Andrea Magini torna in libreria con "L’asino che ragliava meglio" | MaremmaOggi Skip to content

Andrea Magini torna in libreria con “L’asino che ragliava meglio”

Un libro nato dalla terapia, ma lontano dall’autoaiuto: racconto ibrido tra esperienza personale e osservazione lucida
A sinistra, la copertina del libro. A destra, Andrea Magini

MAGLIANO IN TOSCANA. Andrea Magini, artista a tutto tondo, originario di Magliano in Toscana, è in edicola con un libro che non assomiglia a nessun altro. “L’asino che ragliava meglio” non è un memoir tradizionale, non è un saggio e non è un manuale di autoaiuto.
È piuttosto un oggetto narrativo ibrido, che nasce dall’esperienza personale dell’autore e si muove sul confine tra racconto, riflessione e osservazione clinica.

Attore, autore, regista e produttore, Magini ha sempre abitato linguaggi diversi, mantenendo uno sguardo laterale sulle cose. Questo libro è la naturale estensione di quello sguardo.

Un libro nato dalla terapia, ma non terapeutico

Il testo prende forma lungo diciotto mesi di percorso psicologico, trasformati in materia narrativa. Ma la terapia non è mai protagonista assoluta. È piuttosto lo spazio in cui episodi di vita, ricordi, inciampi relazionali e intuizioni improvvise iniziano a disporsi secondo una logica leggibile.

La scrittura è asciutta, ironica, spesso spiazzante. Magini evita il linguaggio tecnico e sceglie una forma accessibile, fatta di capitoli brevi e scene riconoscibili, in cui il lettore entra senza bisogno di istruzioni.

L’asino come simbolo di alterità

Il titolo del libro racchiude la chiave dell’intero racconto. L’asino non è l’animale goffo o testardo della tradizione popolare, ma la metafora di chi funziona secondo un sistema diverso.
Di chi emette un suono che non rientra negli standard e per questo viene giudicato, corretto, ridimensionato.

«Ragliare meglio», nel senso suggerito dal libro, non significa imitare, ma smettere di chiedere permesso al contesto.

Neuro divergenza raccontata senza slogan

Il tema della neuro divergenza attraversa il testo con discrezione. Non viene mai esibito, né semplificato. È presente nelle conseguenze quotidiane: nel modo di pensare, di lavorare, di relazionarsi, di stancarsi e di creare.

Magini non cerca definizioni definitive, né etichette rassicuranti. Preferisce raccontare l’esperienza vissuta, lasciando che sia il lettore a riconoscere o meno parti di sé.

Radici maremmane, tono essenziale

La Maremma non è uno sfondo folkloristico, ma una matrice profonda. Magliano in Toscana emerge come luogo originario di un’identità che non ama le sovrastrutture, che diffida delle spiegazioni facili e che ha imparato presto a reggere il silenzio.

Questa origine si riflette nel tono del libro: diretto, poco indulgente, privo di compiacimento emotivo. Anche quando il racconto tocca zone fragili, lo fa senza mai scivolare nella confessione.

Un libro per chi si è sentito fuori asse

“L’asino che ragliava meglio” parla a chi ha passato anni a cercare di correggersi. Non promette soluzioni, né percorsi esemplari. Suggerisce piuttosto uno spostamento di prospettiva: accettare che la differenza non sia sempre un difetto da eliminare.

Un libro personale che riesce a diventare collettivo, mantenendo una qualità rara: la sincerità di chi non sta cercando approvazione, ma precisione.

Andrea Magini, artista eclettico, capace di spaziare dal Guinness World Record ai palchi italiani, dalla musica alla televisione, sorprende ancora con “L’asino che ragliava meglio”.
E lo fa partendo da Magliano in Toscana, con un libro che sceglie consapevolmente di non assomigliare a nessun altro.

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