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A 27 anni su Forbes grazie all’amore per la finanza

Il nome di Riccardo Vanelli è stato inserito tra quello dei 100 under 30 più influenti d’Italia per la prestigiosa rivista. L’emozione del giovane manager: «Ho cercato di capire se si trattasse di omonimia»
Riccardo Vanelli e la rivista Forbes
Riccardo Vanelli, fra i 100 under 30 più influenti d’Italia per Forbes

GROSSETO. 27 anni, grossetano, Riccardo Vanelli è stato inserito dalla prestigiosa rivista Forbes fra i 100 under 30 più influenti d’Italia. Nel campo della finanza sono in 12 quelli scelti dalla rivista, fra cui Riccardo.

Riccardo Vanelli è senior investment analyst di Iag – Italian Angels for Growth, la più grande associazione di business angels ed investitori in Italia.

Riccardo è laureato in Economia e Management, con un master a pieni voti in Amministrazione, finanza e controllo alla Luiss Guido Carli. Nel 2019 durante lo scambio Erasmus in Norvegia si avvicina al mondo del venture capital collaborando con una startup di Oslo. Dopo un’esperienza nel mondo della consulenza strategica (Ernst & Young), entra in Iag nel 2020. Lancia nel 2022 Eden Ventures, ricoprendo la posizione di venture partner.

Il 27enne che fa crescere le startup

«Faccio parte di un team di investimento di Iag, Italian Angels for Growth, che è uno dei principali network in Italia di “business angels” professionali – spiega Riccardo – In sostanza persone fisiche, ma anche corporate, che vogliono investire e che vogliono avvicinarsi al mondo del venture capital (l’apporto di capitale di rischio da parte di un fondo di investimento per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo, ndr). Investiamo in tutte le fasi, sia in Italia che all’estero».

In sostanza, Iag rappresenta un po’ il “carburante” sia delle start-up che delle piccole aziende innovative.

Ma Iag ha due tipi di interlocutori: «Da una parte ci sono le start-up che hanno bisogno di finanziamenti – aggiunge – dall’altro gli “angels”, cioè le persone fisiche e le corporate che si possono associare. Le start-up sono per lo più italiane, molto variegate sia per il settore che per le zone».

Quindi valutate soprattutto le persone, il team?

«Noi vediamo tantissime società durante l’anno, è chiaro che se vediamo qualcosa di innovativo ci poniamo maggiore attenzione. Grazie al nuovo veicolo “Eden Venture”, da quest’anno Iag potrà mettersi al servizio anche di startup in fase pre-seed, al fine di fornire non solo capitali, ma soprattutto network e supporto allo sviluppo delle competenze del team. Peraltro siamo molto veloci, dalla prima call al nostro “ok siamo a bordo”, di solito passa un mese, non di più».

Favorire l’accesso degli universitari nel mondo del venture

Non ci sono solo Iag ed Eden Venture nella vita di Riccardo. Il ventisettenne è anche nel board di Baby Vc, un’organizzazione non governativa francese che serve per aiutare gli studenti universitari a cominciare a lavorare nel settore delle venture capital. 

«Quando racconto ai miei amici di cosa mi occupo – dice Riccardo – spesso mi guardano spaesati. È vero, è un settore un po’ particolare il mio, al quale mi sono avvicinato quando sono stato a fare lo scambio in Norvegia prima della laurea. È là che ho lavorato con le prime start up ed è là che mi sono appassionato e che ho deciso di iniziare questo percorso». 

Con Iag, Riccardo si occupa di ogni genere di start up: dal settore cibo a quello dedicato all’intelligenza artificiale, fino al fintech. «Mi occupo specificatamente di quest’ultimo – spiega – ovvero di quelle società che sviluppano tecnologie per il settore finanziario»

Ed è grazie alle sue capacità, che si è ritrovato tra i 100 under 30 più influenti d’Italia. 

Via da Grosseto per finire su Forbes

Riccardo, prima di trasferirsi a Milano, ha vissuto a Roma. Per studiare alla Luiss e poi per lavorare. Ora, a 27 anni è finito sulla prestigiosa rivista. «È stata una mia collega, che lavora per un altro fondo, a mandarmi la pagina di Forbes – spiega – Lì per lì non ci credevo, pensavo si trattasse di un’omonimia. Mi sono messo a cercare ovunque un altro me, ma alla fine ero davvero io». 

Vanelli si è diplomato al liceo scientifico a Grosseto, poi ha frequentato la Luiss a Roma. Ora vive a Milano, ma spesso viaggia per il mondo per incontrare gli imprenditori che si rivolgono alla società per la quale lavora. Ma Grosseto, la sua città, se la porta sempre nel cuore

«Torno spesso perché qua ho la mia famiglia, alla quale sono molto legato – dice il manager – Mi dispiace essere così lontano da loro, come mi dispiace vivere in una città, Milano, che non offre la stessa qualità della vita». 

Il mare, la natura, mamma Donatella, babbo Daniele e le sorelle Carolina e Margherita. È questo tutto quello che manca a Riccardo, a Milano. «Quello che invece non mi è dispiaciuto lasciare – dice – è il poco dinamismo, il fatto che ci sia solo una succursale dell’Università di Siena che penalizza anche la città». 

Dinamismo che si traduce oggi, nella vita di Riccardo, con la sveglia impostata prima delle 7, l’allenamento in palestra e la giornata di lavoro che comincia alle 9. Meeting, incontri con gli imprenditori, studi di fattibilità. «È questa la parte più bella del mio lavoro – dice ancora – il continuo confrontarsi con esperienze e persone diverse». 

 

 

 

 

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