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Alteo, l’internato militare che favorì la pace

Pienone alla presentazione del libro di Luciano Fedeli “E ti vengo a cercare” sulla storia di suo padre. La proposta: «Una targa nel parco della Rimembranza»
Da sinistra: Oris Carrucoli, Luciano Fedeli, Luciano Calì, Giancarlo Capecchi e Ivan Terrosi

MASSA MARITTIMA. Alteo era uno dei 650mila Internati militari italiani nei lager nazisti della Germania. E la sua storia è stata raccontata dal figlio Luciano Fedeli, nel libro “E ti vengo a cercare” che sabato 16 marzo è stato presentato a Massa Marittima. 

Una presentazione condotta dal giornalista Giancarlo Capecchi e organizzata dal Centro Studi Agapito Gabrielli di Massa Marittima, con il patrocinio del Comune di Massa Marittima e che ha visto una grande partecipazione nei locali della biblioteca comunale Gaetano Badii di Massa Marittima.

L’internato che aiutò la Resistenza

Oris Carrucoli ha introdotto i lavori soffermandosi su ricordi personali che riguardavano Alteo militante del Pci a Massa Marittima e ha fatto un quadro anche del contesto del movimento operaio della Città del Balestro che ha dato un grosso contributo, purtroppo non valorizzato, alla crescita del territorio.
L’assessore Ivan Terrosi, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, oltre ai riferimenti personali che legavano la figura di suo padre a quella di Alteo, anch’esso deportato nei lager dopo l’eccidio della Niccioleta e minatore, ha sottolineato l’importanza della pubblicazione che porta alla luce una memoria che rischia di essere dimenticata.

Il pubblico alla presentazione del libro su Alteo Fedeli

La conduzione di Capecchi ha poi spaziato su numerosi aspetti che riguardavano anche l’ambito familiare ben descritto nella pubblicazione, dove emergevano mille riferimenti documentati e ben scritti, sul contesto storico e sulle vicende legate sia alla permanenza di Alteo negli Stalag tedeschi che dopo la liberazione e durante il percorso della sua vita.

Il ricordo commosso dei nipoti

È un racconto che arriva dritto al cuore, quello scritto da Luciano Fedeli che nel libro “E ti vengo a cercare” si è soffermato sulla voglia di rendere ancora viva e presente la memoria ed evidenziare anche le fasi successive dopo la Liberazione che hanno visto trattare sottotono la questione degli Imi. Gli internati invece, hanno contribuito ad accelerare la fine della guerra contribuendo in modo concreto alla lotta di Resistenza dei partigiani e agevolando l’azione degli alleati dopo l’8 settembre.

Fedeli si è poi soffermato sul percorso dopo la liberazione dai lager e sulle difficoltà del rientro in Italia legate non solo alla devastazione provocata dalla guerra ma anche da una diffidenza politica trasversale alle forze democratiche nei confronti degli Internati Militari.
Particolarmente toccanti sono state le parole dei nipoti con i quali Alteo si era aperto raccontando parte della sua prigionia e andando con gli stessi a darne testimonianza nelle scuole.

Per i nipoti Simone, Valentina e Nicoletta, che sono intervenuti, Alteo è stato un esempio di vita con la sue scelte di vita caratterizzate da una grande umanità, dalla presenza costante nella famiglia e dalla vicinanza alla moglie e ai figli che sono stati sempre per lui “tutta la sua vita”.
Interventi anche da chi ha partecipato alla giornata. Luciano Calì presidente dell’Anpi provinciale ha sottolineato l’importanza di far emergere anche questa parte di Resistenza per anni sconosciuta.

Una targa in memoria di Alteo 

Mentre Valter Cioni e Daniele Gasperi hanno marcato il lavoro effettuato dal figlio, con il quale hanno collaborato attivamente per arrivare alla pubblicazione del libro, corredato da foto e documenti originali che rappresentano la validazione di una testimonianza importante per la memoria, il giornalista Capecchi ha invitato l’amministrazione comunale a intitolare una targa, magari nel Parco della Rimembranza, a figure come quella di Alteo. Così come Carrucoli, ha sollecitato l’amministrazione perché sia creato, magari al Parco della Rimembranza, spazi dove evidenziare i caduti delle guerre, della Resistenza e anche gli Imi della città.
La pubblicazione è stata messa a disposizione delle scuole cittadini per eventuali progetti sulla memoria.

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