La Cgil: «Disastro psichiatria. E l'Asl non fa niente» | MaremmaOggi Skip to content

La Cgil: «Disastro psichiatria. E l’Asl non fa niente»

Gallotta: «Manca personale, tagliati troppi servizi. E le famiglie sono lasciate sole». I riflessi anche sul pronto soccorso
Il pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto

GROSSETO. I problemi strutturali della psichiatria stanno diventando sempre più emergenza.

A denunciare la situazione, di cui parliamo da tempo, è Salvatore Gallotta, segretario della Fp Cgil che, senza giri di parole, dice che Spdc (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) e psichiatria territoriale soffrono una carenza strutturale di personale. E per questo sono stati sospesi troppi servizi, lasciando sole le famiglie.

«Nel contesto di una difficoltà generalizzata dei servizi sanitari – spiega  – quella della psichiatria è un’emergenza nell’emergenza che segnaliamo da tempo alla direzione aziendale. Ma rispetto alla quale, nonostante i numerosi tavoli di confronto con le diverse sigle sindacali, non possiamo che constatare un immobilismo preoccupante».

Situazione drammatica, una chiusura dopo l’altra

«Riassumo sinteticamente una situazione sul territorio evidentemente drammatica, che non può essere considerata estranea anche rispetto ai recenti episodi di aggressioni verificatesi al pronto soccorso di Grosseto».

«Nell’arco di sei mesi il servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) ha perso per dimissioni il responsabile dell’unità operativa semplice, e un altro operatore si è licenziato. L’Spdc del Misericordia di Grosseto non è a oggi accreditato e con solo 6 posti letto (prima erano 10) non è in grado di far fronte ai ricoveri necessari in provincia, con i pazienti che vengono costantemente trasferiti presso altri presidi della Asl Sud Este o addirittura nella Nord ovest e nella Centro. Con gravi complicazioni per i familiari e un grande dispendio di personale».

«Durante la pandemia sono stati sospesi i 4 posti letto di day hospital (di cui uno anche in regime di “night hospital”) e mai più reintegrati o sostituiti, neanche sul territorio».

«Sono poi stati chiusi fino a data da destinarsi tutti gli ambulatori periferici di psichiatria a Roccastrada, Scansano, Massa Marittima, Gavorrano e Monterotondo, così come è stato chiuso l’ambulatorio dedicato ai giovani dai 18 ai 24 anni, è quello dedicato alla patologia dell’autismo. Parallelamente, il centro per i disturbi alimentari non ha più uno psichiatra nella sua equipe».

«I centri di salute mentale di Follonica, Orbetello, Castel del Piano e spesso di Grosseto (per la gestione delle urgenze in pronto soccorso) soffrono di una carenza che si strutturale di personale che ne comporta una riduzione degli orari di apertura».

«In una situazione simile – aggiunge Gallotta – non bisogna fare un grande sforzo d’immaginazione per capire gli effetti di questo tipo di “riorganizzazione” della psichiatria sulla popolazione residente che ha patologie di natura psichiatrica, sui loro familiari e sull’intero contesto sociale».

Manca un filtro territoriale nella presa in carico delle persone

«È altrettanto chiaro che la mancanza di un efficace filtro territoriale nella presa in carico delle persone, ha appesantito e reso molto difficile il lavoro al pronto soccorso. Con il personale che deve intervenire nella fase di crisi acuta, perché sul territorio non si è stati in grado di svolgere un’azione preventiva di contenimento dei problemi. Come conseguenza di questo stato delle cose, non sarebbe una sorpresa scoprire che la mancanza di servizi pubblici al cittadino abbia incrementato notevolmente il ricorso all’offerta privata, anche intramoenia. Dati alla mano, andrebbe discusso pubblicamente anche di questo».

«Condividiamo il punto di vista delle associazioni dei familiari di persone con problemi psichiatrici, come Oasi. Ma siamo consapevoli che il doveroso contrasto alla stigmatizzazione delle persone con problemi di salute mentale, ha una possibilità di successo solo in presenza di servizi psichiatrici pubblici funzionanti e accessibili a tutti. Servizi che siano in grado di fornire programmi di cura appropriati e soprattutto di presa in carico precoce dei pazienti».

«Sono oramai mesi che solleviamo questi problemi in occasione degli incontri con i diversi livelli dirigenti della Asl Toscana sud est – conclude il segretario dell’Fp Cgil – che però continua in una tattica dilatoria fatta di prese d’atto delle nostre denunce, alle quali però non seguono scelte concrete per risolvere i problemi. Per quanto ci riguarda, questa è l’ultima occasione per imprimere una svolta dando segnali precisi. Dopodiché faremo altre scelte nei confronti dell’azienda, proponendo al personale dei servizi psichiatrici una mobilitazione».

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