GROSSETO. La transizione energetica è un interesse fondamentale. Ma non può cancellare automaticamente un altro bene protetto dalla Costituzione: il paesaggio. Compreso quello delle campagne. È un principio destinato a pesare nel dibattito sulla corsa alle rinnovabili in territori come la Maremma e la Val di Cornia quello ribadito dalla Corte costituzionale con la sentenza 156 del 2026.
Perché proprio qui, negli ultimi anni, sono arrivati progetti fotovoltaici e agrivoltaici per centinaia di megawatt e centinaia di ettari di territorio.
La Consulta ha confermato la legittimità dei limiti imposti agli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle aree agricole e ha messo nero su bianco un principio particolarmente significativo: l’interesse alla realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili non può essere considerato sempre e automaticamente prevalente rispetto alla tutela del paesaggio.
E nel concetto di paesaggio, sottolineano i giudici costituzionali, rientra anche quello agrario.
Ma la sentenza non cancella con un colpo di spugna i grandi progetti già presentati in Maremma e Val di Cornia. Anzi, entrando nelle date dei singoli procedimenti emerge uno scenario molto più complesso. E, in qualche caso, sorprendente.
Il limite ai pannelli a terra nei campi
Il punto di partenza è il decreto Agricoltura del 2024. Dal 16 maggio di quell’anno la normativa nazionale ha introdotto forti limitazioni alla realizzazione nelle zone classificate agricole degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra.
Non significa, però, che sia vietato produrre energia solare nelle campagne.
La normativa prevede eccezioni e soprattutto distingue il fotovoltaico tradizionale dall’agrivoltaico, nel quale i pannelli devono essere installati in modo da consentire la prosecuzione dell’attività agricola o pastorale.
C’è poi un altro elemento fondamentale: la nuova disciplina ha fatto salve le procedure abilitative, autorizzative o di valutazione ambientale già avviate prima della sua entrata in vigore. Ed è proprio qui che la situazione di Maremma e Val di Cornia diventa particolarmente interessante.
Campiglia, quasi 113 ettari e oltre 97mila pannelli
Uno dei progetti più grandi è quello denominato “Campiglia”. Non è classificato come agrivoltaico ma come fotovoltaico. Il progetto prevede una potenza di circa 67 MWp e 63,5 MW in immissione, con 97.104 moduli.
La superficie catastale indicata dal Comune di Campiglia Marittima arriva a circa 112,95 ettari.
Numeri enormi. Ma c’è una data che cambia completamente la lettura del procedimento. L’istanza di Valutazione di impatto ambientale è stata presentata il 4 aprile 2024 e perfezionata il 9 maggio.
Il decreto che ha introdotto la stretta sul fotovoltaico a terra nelle aree agricole è entrato in vigore il 16 maggio.
Il procedimento di Campiglia, dunque, era già stato avviato. Per questo sarebbe sbagliato sostenere che la nuova sentenza della Corte costituzionale determini automaticamente lo stop al progetto.
Franciana, la domanda presentata due giorni prima
Ancora più particolare è la storia dell’impianto di Franciana, nel territorio di Piombino. Negli atti del Comune di Campiglia Marittima viene descritto espressamente come un «impianto fotovoltaico a terra in area agricola».
La potenza prevista è di circa 22 MWp, distribuiti su una superficie di oltre 31 ettari. Il progetto originario prevede quattro sottocampi e quasi 32mila moduli fotovoltaici, mentre le opere necessarie alla connessione interessano anche i territori di Campiglia Marittima e Suvereto.
Anche qui è la data a raccontare una parte importante della storia. L’istanza risulta presentata il 14 maggio 2024. La nuova normativa entra in vigore il 16 maggio. Appena due giorni dopo.
Una coincidenza temporale che non consente naturalmente di stabilire alcun collegamento tra la presentazione del progetto e l’imminente modifica normativa, ma che produce oggi un effetto giuridicamente rilevante: il procedimento era già stato avviato quando il nuovo limite nazionale è entrato in vigore.
E nel 2026 l’iter di Franciana è ancora arrivato all’esame della Conferenza dei servizi regionale.
A Manciano 85 megawatt, ma l’iter nasce nel 2023
La stessa questione si presenta per uno dei più grandi progetti della provincia di Grosseto. È Solar Hills, nel territorio di Manciano. Il progetto fotovoltaico ha una potenza di oltre 85 MW e la sua procedura di Valutazione di impatto ambientale risale addirittura al primo agosto 2023.
Quasi dieci mesi prima dell’entrata in vigore del decreto Agricoltura.
La Via si è poi conclusa nell’aprile 2025 con giudizio positivo accompagnato da prescrizioni e raccomandazioni.
