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Abusa della figlia della compagna mentre dorme, condannato

Scoperto dalla madre della ragazza e cacciato da casa: gli abusi cominciati mentre la donna andava all’ospedale a fare la chemioterapia. Maxi risarcimento, pagherà 50.000 euro alla ventenne
L’aula d’assise del tribunale di Grosseto

MONTE AMIATA. «Non so cosa mi abbia detto la testa, volevo solo svuotare i c….». C’è tutta la violenza che si possa pensare nella frase pronunciata da un uomo di 47 anni alla sua compagna, al culmine della lite scoppiata dopo che la donna lo aveva trovato a cavalcioni su sua figlia mentre si masturbava. 

La ragazza stava dormendo quando l’uomo era entrato, all’alba, nella sua camera. Le aveva abbassato i pantaloni del pigiama e le mutande e aveva cominciato a toccarla quando era stato sorpreso dalla madre della ragazza. Il quarantasettenne si era rimesso subito il pigiama ed era uscito dalla stanza della giovane, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni. La donna lo aveva affrontato, tirandogli prima un pugno in faccia. Poi, dopo averlo inseguito fino al piano di sotto, chiedendogli spiegazioni, aveva acceso il cellulare per registrarlo: impressa nella fotocamera del telefono, era rimasta quella frase. Agghiacciante. 

Approfitta della ragazza mentre dorme

Era il 24 agosto 2019 quando la donna, mamma di una ragazza di 19 anni, si è presentata al comando dei carabinieri di Grosseto per denunciare il suo convivente, padre di due figli della coppia. La ragazza invece, era nata dalla precedente relazione con il padre della giovane, morto da qualche anno. Ora, dopo questo orribile episodio, la giovane e le due sorelle più piccole hanno perso anche la loro mamma. 

La diciannovenne stava dormendo e non si era accorta di nulla. L’uomo aveva detto alla sua compagna che era la prima volta che faceva una cosa del genere anche se la donna lo aveva visto qualche giorno prima mentre fissava la ragazza che era in bagno in reggiseno. La donna aveva chiuso quindi la porta della stanza, ma lui, con una scusa, l’aveva riaperta.

Di fronte all’orrore per l’immagine che aveva visto quel mattino, le era anche venuto in mente che un anno prima aveva visto il suo compagno uscire dalla camera della giovane, sudato e con il fiato corto. Alla sua richiesta di spiegazioni, l’uomo le aveva detto che aveva sentito un rumore ed era andato a controllare. 

La mattina in cui la donna aveva scoperto l’abuso, dopo aver colpito il suo compagno con una stampella era andata in cucina e aveva afferrato un coltello: voleva usarlo per colpirlo ma poi non ne aveva avuto il coraggio. Dopo averlo cacciato di casa, il quarantasettenne era tornato indietro, dicendo alla sua compagna che era affamato e che voleva fare colazione. La donna quindi, lo aveva di nuovo buttato fuori da casa. 

Attenzioni morbose mentre la compagna si sottopone alla chemio

La ragazza, assistita dall’avvocata Laura Parlanti, ha raccontato al sostituto procuratore Giampaolo Melchionna che le attenzioni morbose dell’uomo, accompagnate da alcuni atteggiamenti a carattere sessuale, erano cominciato quando il 47enne aveva smesso di accompagnare la sua compagna a Siena per sottoporsi alla chemioterapia

Qualche volta, aveva raccontato la ragazza al pm, le aveva toccato il seno, altre volte se lo era trovato sdraiato accanto a letto. In qualche occasione, l’uomo le sarebbe salito addosso e le avrebbe alzato la maglia del pigiama. La ragazza aveva deciso di raccontare tutto a sua madre, ma lui l’aveva bloccata, approfittando dello stato confusionale nel quale versava la donna a causa delle chemio, e l’aveva portata in un’altra stanza, dove l’aveva colpita con uno schiaffo minacciandola, dopo averla presa per i capelli. 

«È violenza sessuale aggravata»

Non ha dubbi il giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci, che ha celebrato il processo con rito abbreviato nei confronti dell’uomo. Quella subita dalla ragazza è stata una violenza sessuale aggravata. E a dimostrarlo è proprio la frase choc che l’uomo ha pronunciato alla sua compagna: frase che «prova senza possibilità di smentita – scrive il giudice nelle motivazioni della sentenza – la piena consapevolezza da parte sua della finalità sessuale del gesto». 

Quella notte, il quarantasettenne, difeso dall’avvocata Valentina Chech, aveva compiuto una vera e propria violenza sessuale sulla ragazza. «Vi è stato un vero e proprio atto di violenza fisica sul corpo della vittima – scrive ancora il gip – contro la volontà di quest’ultima. La violenza, infatti, non è configurabile soltanto nelle ipotesi in cui il soggetto attivo agisce contro il dissenso esplicito della vittima, ma anche in quelle in cui il dissenso sia comunque presumibile in relazione al contesto in cui viene compiuto l’atto, come evidentemente si deve ritenere nel caso in cui questo venga commesso su una persona che dorme».  

Proprio per questo, e perché l’uomo non ha mai fatto alcun cenno i pentimento, il giudice non ha riconosciuta all’uomo alcuna attenuante: il quarantasettenne è stato condannato a quattro anni e otto mesi di carcere oltre al pagamento delle spese processuali. L’uomo è stato anche interdetto in perpetuo da qualunque ufficio di tutela, curatela e amministrazione di sostegno e da ogni incarico nelle scuole oltre che da ogni servizio in istituzioni pubbliche e private frequentate da minori e interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. 

 A questa si è aggiunta anche la condanna a risarcire la ragazza per 50.000 euro oltre a rifondere le spese di lite. 

 

 

 

 

 

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