ALBERESE. Un castoro europeo è stato trovato morto sulla spiaggia di Collelungo, nel territorio di Parco della Maremma.
Un episodio che, al di là della morte dell’animale, apre una domanda importante: come è arrivato fin qui?
L’ipotesi più plausibile è che sia stato trasportato dalla corrente del fiume Ombrone, che sfocia proprio a pochi chilometri dal punto del ritrovamento.
È stato portato all’istituto Zooprofilattico di Grosseto per le analisi del caso.
Una presenza mai registrata nel Parco
Nel Parco della Maremma, almeno finora non risultano segnalazioni ufficiali e le fototrappole non hanno mai documentato la specie.
Questo rende il ritrovamento ancora più significativo.
Non si tratta necessariamente di una popolazione stabile, ma di un segnale: il castoro sta tornando nei fiumi italiani, compresi quelli della Toscana.
Il ritorno del castoro europeo
Il protagonista è il castoro europeo (Castor fiber), una specie autoctona.
Un tempo era diffuso in gran parte d’Italia, poi scomparso per secoli a causa di caccia intensiva e perdita di habitat.
Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Il castoro è stato segnalato in diverse aree del Centro Italia, compresi alcuni corsi d’acqua toscani.
Cosa fa il castoro nei fiumi
Il castoro non è un animale qualsiasi: è un vero ingegnere degli ecosistemi.
Tra le sue attività principali costruisce dighe con rami e fango, crea zone umide rallentando il flusso dell’acqua, scava tane lungo le rive e modifica il paesaggio fluviale.
Il risultato è sorprendente: aumento della biodiversità, maggiore presenza di pesci, anfibi e uccelli e miglioramento della qualità dell’acqua.
In pratica, dove arriva il castoro, il fiume cambia.
Come può essere arrivato in Maremma
Ci sono diverse ipotesi, tutte plausibili.
Espansione naturale
Le popolazioni presenti in altre zone d’Italia e d’Europa stanno crescendo.
I giovani esemplari possono percorrere decine di chilometri lungo i fiumi alla ricerca di nuovi territori.
Corridoi fluviali
I fiumi sono vere autostrade naturali.
Il sistema dell’Ombrone potrebbe aver facilitato la discesa verso la costa.
Introduzioni non ufficiali
In alcune aree italiane si sospettano reintroduzioni non autorizzate.
Un tema delicato, ancora oggetto di studio.
Ferretti: «Probabilmente introdotto da qualcuno»
Il professor Francesco Ferretti, dell’università di Siena, responsabile della ricerca del Parco della Maremma, non ha molti dubbi.
«Molto probabilmente arriva dall’Ombrone. E altrettanto probabilmente è stato introdotto, illegalmente, da qualcuno. Mentre nell’area del nord-est, in particolare nel Veneto e in Friuli, è stato segnalato più volte, ma per una naturale espansione, qui e in altre zone del centro Italia è arrivato quasi improvvisamente. È chiaro che qualcuno ce l’ha portato e si è adattato ai nostri corsi d’acqua. Una pratica scorretta, perché l’introduzione di specie dovrebbe essere sempre preceduta da studi accurati, però ormai c’è e lo monitoriamo. Nel Parco, però, non è presente: le fototrappole non lo hanno mai individuato e non sono mai stati trovati segni della presenza».
Pezzo: «Forse arriva dal Merse»
La conferma arriva anche da Francesco Pezzo, ricercatore dell’Ispra e consigliere del Parco.
«Qualche anno fa una colonia era stata segnalata nel Merse, quindi è probabile che sia sceso nell’Ombrone, essendo affluente. Certo qualcuno ce lo ha portato, perché dall’area naturale di espansione, nel nord est italiano, difficile che possa essere arrivato fino al centro Italia».
Il castoro europeo, infatti, vive nell’Elba, nel Rodano, nel Danubio e in alcune parti della Scandinavia. Esemplari sono stati reintrodotti in Baviera, Paesi Bassi e Svizzera (specialmente nel lago di Ginevra). Programmi di reintroduzione sono in corso in Scozia e in Galles. Tutti i castori reintrodotti tendono a diffondersi in nuovi territori. Gli Stati con la maggior diffusione sono Russia, Polonia e Germania. E ora sono anche in Maremma.
Opportunità e attenzione
Il ritorno del castoro è generalmente visto come positivo.
Ma porta con sé anche alcune criticità: possibile allagamento di terreni agricoli, modifiche agli argini e convivenza con attività umane.
Serve quindi monitoraggio e gestione.
Il castoro trovato a Collelungo non è solo un episodio isolato. È il segno di un cambiamento più ampio. Dopo secoli di assenza, una specie simbolo degli ecosistemi fluviali sta lentamente tornando anche in Maremma.
E ora la domanda non è più “se”, ma “quando” tornerà in modo stabile.