Anche in questo caso, quindi, la sentenza della Consulta non equivale allo stop del progetto. Ma il principio affermato dai giudici costituzionali assume comunque un peso particolare in un territorio dove proprio l’impatto delle grandi infrastrutture energetiche sul paesaggio rurale è da tempo al centro del confronto.
La Consulta: anche quello agrario è paesaggio
È probabilmente questo il passaggio politicamente e territorialmente più importante della sentenza. La Corte costituzionale chiarisce che la necessità di raggiungere gli obiettivi di produzione energetica da fonti rinnovabili non determina una prevalenza automatica su ogni altro interesse costituzionalmente protetto.
Tra questi c’è il paesaggio.
E il paesaggio tutelato dall’articolo 9 della Costituzione non è soltanto quello monumentale, storico o eccezionale. C’è anche quello agrario.
Un principio particolarmente significativo per territori nei quali campi coltivati, oliveti, vigneti, pascoli e spazi rurali costituiscono non soltanto un’attività economica, ma una parte essenziale dell’identità paesaggistica.
Rugginosella, dal “parco solare” all’agrivoltaico
A Grosseto c’è poi un caso che racconta bene quanto velocemente stia cambiando il settore. Nel febbraio 2025 viene presentato al ministero dell’Ambiente il progetto “Parco Solare GR Rugginosella”. La potenza prevista è enorme: 84,89 MWp, accompagnati da un sistema di accumulo da oltre 80 MW.
Quella procedura viene però archiviata.
Nel 2026 Rugginosella torna nei procedimenti della Regione Toscana, ma con caratteristiche differenti. Adesso viene definito espressamente «impianto agrivoltaico» e la potenza prevista scende a 66,43 MWp, con un sistema di accumulo da 61,80 MW.
Non ci sono elementi per sostenere che la trasformazione del progetto sia stata determinata dalle modifiche normative introdotte nel 2024.
Il dato oggettivo resta però significativo: il grande parco solare presentato dopo l’introduzione dei nuovi limiti viene archiviato e il progetto successivo viene qualificato come agrivoltaico.
L’agrivoltaico corre in tutta la Maremma
Ed è proprio l’agrivoltaico ad aver assunto un ruolo centrale nei nuovi progetti.
Nel territorio di Grosseto risultano procedimenti per Poggione, circa 45,8 MWp; Braccagni, circa 38,5 MWp; Grosseto Alfepo, oltre 68 MWp, oltre ad altri progetti.
A Gavorrano un impianto agrivoltaico supera i 44 MWp, mentre tra Campagnatico e Roccalbegna il progetto significativamente chiamato “Maremma” arriva a circa 45,6 MWp.
A Castiglione della Pescaia c’è Campo Lombardo, 17,8 MWp e circa 26 ettari nella piana di Pian di Rocca, sul quale il Comune ha espresso parere contrario richiamando proprio la tutela dell’agricoltura, del paesaggio e del sistema turistico.
Anche a Manciano, accanto al grande Solar Hills, sono in gioco ulteriori progetti agrivoltaici.
In Val di Cornia decine di ettari sotto i pannelli
Lo stesso scenario si ripete nella Val di Cornia. Accanto ai due grandi progetti fotovoltaici di Campiglia e Franciana ci sono numerosi impianti classificati come agrivoltaici.
A Campo alla Croce, nella zona di Venturina, il progetto Sorgenia prevede circa 16,17 MWp su oltre 27 ettari agricoli.
Tra Suvereto e Campiglia un altro progetto arriva a circa 37,5 MWp su quasi 58 ettari, con oltre 56mila moduli bifacciali e un progetto agricolo che prevede anche un oliveto intensivo.
A Piombino, nell’area Alturetta-Paduletto, è in valutazione un agrivoltaico da oltre 32 MW.
A Montegemoli un altro progetto arriva a circa 23,7 MW, accompagnato da un sistema di accumulo. Numeri che, sommati, mostrano quanto la trasformazione energetica del territorio sia già in corso.
Rinnovabili e paesaggio, il nuovo equilibrio
La sentenza della Corte costituzionale non ferma dunque automaticamente i grandi impianti di Maremma e Val di Cornia. Sarebbe sbagliato sostenerlo.
Molti sono agrivoltaici. Altri possono ricadere nelle aree considerate idonee dalla legge. E alcuni dei più grandi progetti fotovoltaici tradizionali hanno iniziato il proprio percorso amministrativo prima dell’entrata in vigore della stretta del maggio 2024.
Ma la Consulta fissa un principio destinato ad accompagnare i prossimi procedimenti. La produzione di energia rinnovabile è essenziale per la transizione energetica, ma non è un interesse che cancella automaticamente tutti gli altri.
Dall’altra parte della bilancia resta il paesaggio. Anche quando quel paesaggio è fatto semplicemente di campi.



