Cesare Scanu morto a Versegge, oltre mezzo milione alla famiglia | MaremmaOggi Skip to content

Muore falciando l’erba nel deposito militare, dopo 7 anni la sentenza: oltre mezzo milione alla famiglia

Cesare Scanu morì nel 2019 a Versegge dopo essere rimasto impigliato in un cavo agganciato dalla falciatrice. Il Tribunale divide le responsabilità: 50% al militare che aveva organizzato il lavoro, 25% al conducente del trattore e 25% alla vittima
La strada militare che dal Madonnino porta alle Versegge e il tribunale di Firenze
La strada militare che dal Madonnino porta alle Versegge e il tribunale di Firenze

GROSSETO. Era nascosto dall’erba. La falciatrice lo agganciò e quel cavo, in pochi istanti, si trasformò in una trappola mortale. Cesare Scanu perse la vita così, il 21 maggio 2019, mentre partecipava al taglio dell’erba all’interno del deposito militare di Versegge. Aveva 71 anni, ma ancora lavorava.

A più di sette anni dalla tragedia, la seconda sezione civile del Tribunale di Firenze ha stabilito le responsabilità e quantificato i risarcimenti: al coniuge e ai figli della vittima spettano complessivamente oltre mezzo milione di euro.

La sentenza ricostruisce anche ciò che accadde quella mattina e restituisce un quadro molto più preciso rispetto alle prime notizie circolate subito dopo l’incidente: dalle condizioni del trattore e della falciatrice fino all’organizzazione di quel lavoro all’interno dell’area militare.

A distanza di oltre sette anni da quella mattina, sulla morte dell’uomo è arrivata una sentenza della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze. I giudici hanno stabilito le responsabilità e quantificato il risarcimento dovuto alla famiglia: complessivamente oltre mezzo milione di euro al coniuge e ai figli della vittima.

Il cavo nascosto nell’erba e la falciatrice

Scanu, sardo e legato a Olbia, si trovava all’interno dell’area militare per partecipare ai lavori di taglio dell’erba.

Il trattore era condotto da un’altra persona. Dietro al mezzo si trovava Scanu, che si occupava anche della pulizia del materiale dopo il passaggio della macchina.

Durante il lavoro, la parte rotante della falciatrice collegata al trattore intercettò un cavo che si trovava a terra ed era nascosto dalla vegetazione.

Era nei pressi di una garitta ormai in disuso, alla quale risultavano collegati un cavo d’acciaio e un corrugato contenente un cavo telefonico. Una parte era libera e appoggiata sul terreno, praticamente invisibile sotto l’erba.

Quando la falciatrice lo agganciò, il cavo venne trascinato dal movimento del macchinario. Scanu rimase impigliato e non riuscì a liberarsi.

I soccorsi non poterono salvarlo.

Le prime notizie parlavano di un trattore ribaltato

Nelle ore immediatamente successive alla tragedia la dinamica non era ancora chiara.

Le prime ricostruzioni parlarono infatti di un trattore ribaltato e indicarono lo stesso Scanu come conducente del mezzo. Gli accertamenti successivi hanno consentito di delineare diversamente quanto avvenuto.

Già nelle ore successive all’incidente era emerso un elemento destinato a diventare centrale nella ricostruzione: la presenza di quel grosso cavo d’acciaio sul terreno, che sarebbe stato agganciato dal macchinario durante il taglio dell’erba.

Scanu era arrivato dalla Sardegna per lavorare nell’area di Versegge e, secondo quanto emerse all’epoca, durante i periodi di lavoro faceva la spola tra la Maremma e Olbia.

«Trattore in cattive condizioni, falciatrice non omologata»

Il procedimento civile ha messo sotto la lente anche le condizioni dei mezzi utilizzati per eseguire il lavoro.

Secondo quanto riportato nella decisione del Tribunale, il trattore era in cattive condizioni di manutenzione e non a norma, mentre la falciatrice non risultava omologata.

Ma c’è un altro aspetto rilevante nella vicenda.

Per quel lavoro non sarebbe esistito un accordo formale con la pubblica amministrazione. L’organizzazione dell’attività sarebbe invece derivata da un’intesa personale con il militare che aveva incaricato Scanu, all’epoca già pensionato, di partecipare al taglio dell’erba e ne aveva consentito l’ingresso nell’area.

Elementi sui quali i giudici hanno costruito la ripartizione delle responsabilità.

Le responsabilità divise tra tre persone

La sentenza attribuisce la quota maggiore di responsabilità al militare che aveva organizzato il lavoro.

La ripartizione stabilita dal Tribunale è precisa: 50% al militare, 25% al conducente del trattore e 25% allo stesso Scanu.

Secondo i giudici, dunque, anche la condotta del conducente del mezzo agricolo contribuì al verificarsi dell’incidente. Allo stesso tempo è stato riconosciuto un concorso della vittima, ma in misura inferiore rispetto alla responsabilità attribuita a chi aveva organizzato l’attività e consentito l’accesso all’area.

Oltre mezzo milione alla famiglia

Sette anni dopo quella mattina di maggio, il procedimento civile è arrivato alla quantificazione del danno.

Al coniuge e ai figli di Cesare Scanu sono stati riconosciuti risarcimenti che, complessivamente, superano il mezzo milione di euro.

Il Tribunale non ha invece riconosciuto il risarcimento richiesto dai nipoti della vittima.

Si chiude così, almeno sul fronte di questo giudizio civile, un altro capitolo della tragedia avvenuta il 21 maggio 2019 nel deposito militare di Versegge: una morte provocata da una concatenazione di circostanze e condotte che la sentenza, a distanza di anni, ha ricostruito attribuendo a ciascuno la propria quota di responsabilità.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati

Sono sempre meno le notti in estate in cui la temperatura cala

C’era un tempo in cui d’estate la notte rinfrescava: i numeri mostrano quanto è cambiato il clima

Alla fine degli anni Settanta Grosseto visse cinque anni consecutivi senza una sola giornata sopra i 34 gradi. Oggi il caldo estremo è molto più frequente e nell’estate 2026 sono state registrate 68 notti tropicali. Abbiamo messo insieme mezzo secolo di dati per capire come è cambiato il clima della Maremma, mentre Copernicus certifica l’estate più calda mai registrata nell’Europa occidentale

Leggi di più