GROSSETO. Dopo la sentenza del Tar della Toscana che ha annullato la delibera del Comune di Grosseto sulle concessioni balneari, accogliendo il ricorso dell’Antitrust, arriva la prima presa di posizione politica.
Il pronunciamento dei giudici amministrativi – che ha ribadito l’illegittimità delle proroghe e l’obbligo di procedere con gare pubbliche – segna un punto di svolta per il sistema balneare locale e non solo.
A intervenire è il gruppo consiliare del Partito democratico, che parla di una bocciatura tutt’altro che inattesa e punta il dito contro le scelte dell’amministrazione.
«Una sentenza prevedibile»
«La sentenza del Tar che annulla la delibera sulle concessioni balneari non è una sorpresa – scrivono dal gruppo consiliare del Pd -: è la certificazione di un errore politico grave, che avevamo denunciato fin dall’inizio. Non si possono rinnovare concessioni demaniali con una semplice delibera di giunta, forzando norme e principi consolidati. Era evidente che un atto del genere sarebbe stato esposto a ricorsi e, infatti, così è stato».
«Motivazioni fragili e non dimostrate»
«Ma ciò che rende questa vicenda ancora più rilevante è la fragilità delle motivazioni su cui si basava la delibera. Si è cercato di giustificare il rinnovo parlando genericamente di “scarsità di spiagge disponibili”, senza però dimostrare in modo serio, oggettivo e documentato questo presupposto. Un elemento che, secondo la normativa e la giurisprudenza, non può essere invocato in maniera superficiale per evitare procedure pubbliche».
Trasparenza e confronto sotto accusa
«Ancora più grave è la scelta di non pubblicare le istanze, limitando di fatto la trasparenza e la possibilità di confronto competitivo. Anche in questo caso, i requisiti richiamati risultano del tutto insufficienti e deboli sotto il profilo giuridico. È una forzatura evidente, che ha esposto l’ente a una bocciatura tanto prevedibile quanto evitabile».
«Perso tempo prezioso»
«Questa vicenda dimostra come si sia perso tempo prezioso, senza costruire per tempo un percorso amministrativo solido. In una fase così delicata sarebbe servita maggiore attenzione, evitando scorciatoie e puntando invece su procedure chiare e condivise».
Il confronto con altri Comuni
«Altri territori hanno dimostrato che un approccio diverso era possibile. Comuni come Castiglione della Pescaia, Capalbio e Monte Argentario (dove sono state fatte procedure con evidenza pubblica e rinnovo al 2033, ndr) hanno affrontato il tema con maggiore serietà e solidità amministrativa, costruendo percorsi più credibili e meno esposti a impugnazioni. Qui, invece, si è scelta la strada più debole».
Il richiamo al quadro normativo
«È bene ricordare che, pur in un quadro normativo ancora in evoluzione, una base esiste ed è stata definita a livello nazionale con il Decreto Milleproroghe. Proprio per questo serviva prudenza, competenza e rispetto delle regole, non interpretazioni forzate e scorciatoie amministrative».
«Ora serve cambiare passo»
«Questa non è solo una battuta d’arresto amministrativa: è il segnale di una gestione che deve cambiare passo. Ora serve maggiore responsabilità e capacità di programmazione. Basta atti improvvisati, basta decisioni prese senza un confronto reale con gli operatori. È necessario aprire subito un tavolo serio con i balneari e costruire un percorso legittimo, trasparente e solido».
Responsabilità politica e futuro del settore
«Chi governa ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità. Perché dietro questa bocciatura non c’è solo un atto annullato, ma la necessità di ristabilire credibilità e certezze per un settore fondamentale del territorio. E questo, semplicemente, non è più rinviabile».




