ORBETELLO. La questione, adesso, è molto più grande della riorganizzazione della chirurgia. Perché sul tavolo non c’è più soltanto da decidere quali interventi continueranno a essere eseguiti al San Giovanni di Dio, ma quale dovrà essere il ruolo dell’ospedale di Orbetello nella sanità maremmana dei prossimi anni.
È questo uno dei passaggi più importanti emersi dalla riunione congiunta delle Conferenze dei sindaci delle due zone-distretto della provincia di Grosseto, dalla quale è arrivata la proposta di costruire un vero e proprio Patto per la salute della Maremma.
Un accordo che dovrà mettere insieme i cinque ospedali della provincia – Misericordia di Grosseto, San Giovanni di Dio di Orbetello, Sant’Andrea di Massa Marittima, ospedale di Pitigliano e presidio di Castel del Piano – stabilendo per ciascuno funzioni, personale, investimenti e prospettive.
E per la Costa d’Argento significa soprattutto una cosa: il futuro del San Giovanni di Dio dovrà essere discusso dentro questa nuova mappa della sanità provinciale.
Prima i numeri, poi le decisioni
È un cambio di metodo importante.
I sindaci chiedono che prima di modificare l’organizzazione dei singoli servizi vengano messi sul tavolo numeri, personale disponibile, posti letto, attività chirurgica, utilizzo delle sale operatorie, liste d’attesa, trasferimenti dei pazienti, investimenti e risorse necessarie.
Solo dopo aver ricostruito questo quadro si potrà decidere come organizzare la rete.
È proprio da qui che nasce il Patto per la salute della Maremma: dalla richiesta di non affrontare più separatamente il destino dei singoli ospedali, ma di stabilire quale funzione ciascun presidio debba svolgere all’interno di una rete provinciale.
La delibera 901 e la riorganizzazione della chirurgia
All’origine del confronto resta la delibera 901 del 28 agosto 2026 dell’Azienda Usl Toscana Sud Est, relativa alla riorganizzazione della rete chirurgica.
Il documento approvato dai sindaci chiede che la riorganizzazione non venga attuata fino alla conclusione del confronto con la Conferenza dei sindaci e che nel frattempo venga aperto un tavolo nel quale l’Asl metta a disposizione tutti i dati necessari per valutare gli effetti delle scelte.
La stessa assessora regionale alla sanità Monia Monni ha ricordato che la delibera ha natura programmatoria e che il confronto non è concluso.
La partita, quindi, resta aperta. E per Orbetello non riguarda più soltanto ciò che potrebbe cambiare in chirurgia.
Quale sarà il ruolo dell’ospedale di Orbetello
È questo il punto centrale.
Il San Giovanni di Dio viene inserito insieme agli altri quattro ospedali in una rete provinciale nella quale i presidi non dovranno necessariamente fare tutti le stesse cose, ma avere funzioni differenti e complementari.
Il Misericordia di Grosseto dovrà sviluppare ulteriormente le attività ad alta complessità, le specializzazioni e le tecnologie avanzate. Ma contemporaneamente gli ospedali territoriali dovranno essere messi nelle condizioni di svolgere realmente le funzioni loro assegnate, con personale, risorse, investimenti e volumi di attività adeguati.
Ed è esattamente qui che si apre la partita del San Giovanni di Dio.
Quali attività dovranno essere garantite a Orbetello? Quale chirurgia resterà? Quale personale servirà? Quanti posti letto saranno necessari? E quali investimenti dovranno essere fatti per mantenere un ospedale capace di rispondere alle necessità della Costa d’Argento?
Sono queste le domande alle quali il nuovo confronto dovrà dare risposte concrete.
Per la Costa d’Argento la distanza diventa un fattore sanitario
C’è poi un principio che potrebbe avere un peso particolare proprio per Orbetello: la distanza geografica deve essere considerata un fattore sanitario.
La provincia di Grosseto ha caratteristiche difficilmente assimilabili a quelle di territori più densamente popolati: grandi distanze, aree interne, bassa densità abitativa, popolazione anziana e località che durante l’estate vedono crescere enormemente il numero delle persone presenti.
Per questo, nella futura organizzazione sanitaria, non potranno essere considerati soltanto i volumi delle prestazioni.
Dovranno entrare nelle valutazioni anche i tempi necessari per raggiungere un ospedale, le distanze, la viabilità e la necessità di garantire cure sufficientemente vicine ai cittadini.
Per la Costa d’Argento è un passaggio decisivo.
Il San Giovanni di Dio non è soltanto un ospedale collocato all’estremità meridionale della provincia: è il presidio di riferimento di un territorio vasto, con distanze importanti dal capoluogo e una popolazione che nei mesi estivi aumenta sensibilmente.
Non soltanto chirurgia: sul tavolo finisce l’intero ospedale
Il Patto della Maremma allarga dunque inevitabilmente l’orizzonte.
Non si discuterà soltanto delle sale operatorie, ma del ruolo complessivo dell’ospedale di Orbetello: personale, posti letto, investimenti, attività, liste d’attesa, trasferimenti dei pazienti e rapporti con gli altri presidi.
E la rete ospedaliera dovrà a sua volta integrarsi con quella territoriale, dalle Case della Comunità agli Ospedali di Comunità, passando per medicina generale, infermieristica di famiglia e comunità, assistenza domiciliare e telemedicina.
L’obiettivo dichiarato è costruire una rete nella quale l’alta complessità venga rafforzata a Grosseto senza lasciare scoperti i territori più lontani.
La partita adesso è sul futuro del San Giovanni di Dio
Per Orbetello, quindi, il confronto cominciato sulla chirurgia apre una questione ancora più importante.
Che ospedale sarà il San Giovanni di Dio tra cinque o dieci anni?
Quali prestazioni potranno trovare i cittadini senza essere costretti a raggiungere Grosseto? Quali professionalità lavoreranno nel presidio? Quali servizi dovranno essere garantiti tutto l’anno e quali dovranno essere dimensionati anche sul fortissimo aumento delle presenze estive?
Il Patto per la salute della Maremma dovrà servire proprio a rispondere a queste domande.
Perché dopo settimane di discussioni sulla delibera 901, la questione si è allargata: non si tratta più soltanto di stabilire cosa cambierà nella chirurgia di Orbetello. Si tratta di decidere quale futuro avrà il suo ospedale.





