GROSSETO. Una passeggiata come tante, un pomeriggio di sabato per respirare un po’ d’aria fuori casa. La carrozzina che scorre lungo la pista ciclabile accanto al centro commerciale Maremà, la badante che l’accompagna con attenzione. Poi, all’improvviso, la paura.
Un’auto arriva dalla parte opposta della strada. Il conducente parcheggia, scende, attraversa veloce. Si avvicina alle due donne senza dire una parola. Affonda le mani sulla borsa dell’anziana, strattona, strappa e fugge via. Tutto in pochi secondi. Troppo pochi per chiedere aiuto, per reagire.
Dentro quella borsa c’erano il cellulare, il portafogli della donna anziana, qualche effetto personale della badante. L’essenziale, il minimo, quel poco che però per chi ha poco è tutto.
Le due, sconvolte, sono riuscite a tornare a casa. Ma la paura è rimasta con loro. Da sabato 24 ottobre non hanno più avuto il coraggio di uscire. Hanno scelto il silenzio. Non hanno denunciato: «Non vogliamo avere più problemi», avrebbero confidato. Una scelta figlia della fragilità, del timore di essere di nuovo esposte alla violenza.
«Uno schiaffo alla dignità»
La vicenda è stata segnalata dal garante comunale della disabilità, Diego Montani. A raccogliere l’allarme è stato il Coordinamento nazionale docenti dei diritti umani (Cnddu), che esprime «profonda indignazione» per quanto accaduto.
«Non si tratta soltanto di un atto criminale – scrive il presidente – è un’offesa al principio di dignità umana». L’aggressione a una donna con disabilità, già esposta alla vulnerabilità quotidiana, è «un colpo inferto al cuore della nostra civiltà».
La frattura morale della città
La domanda, inquietante, rimane sospesa: com’è possibile che chi necessita di maggiore protezione sia invece bersaglio di violenza? Quale sicurezza può esistere se una semplice passeggiata si trasforma in un incubo?
«Il pericolo dell’indifferenza è la violenza più silenziosa», avverte il Cnddu. Il silenzio di chi assiste senza intervenire, l’inerzia di chi governa, la rassegnazione di chi subisce: tutti segni di una frattura morale profonda, che riguarda l’intera comunità.
L’appello alle istituzioni
Il Cnddu chiede risposte immediate: non semplici dichiarazioni di sdegno, ma piani strutturali di tutela. «Ogni Comune – scrive – dovrebbe adottare un protocollo operativo di emergenza e protezione per le persone con disabilità».
Scuole, forze dell’ordine, servizi sociali e sanitari dovrebbero lavorare in rete per assicurare prevenzione, sostegno psicologico e sicurezza reale. Perché la libertà, ricorda il Coordinamento, «non è privilegio, ma dovere reciproco».
Una paura che non deve diventare normalità
La badante e l’anziana aggredita hanno bisogno di ritrovare fiducia nella città. La comunità ha il dovere di farlo. Trasformare il loro dolore in impegno collettivo, per non accettare che la paura diventi normalità.
Il Cnddu sottolinea con forza: «Solo quando la sicurezza dei più vulnerabili sarà posta al centro delle politiche pubbliche potremo dirci una Repubblica che rispetta davvero l’uguaglianza».




