GROSSETO. Il Capodanno in piazza è uno dei momenti più importanti dell’anno per l’immagine di una città. È l’occasione per mostrarsi viva, accogliente, attrattiva. E quest’anno, mettendo a confronto Siena e Grosseto, la differenza è stata evidente.
A Siena, piazza del Campo era un mare di persone: circa 30mila presenze per il concerto di Irama, con una partecipazione travolgente fino a notte fonda.
A Grosseto, invece, piazza Dante è rimasta semivuota già poco dopo mezzanotte, con un pubblico limitato e in gran parte non locale.
Siena, la scelta del “grande evento”
Siena ha puntato senza mezze misure su un nome capace di richiamare migliaia di persone.
Irama è uno degli artisti più seguiti del panorama italiano, soprattutto tra i giovani, e il risultato è stato immediato: piazza piena, città animata, locali e strutture ricettive al completo.
Il Comune ha investito una cifra molto alta – quasi 700mila euro solo per il concertone (e 1,6 milioni per tutti gli eventi delle feste) – una scelta che ha sollevato polemiche, ma che ha prodotto un effetto evidente: Siena è stata al centro dell’attenzione regionale e nazionale per tutta la notte di Capodanno.
Una città piena, viva, percepita come attrattiva.
Grosseto, una festa più “prudente” ma poco incisiva
A Grosseto la scelta è stata completamente diversa.
Il Comune ha stanziato 55mila euro complessivi per l’intera serata, affidando l’organizzazione a Lux Events, peraltro unica società partecipante alla richiesta di preventivi, con un budget che, oggettivamente, non permetteva grandi colpi di scena.
Sul palco è salita Nathalie Aarts, artista storica dell’eurodance, accompagnata da dj set e animazione. Una proposta dignitosa, ma con un richiamo molto limitato, soprattutto per le nuove generazioni.
Il risultato? Poca gente in piazza, flussi ridotti, e già intorno all’una una piazza quasi completamente vuota.
Un dettaglio significativo: durante il concerto la stessa artista ha chiesto al pubblico “Di dove siete?” e le risposte più frequenti sono state Bangladesh, Pakistan, Egitto.
Segnale chiaro: pochi grossetani presenti, e un evento che non è riuscito a intercettare davvero la comunità locale.
Grosseto poteva offrire qualcosa di più
La differenza non è solo nel budget, ma nella visione.
Grosseto ha scelto una strada prudente, attenta alla spesa, ma poco ambiziosa sul piano dell’attrattività.
Il rischio, però, è che un Capodanno così finisca per non essere percepito come un vero evento cittadino, ma come una serata “qualunque”, incapace di richiamare pubblico da fuori, coinvolgere i giovani, creare un vero clima di festa e dare un’immagine forte della città.
Anche le fonti istituzionali, a parte un breve video, si sono guardate bene di pubblicare le consuete foto della piazza piena dall’alto, viste in tante altre occasioni.
Con 55mila euro non si poteva portare un big nazionale, ma si poteva costruire una proposta più centrata sul pubblico locale, su un artista più riconoscibile, su un format più identitario e partecipato.
Va detto che i festeggiamenti a Grosseto sono iniziati con largo anticipo e che, quest’anno, le luminarie sono piaciute.
Due modelli, una riflessione aperta
Siena ha scelto di “osare” e ha vinto in termini di immagine e partecipazione.
Grosseto ha scelto la prudenza, ma ha perso l’occasione di trasformare il Capodanno in un vero momento identitario per la città.
Capodanno, non solo festa ma biglietto da visita
Il 31 dicembre non è solo una notte di musica: è una vetrina, un messaggio, un biglietto da visita.
Quest’anno Siena ha detto: “Qui succede qualcosa di importante.” Grosseto, purtroppo, ha dato l’impressione di dire: “Facciamo il minimo indispensabile.”
Ed è proprio qui che nasce la riflessione: Grosseto può – e forse deve – permettersi di pensare più in grande.



