Alessandro, il regista maremmano che ha conquistato i palchi romani | MaremmaOggi Skip to content

Alessandro, il regista maremmano che ha conquistato i palchi romani

Amore per l’arte, per il palcoscenico, per la sua città e la voglia di dare una speranza: è su questo che si basa la storia del grossetano. «Sono felice di aver portato il nostro spettacolo al teatro Industri, mi riempie di orgoglio»
Alessandro di Murro sul palco

GROSSETO. Spesso pensando all’arte pensiamo ai quadri, alle opere teatrali oppure alle poesie e tralasciamo ciò che la rende eterna: il suo messaggio, che non è mai lo stesso, visto che varia dagli occhi che la guardano. Il suo punto cardinale sarà sempre l’espressione della persona che la crea.

Quello che vuole dire l’artista, che sia desolazione, rassegnazione o speranza, è ciò che dà la forma e la vita alla sue opere. Per questo per l’artista l’arte diventa un pezzo fondamentale del suo essere, come lo è per Alessandro di Murro, che non sa immaginare la sua vita senza il teatro.

Il 31enne ha lavorato sodo per arrivare a gestire il teatro Basilica di Roma, che sta diventando sempre più importante nel mondo teatrale romano. «Fin da bambino ho sempre avuto la passione per il palco – dice – non so da dove è nato questo desiderio, ma ringrazierò per sempre Mimmo Saracino per avermi introdotto nel mondo dello spettacolo». 

Una degli spettacoli di Alessandro e della sua compagnia, “Finzioni“, è andato in scena al teatro Industri di Grosseto. «Il pubblico ci ha accolto con molto calore e con molta gioia – dice – sono felice di aver portato una nostra opera su un palco della mia città».

Gli studi e la carriera di Alessandro

La passione per il palco ha sempre accompagnato Alessandro nella sua vita e ha dedicato tutto i suo percorso scolastico a questa sua passione.

«Il mio insegnante di danza mi ha accompagnato in questo viaggio e mi ha fatto innamorare del palco – dice – Ho danzato con lui fino al liceo, poi mi sono trasferito a Roma e mi sono iscritto al Das, discipline delle arti e dello spettacolo, specializzandomi come attore teatrale».

«Poi ho sentito la necessità di formarmi su qualcosa di diverso e ho scelto antropologia come percorso, naturalmente dirigendo sempre i miei studi sulla mia passione – continua – è stato molto utile per me, perché mi sono specializzato in socialità arcaica e sugli antenati del teatro».

La carriera del ragazzo inizia al teatro Quirino di Roma. «Su quel palco ho trovato 10 attori con cui ho fondato la compagnia Gruppo della creta nel 2015 – dice – Poi ho fatto l’assistente alla regia di Antonio Calenda e infine insieme a Daniela Giovanetti gestiamo il teatro Basilica di Roma, che sta sempre diventando più importante nella scena artistica romana».

La parte preferita del regista è l’organizzazione artistica. «Gestire le attività teatrali, condividere uno spazio con diversi artisti e con il pubblico e le ricerche che porto avanti con la mia compagnia – spiega – mi danno una soddisfazione e una gioia immensa. Insomma sono le cose che danno senso alla mia vita e per questo non potrei mai immaginare una vita senza questa forma d’arte».

Lo spettacolo del Gruppo della creta

L’opera teatrale della compagnia nasce dalla letteratura di Jorge Luis Borges, scrittore argentino, che nei suoi testi parla della fantasia e della filosofia, fino ad arrivare alla quotidianità e a dividere ciò che è vero dalla finizione.

«L’opera l’ha scritta Tommaso Emiliani, un altro grossetano, e il nostro drammaturgo Giulio Calenda – dice Alessandro – e parla di una popolazione persa e confusa che non trova il suo posto nel mondo. Internet, il senso di fallimento e le paure che viviamo ogni giorno: sono i temi che trattiamo, ma non con uno spirito di tristezza, ma provando a dare speranza, attraverso linguaggi teatrali, luci e la struttura dello spettacolo ».

«Raccontiamo l’impossibilità di trovare un centro, un posto proprio nel mondo, ma con carica e gioia – continua – vogliamo far capire allo spettatore che la vita è un labirinto e che non dobbiamo uscirne per forza in una corsa disperata, perché a volte basta fermarsi e arredare la nostra parte di labirinto per trovare serenità e il proprio posto nel mondo».

Il teatro per il regista

Il palcoscenico è sicuramente un forte mezzo di comunicazione, secondo Alessandro, e per questo deve scoperchiare le problematiche del momento che stiamo vivendo. «Nei nostri spettacoli parliamo anche di aspetti politici e geopolitici, perché stanno a tutti noi molto a cuore, ci limitiamo a tradurre l’attualità in uno spettacolo – dice – e cerchiamo di dare un posto allo spettatore, un punto fisso dove ascoltare e osservare il mondo». 

La compagnia ha con sé anche altri 3 grossetani. «Io, Tommaso Emiliani, Amadeo Monda ed Enea Chisci siamo molto orgogliosi di aver portato la nostra opera a Grosseto, al teatro Industri – conclude – ci hanno accolto con calore e per questo ringraziamo il comune di Grosseto e e Fondazione toscana spettacolo che ci hanno dato questa possibilità».

L’arte dovrebbe essere sempre finanziata, perché è una parte importantissima della cultura di un paese. «Al giorno d’oggi è difficile trovare qualcuno che ci sostenga economicamente e noi lottiamo ogni giorno per avere la possibilità di continuare a lavorare – dice Alessandro – per noi lavorano circa 15 persone e vogliamo tutti avere una vita dignitosa con il nostro lavoro, ma è difficile perché pochi sostengono le piccole imprese culturali di spettacoli dal vivo».

Per chiunque volesse aiutare Alessandro nella lotta alla sopravvivenza del suo teatro può cliccare QUI.

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