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Addio al gregge: «Se lo sono mangiato i lupi»

Dopo il primo attacco a dicembre, Renzo aveva elevato a due metri l’altezza della recinzione dietro casa. Neanche questa accortezza è riuscita a salvare gli ultimi arieti
Predazione pecore Massa Marittima
Le pecore predate

MASSA MARITTIMA. Il piccolo gregge di Renzo Ristori non esiste più. Se lo sono mangiato tutto i lupi. Il 2024 per l’azienda agricola vicino al paese del balestro è iniziato nel peggiore dei modi.

Gli ultimi due capi, due montoni, sono stati uccisi dai predatori alle prime luci della mattina del 2 gennaio, a pochi metri di distanza dalla porta di casa dove vivono ed abitano anche i due figli di Renzo. «Non mi fido più a mandarli fuori da soli. Soprattutto il più piccolo che ha tre anni». racconta l’imprenditore.

Dopo due anni l’allevamento non c’è più

Renzo aveva iniziato ad allevare pecore un paio di anni fa. «Le avevo messe vicino casa, sei capi in tutto. Mi tenevano pulito anche l’uliveto che ho poco distante ed erano carine da vedere vicino casa, molti che passavano di qui si fermavano a guardarle. Ma dopo l’attacco dei primi di dicembre e questo ultimo, non ci è rimasto più nulla – racconta Renzo – A niente è servita la rete alta due metri, i predatori ne hanno abbattuta una parte e sono entrati. Probabilmente visto anche come ho ritrovato i montoni, ad attaccarli è stato più di un lupo o predatore».

La mattina del 2 gennaio Renzo ha infatti trovato uno degli ultimi due montoni completamente sventrato e l’altro azzannato alla gola.

Per l’imprenditore, che viene da una famiglia di allevatori di chianine ed è sempre rimasto molto attaccato alla campagna, è un duro colpo. «Se questi sono i presupposti – dice – meglio rinunciare. Tutti proteggono i predatori, ma chi protegge i nostri greggi e le nostre famiglie?». 

Coldiretti: «La Maremma è tra le aree più colpite d’Italia»

L’episodio di Schiantapetto, vicino alle prime abitazioni del centro abitato di Massa Marittima, secondo Coldiretti Grosseto rappresenta ormai una tragica normalità. Branchi di predatori, lupi e ibridi, sono stati visti scorrazzare liberamente anche vicino alle case. «Rappresentano, come mai prima di oggi, un potenziale rischio per la sicurezza pubblica», dicono dall’associazione.

Come ricorda anche Simone Castelli, presidente Coldiretti Grosseto, la Maremma è tra le aree d’Italia più colpite e danneggiate dalla presenza dei predatori. «Le mattanze sono all’ordine del giorno e i pastori sono costretti a cambiare radicalmente metodi di allevamento secolari per queste nostre terre preferendo razze più stanziali – dice Castelli – Se c’era un equilibrio tra uomo e lupo è saltato da un bel pezzo. Ora va ripristinato». 

Verso il declassamento del lupo

Coldiretti si è fatta promotrice di una serie di incontri con la Prefettura propendo anche delle proposte concrete. Dagli interventi mirati di contenimento nelle zone a maggiore intensità predatoria di lupi ed ibridi alla necessità di più risorse per consentire di risarcire, oltre al danno diretto per l’uccisione, quello indiretto causato dalla perdita di latte e dagli aborti. Fino alla richiesta di una revisione di alcuni vincoli sulle recinzioni anti-predazioni.

Tra le opzioni aperte sul tavolo c’è quella proposta dalla Commissione europea di declassare lo status del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”.

Una strada da subito condivisa da Coldiretti Grosseto che parla di situazione insostenibile. «Nel 1973 il lupo era una specie gravemente minacciata, gli esemplari censiti erano solo 100 – dice Castelli – l’ultimo censimento dell’Ispra ha di fatto certificato che non sono più una specie a rischio di estinzione».

«Il progetto di ripopolamento ha funzionato talmente bene che oggi gli esemplari hanno portato ad uno squilibrio – conclude – L’aumento del numero di predatori è inversamente proporzionale a quello degli allevamenti. Questa crescita ora va riequilibrata affrontando ed osservando il problema dal punto di vista della scienza e non dell’emotività. Declassare il lupo dal suo attuale stato di protezione è sicuramente un pezzo di strada da percorrere. Serve più coraggio nell’attuare ciò che la legislazione permette già oggi di fare attraverso la direttiva Habitat».

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