caritas e del terzo settore, si è scontrato sempre con la stessa risposta: mancano le risorse economiche».
Una giustificazione che, per il consigliere, non può bastare: «Il Comune continua a muoversi in una condizione di difficoltà autoindotta, affrontando le emergenze in modo tardivo e frammentato, senza una visione complessiva».
Il nodo politico e l’instabilità amministrativa
Per Culicchi il problema è prima di tutto politico. «Non si può costruire una città solida e inclusiva se il sociale viene trattato come un capitolo residuale, da gestire solo quando l’emergenza esplode», afferma.
A pesare, secondo il consigliere, è stata anche l’instabilità nella gestione della delega al sociale: «Aver cambiato tre assessori in un solo anno, nel pieno di una guerra di fazioni all’interno della maggioranza, non ha certo aiutato a risolvere il problema. La mancanza di programmazione produce confusione, sovraccarica i servizi esistenti e porta a condizioni di accoglienza non adeguate».
La richiesta: programmazione e investimenti
Da qui l’appello a un cambio di passo immediato. «Serve con urgenza un tavolo istituzionale serio e operativo che coinvolga tutti i soggetti competenti – conclude Culicchi – ma serve soprattutto un cambio di approccio: meno alibi, meno improvvisazione e più capacità di pianificazione».
«Il sociale non è un problema da tamponare all’ultimo minuto – aggiunge – è uno degli elementi principali su cui si costruisce, o si indebolisce, una città. I recenti tagli al sociale nel bilancio di previsione hanno già indicato la strada che si intende seguire anche per il nuovo anno, ed è una strada che rischia di aggravare ulteriormente la situazione».



