C'è la Ceccardi. E il sindaco blinda Megale e Minozzi: «Non si toccano» Skip to content

C’è la Ceccardi. E il sindaco blinda Megale e Minozzi: «Non si toccano»

Il sindaco con la Ceccardi parla (anche) della questione moschea: «Siamo per il rispetto delle regole. Se vogliono c’è un’area in via Orcagna»
Susanna Ceccardi parla in Comune, con lei il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna , l'assessore Riccardo Megale il commissario comunale Bartoletti
Susanna Ceccardi parla in Comune, con lei il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna , l’assessore Riccardo Megale il commissario comunale Bartoletti

GROSSETO. Davanti al commissario provinciale, Massimiliano Baldini, a quello comunale, Arturo Bartoletti, e alla parlamentare europea Susanna Ceccardi, il sindaco blinda i suoi assessori Riccardo Megale e Sara Minozzi. Di fronte alle ripetute richieste di parte della maggioranza, in particolare di Nuovo Orizzonte Civico, di rivedere gli assetti in giunta, Antonfrancesco Vivarelli Colonna parla chiaro.

«Io ho fatto una serie di accordi, con i partiti e con le componenti civiche, prima delle elezioni e prima di formare la giunta. Con la Lega mi sento molto vicino e io premio il merito. Megale e Minozzi stanno lavorando bene e condividono, com’è ovvio, la mia linea politica. Quindi non si toccano. Se qualcuno invece che al bene comune e della città mette avanti personalismi e caccia alle poltrone, troverà solo mia ira. Sono anche pronto a tornare al voto».

L’occasione è la conferenza stampa indetta sul tema della moschea in via Trento o, almeno, del centro culturale islamico trasformato in moschea. C’è anche la parlamentare europea Susanna Ceccardi che parla del caso di Grosseto come di un “caso faro” in Italia sulla gestione del problema. E annuncia che lancerà in tutti i Comuni d’Italia la campagna per fare un censimento delle moschee abusive.

Va detto che il Consiglio di Stato, in questi giorni, è intervenuto sul caso analogo di Monfalcone, dove gli stranieri sono il 40% della popolazione (in tanti lavorano a Fincantieri) e dove la sindaca Anna Maria Cisint, dopo aver chiuso una “falsa moschea”, è costretta a viaggiare sotto scorta, dicendo che a fronte della chiusura dei luoghi di preghiera il Comune deve garantire un posto alternativo dove pregare.

In questo senso il sindaco di Grosseto chiarisce che un’alternativa ci sarebbe ma, al momento, non è stata accettata.

«Sia chiaro, non abbiamo chiuso quel centro culturale – spiega – abbiamo solo imposto di usarlo secondo le regole. Quindi non per pregare, non può essere un luogo di culto. Ho parlato, nel tempo, con due presidenti dell’associazione, dando loro delle alternative. Ad esempio, in via Orcagna ci sono locali che potrebbero essere destinati alla preghiera. Ma, per ora, non c’è stato un interessamento. Forse per loro c’è anche l’interesse di “islamizzare” un quartiere, come la zona di via Roma, ma questo non possiamo accettarlo».

Un altro momento della conferenza stampa: si vedono anche il commissario provinciale Massimiliano Baldini e il consigliere Gino Tornusciolo
Un altro momento della conferenza stampa: si vedono anche il commissario provinciale Massimiliano Baldini e il consigliere Gino Tornusciolo

La moschea di via Trento e gli atti amministrativi

Al tavolo, con il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e la parlamentare europea Susanna Ceccardi, c’è il commissario provinciale della Lega, l’avvocato viareggino Massimiliano Baldini e c’è l’assessore Riccardo Megale. Più in là ascoltano il commissario comunale Arturo Bartoletti, l’assessora Sara Minozzi, il consigliere Gino Tornusciolo. Non c’è Giacomo Cerboni, l’altro consigliere del Carroccio.

Il tema sono gli atti amministrativi del Comune per la gestione del caso-via Trento, dove un’associazione culturale è stata, di fatto, trasformata in una moschea.

«Sono per la multiculturalità e per la libertà di culto – spiega il sindaco -, ma anche per il rispetto delle regole. E le regole parlano chiaro: in quel locale di 169 metri quadri c’è una destinazione d’uso commerciale e ci sono dei limiti di capienza (86 persone, ndr), tanto che a volte ne abbiamo contate oltre 200 e sono andate a pregare in strada perché non ci entravano. Quindi c’è anche un problema di sicurezza».

«Chiarisco, quindi, che non abbiamo chiuso il centro culturale. La mia ordinanza impone solo di ripristinare la corretta destinazione. Poi è comparso il cartello “chiuso”, ma lo hanno fatto perché lo volevano usare per altro scopo, non consentito. Come già detto, le alternative ci sono nel piano regolatore, sono pronto a parlarne con i presidenti delle associazioni islamiche quando lo vorranno. Non voglio certo impedire loro di pregare, voglio solo che rispettino le regole».

La Ceccardi: «Censire le moschee abusive Comune per Comune»

Come detto, l’europarlamentare ha scelto Grosseto e il caso di via Trento per lanciare la sua iniziativa.

«Il progetto – spiega Susanna Ceccardi – è censire i luoghi di culto non autorizzati e impedire che vi permangano situazioni di illegalità, replicando a livello nazionale il modello del Comune di Grosseto che ha portato alla chiusura di una moschea abusiva travestita da finto centro culturale islamico». 

«La chiusura della moschea abusiva di via Trento è avvenuta grazie a una serie di accertamenti anche fotografici, effettuati dalla polizia locale, i quali hanno documentato che in quei locali non si faceva alcuna attività culturale ma esclusivamente di preghiera – spiega Ceccardi -. Questa è la prova che i sindaci hanno già gli strumenti per intervenire e ripristinare la legalità e la sicurezza chieste a gran voce dai cittadini».

«In questi luoghi di culto, finanziati non si sa bene da chi, c’è infatti il rischio che qualcuno possa propagandare idee e concetti incompatibili coi nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà. Penso al patriarcato islamico per cui la donna vale meno dell’uomo e per cui la legge islamica deve prevalere su quella italiana, come purtroppo evidenziano anche recenti casi di cronaca. Invito quindi i sindaci a segnalare le situazioni di irregolarità presenti nei loro Comuni per contribuire al censimento nazionale e, ove possibile, a intervenire direttamente». 

Susanna Ceccardi ha fatto notare che, in Italia, a fronte di una stima di 1200 moschee abusive e 1400 associazioni islamiche, ci sono solo 12 moschee “regolari”.

«Il fatto che Susanna Ceccardi abbia scelto di lanciare proprio da Grosseto la sua campagna nazionale di una convivenza con le comunità islamiche che sia fondata sul prioritario rispetto delle regole e delle normative italiane, è politicamente molto significativo – afferma infine il consigliere regionale della Lega Massimiliano Baldini -. L’amministrazione di Grosseto è infatti un esempio davvero efficace di buon governo, attraverso il sindaco Vivarelli Colonna e una giunta in cui la Lega esprime due assessori particolarmente capaci ed apprezzati dall’intera comunità, Riccardo Megale e Sara Minozzi».

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