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Avis: «Rischiamo di perdere donatori senza la plasmafaresi»

La preziosa donazione di plasma è messa a rischio dal calo dei macchinari a disposizione. Con un guasto a una sola apparecchiatura i donatori rischiano di essere rimandati a casa
Da sinistra: Francesco Capponi, Carlo Sestini e Andrea Savelli

CASTEL DEL PIANO e MASSA MARITTIMA. Spesso sentiamo parlare della carenza del sangue donato, Ma anche donare il plasma è fondamentale per il sistema sanitario nazionale e maremmano in particolare. Lo Stato cerca in tutti i modi di incentivarne le donazioni, visto che è necessario per la produzione di farmaci plasmaderivati (MPD), veri e propri salvavita per patologie come le immunodeficienze o le neuropatie. 

Il plasma è tanto fondamentale quando carente a livello di donazioni, tanto che l’Italia è costretta ad acquistare il plasma dall’estero a costi non vantaggiosi.

La donazione avviene attraverso una macchina, che mentre raccoglie il sangue dal donatore opera la plasmafaresi, ovvero divide il sangue dal plasma. I macchinati però, sono sempre meno. «Il numero dei macchinari è stato ridotto, siamo passati da 2 macchine all’ospedale S.Andrea di Massa Marittima a una – dice Carlo Sestini, presidente Avis provinciale di Grosseto – mentre all’ospedale Amiata sono state ridotte da 3 a 2 e questo ci sconcerta per la controindicazione data al donatore: lo Stato cerca di incentivare la donazione del plasma, ma poi nelle piccole realtà mancano le macchine necessarie per garantirla».

La carenza dei macchinari

La ditta che ha ottenuto l’appalto delle macchine per la plasmafaresi probabilmente non riesce a gestire la manutenzione dei macchinari. «Crediamo che sia una questione meramente economica, che dipende dalle spese necessarie per la manutenzione dei macchinari – dice Sestini – vogliamo fare un’appello: i donatori sono mossi dall’umanità e non possiamo non farli donare solo per colpa di un taglio delle spese aziendali».

A Castel del Piano le persone partono da Castell’Azzara per donare, i paesi sono a circa circa 30 km di distanza. «Già il prelievo del plasma è lungo, visto che ci vogliono circa 50 minuti, a cui va aggiunto il tempo necessario per arrivare all’ospedale – dice dice Andrea Savelli, presidente dell’Avis di Castel del Piano – se poi riduciamo le macchine e non riusciamo a garantire la prestazione, rischiamo di perdere i donatori, che non si sentono più tutelati».

«Se l’attività sta comunque andando avanti è anche grazie a chi si impegna per far sì che il servizio tenga. Per questo – dice Savelli – ci tengo a ringraziare Giancarlo Sensalari, responsabile del centro, e tutto il personale che si è impegnato molto per non creare disagio e agevolare chi dona il plasma».

«Capiamo le dinamiche economiche e sappiamo che l’Asl sud-est è una vittima come noi di questa situazione – dice il presidente provinciale – ma vorremmo che l’azienda che si occupa dei macchinari capisca in quale problema rischiamo di incappare. Ci troviamo a dover ridurre le donazioni di plasma per questo».

Con un guasto all’apparecchiatura per la plasmafaresi i donatori saranno mandati a casa. «Se ci fosse una guasto alla macchina ci troveremo a non poter garantire il prelievo – dice Francesco Capponi, vice presidente vicario dell’Avis di Massa Marittima – e a perdere anni di lavoro fatti nella comunità per far avvicinare le persone alla donazione».

Le donazioni dei due paesi

La zona amiatina e quella di Massa Marittima hanno nonostante le criticità, hanno degli ottimi numeri per quanto riguarda la donazione. «Considerando le zone, molto ampie e con una densità di popolazione molto bassa, abbiamo ottime donazioni – dice Savelli – Rispetto al 2022 la percentuale del plasma donato è salita del 2,6%: dei circa 1500 prelievi fatti il 46% sono di plasma, quindi ben 656».

«Nella nostra zona siamo a un totale di 1200 donazioni nel 2023– dice Capponi – fra Follonica, Monterotondo Marittimo e tutti i paesi circostanti».

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