Bancarotta dopo la Bolkenstein, imprenditrice patteggia | MaremmaOggi Skip to content

Bancarotta dopo la Bolkenstein, imprenditrice patteggia

La Toscana Soccorsi ha lavorato in convenzione per anni con l’Asl finché la Regione ha messo a gara il servizio riservandolo alle sole associazione di volontariato: i dipendenti hanno chiesto il fallimento, il danno patrimoniale supera gli 800.000 euro
Ambulanza
Un’ambulanza

GROSSETO. Fino a quando l’Asl lavorava in convenzione con chi svolgeva il servizio di soccorso sanitario e di trasporto dei malati, la Toscana Soccorsi srl ha mandato avanti la propria attività, pagando gli stipendi dei dipendenti

Aveva assunto autisti e infermieri, che si occupavano del soccorso e del trasporto di sangue e pazienti. Un’azienda familiare, messa su da una coppia che era sempre stata attiva nel mondo del volontariato. E che veniva mandata avanti da una donna di 57 anni, amministratrice della società, che ha patteggiato 2 anni e 4 mesi per bancarotta.

Pena che verrà scontata lavorando per un’associazione di volontariato. Una di quelle con le quali l’Asl lavora ancora in convenzione. 

Tutta colpa della Bolkenstein

È una vicenda che si perde negli anni, quella che ha visto in tribunale, di fronte al giudice Sergio Compagnucci, un’imprenditrice di 56 anni, difesa dall’avvocato Roberto Burzi. Una vicenda che comincia con il fallimento, nel 2018, della srl Toscana soccorsi. La società, fino a poco prima aveva lavorato per l’Asl e per i privati. Due ambulanze, diverse auto attrezzate, sei dipendenti tra i quali autisti e infermieri. 

Quando però è arrivata la Bolkenstein, le cose sono cambiate: la Toscana Soccorsi, cui era affidato il servizio in convenzione da parte dell’Asl insieme alle associazioni di volontariato che svolgono la stessa attività, è stata tagliata fuori

La Regione toscana infatti, ha stabilito che il servizio di soccorso e trasporto per i pazienti dovesse essere fatto solo attraverso gare d’appalto. E che a quelle gare, potevano partecipare soltanto le associazioni di volontariato, tagliando così fuori la società. 

Tasse e imposte hanno cominciato ad accumularsi, creando un danno patrimoniale di 837.702,26 euro

Il fallimento richiesto dai dipendenti

La società, dopo aver perso la convenzione con l’Asl, aveva continuato per un po’ a lavorare. Ma i soli trasporti per i privati, non potevano bastare per coprire le spese. Fondata nel 2007, la Toscana Soccorsi ha dichiarato il fallimento nel 2018, su richiesta dei dipendenti

I debiti accumulati, riguardavano infatti l’erario e la previdenza. Il curatore fallimentare non ha trovato nemmeno tutti i documenti contabili per ricostruire la situazione tra il 2008 e il 2015. E anche quelli del 2016, risultavano essere stati distrutti

Dall’ultimo bilancio contabile, poi, erano spariti 200mila euro del saldo cassa. E non erano stati versati i contributi previdenziali né pagate le tasse per più di 600.000 euro. 

Per questo la società era fallita: l’imprenditrice, a processo per bancarotta, ha chiesto di patteggiare. La 56enne, dovrà svolgere 840 ore di lavoro di pubblica utilità in un’associazione di volontariato dove viene svolta la stessa attività che lei aveva messo su con la sua società. Guidava l’ambulanza, si occupava dei pazienti e ora potrà tornare a fare lo stesso, anche se dopo aver subito un procedimento penale per bancarotta. 

 

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