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Carne “in provetta”, la Maremma dice no

L’avvento della carne sintetica metterebbe a rischio intere filiere legate a prodotti d’eccellenza, nonché la sopravvivenza di aziende uniche. L’allarme di Coldiretti
Lorenzo Piras (Ribolla) con uno dei suoi tori di razza chianina e una manza di razza Limousine dell’azienda Galeotti (Roselle)

Speciale agricoltura con Coldiretti

GROSSETO. Cosa sarebbero i prodotti della Maremma senza le loro filiere. E cosa sarebbe soprattutto la Maremma senza i suoi prodotti. Queste sono alcune delle domande che Coldiretti ha iniziato a porsi già dai primi debutti dei prodotti “sintetici”, come la carne.

Una bistecca sintetica, ad esempio, verrebbe ricreata nelle forme e nell’aspetto mettendo insieme proteine e altri nutrienti tramite attività di laboratorio. Spesso creando cellule staminali prelevate a loro volta da animali. Una nuova frontiera, ma anche un forte rischio. Un autorevole studio della Oxford Martin School ha infatti sfatato diversi “falsi miti” legati a questa nuova tecnica, ma lo vedremo successivamente.

Tutto il processo della carne sintetica lascerebbe soprattutto agli allevatori un ruolo del tutto marginale. In territori come quello della Maremma, metterebbe a rischio intere filiere legate a prodotti d’eccellenza, nonché la sopravvivenza di aziende uniche. E, soprattutto, i prodotti non sarebbero più gli stessi.

Il segreto del Made in Maremma

Il segreto che rende i prodotti della Maremma unici e inimitabili non viene nascosto in qualche scrigno o sotto a un mattone. Fa parte di una ricetta che conoscono bene le aziende di questo territorio baciato dal sole e dalle stelle.

Lorenzo Piras e Simone Galeotti sono due allevatori che fanno parte di questa cerchia.

Lorenzo Piras nella stalla con le vacche chianine

«Il nonno di mio babbo si spostò dalla Sardegna in Maremma per cercare carbone nelle miniere di Ribolla con le sonde – racconta Piras – ho questa azienda da generazioni». In località Pian del Bichi, tra Ribolla e Montemassi, Lorenzo alleva vacche di razza chianina. Coltiva cereali e produce olio Igp.

«Faccio questo mestiere da sempre – racconta – le chianine che allevo sono certificate Igp e fanno parte della selezione. L’azienda è a ciclo chiuso: i vitelli nascono e crescono qui e quello che produco è soprattutto finalizzato all’allevamento del bestiame».

Piras con uno dei suoi tori di razza Chianina

Insomma, materie prime “made in Maremma” per carne che può fregiarsi dello stesso titolo. Con le chianine delle quali si occupa direttamente Piras, rifornisce soprattutto la grande distribuzione. «Nell’azienda di famiglia abbiamo circa 70-80 fattrici, più o meno 200 animali in tutto. Cercare il più possibile di alimentare il bestiame con i prodotti dell’azienda, significa per noi non solo proteggerci dal boom dei prezzi, ma garantire una genuinità del prodotto unica».

La qualità contro la crisi

Anche Simone Galeotti segue questa via, nella sua azienda tra Roselle e Grosseto alleva bovini da carne di razza Limousine. Col fratello Gianluca e l’aiuto della famiglia, si occupa di circa 300 capi, nati e cresciuti nel territorio. La chiusura del macello più vicino, li ha costretti ad adattarsi.

«Ci siamo dovuti rivolgere ad altri – racconta Gianluca – cerchiamo di continuare nonostante le difficoltà. Abbiamo la vendita diretta qui nel centro aziendale, partecipiamo al mercato Campagna Amica di Coldiretti Grosseto e la carne del nostro allevamento prende la strada anche della grande distribuzione”

L’azienda mette insieme la forza di una famiglia che comunque, come quella Piras, combatte contro le intemperie di una crisi che morde forte. E che insieme allo “spauracchio” delle carni sintetiche contribuisce a delineare un panorama poco rassicurante.

Una mucca con vitello dell’allevamento Galeotti (razza Limousine)

I forti rincari che interessano il carburante, i mangimi, le materie prime e l‘elettricità gravano sulle spalle delle aziende agricole lasciando ben poco nelle mani di chi opera nel settore primario. «Ho buone ragioni che tra tutte le spese sostenute, quando vado a vendere la carne, il margine di guadagno sia zero» – dice Galeotti. Una realtà condivisa da molti in agricoltura.

Coldiretti Grosseto, dalla sua, si è impegnata molto nell’ultimo periodo per sollecitare i governi in alcune misure ritenute improrogabili. «La lotta alle speculazioni e la battaglia per dare la possibilità di sostituire i fertilizzanti chimici con il digestato hanno avuto i loro frutti – dice il presidente Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi – Come le richieste per le aliquote agevolate sul carburante agricolo, e lo stimolo al bando sul fotovoltaico in agricoltura. Siamo scesi anche in piazza a Grosseto e in molte altre città per far valere la nostra voce».

A queste battaglie, si aggiunge adesso l’impegno per la valorizzazione dei prodotti locali minati dall’arrivo della carne sintetica. Milena Sanna, direttrice Coldiretti Grosseto, sintetizza quanto sia importante lo sforzo dell’associazione. «Il nostro impegno a tutela delle aziende non si ferma – precisa – L’avvento delle carni da laboratorio rischia di mettere in ginocchio, se non cancellare del tutto, buona parte di un settore vitale e fondamentale per questa terra. La Maremma può contare su veri prodotti d’eccellenza, che non si replicano in provetta».

Due esemplari di razza Limousine dell’allevamento Galeotti

Carne sintetica non fa rima con Coldiretti

Impegnarsi sul territorio dando origine a prodotti che hanno i sapori di una terra unica, ha infatti ben poco di sintetico. E Coldiretti non intende cedere mezzo millimetro sulla sua posizione.

Da un primo dossier di Coldiretti/Ixé, presentato al Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione 2021, il 95% di Italiani non sarebbe propenso al consumo di carne sintetica. Ad avvalorare le tesi Coldiretti poi ci sarebbe anche lo studio degli esperti della Oxford Martin School. Un’analisi che evidenzia quanto poco sostenibile sia produrre carne sintetica, non risparmiando alcune stoccate a chi invece si schiera a favore del suo utilizzo.

Lo studio infatti evidenzia che la carne sintetica:

  • Non salva gli animali: perché sfrutta i feti delle mucche.
  • Non salva l’ambiente: perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali.
  • Non aiuta la salute: perché vengono utilizzati prodotti chimici e non è certificato che siano sicuri per il consumo alimentare.
  • Non è accessibile a tutti: perché serve un bioreattore.
  • Non è vera carne: perché è un prodotto sintetico e ingegnerizzato.

Cinque punti che evidenzierebbero come poco sicuro potrebbe rivelarsi anche il consumo stesso della carne sintetica.

Per ulteriori dettagli sullo studio, è disponibile questo link: Le 5 bugie della carne Frankenstein.

I contatti di Coldiretti Grosseto

Per informazioni: www.grosseto.coldiretti.it.


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