Franciana, il maxi agrivoltaico va avanti: tre progetti Iren ridisegnano la Val di Cornia | MaremmaOggi Skip to content

Franciana, il maxi agrivoltaico va avanti: tre progetti Iren ridisegnano la Val di Cornia

Franciana è arrivato alla prima Conferenza dei servizi: 21,32 MWp tra Piombino, Campiglia e Suvereto. Insieme ai progetti Campiglia e Suvereto, Iren arriva a quasi 126 MWp. Sul tavolo paesaggio, archeologia, agricoltura, Orti-Bottagone ed effetto cumulativo degli impianti
Un impianto agrivoltaico e la mappa dell'impianto Franciana
Un impianto agrivoltaico e la mappa dell’impianto Franciana

PIOMBINO. Quasi 126 megawatt di potenza, tre grandi progetti e un territorio compreso tra Piombino, Campiglia Marittima e Suvereto. Per capire davvero che cosa sta succedendo nelle campagne della Val di Cornia bisogna mettere insieme procedimenti che fino ad oggi hanno viaggiato separatamente.

Uno è Franciana, il maxi impianto di Iren che dopo le criticità emerse nel 2024 è tornato sotto forma di agrivoltaico da 21,32 MWp ed è arrivato, il 30 luglio 2026, alla prima Conferenza dei servizi istruttoria convocata dalla Regione Toscana.

Ma Franciana è soltanto un pezzo del mosaico. Perché alla stessa società fanno capo anche Campiglia, da 67 MWp, e Suvereto, da 37,5 MWp. La somma porta a 125,82 MWp e soprattutto apre una questione che va oltre i singoli impianti: quale sarà l’effetto complessivo di questa concentrazione sul territorio della Val di Cornia?

Franciana arriva alla Conferenza dei servizi

La novità più recente riguarda proprio Franciana. Il progetto sottoposto a Valutazione di impatto ambientale è quello di un impianto agrivoltaico da 21,32 MWp, con 20 MW di potenza in immissione, da realizzare nel comune di Piombino.

Le opere necessarie per collegarlo alla rete di trasmissione nazionale interessano però anche Campiglia Marittima e Suvereto.

Il 25 giugno 2026 il settore Valutazione impatto ambientale della Regione ha convocato per il 30 luglio la prima seduta della Conferenza dei servizi istruttoria.

Non si tratta di un’autorizzazione definitiva né di un via libera alla costruzione dell’impianto. È un passaggio della procedura di Via nel quale vengono messi insieme contributi, osservazioni e valutazioni degli enti interessati.

E c’è un elemento significativo: nella pagina regionale aggiornata al 21 settembre 2026, Franciana continua a comparire tra i procedimenti con la Conferenza dei servizi, senza che risulti pubblicato un provvedimento conclusivo.

L’iter, dunque, è andato avanti ma non risulta ancora concluso.

Dal fotovoltaico da 22 MW al nuovo agrivoltaico

È una storia cominciata almeno due anni fa. Il primo progetto Franciana presentato nel maggio 2024 prevedeva un impianto fotovoltaico a terra da 22 MWp, suddiviso in quattro sottocampi, su una superficie complessiva indicata negli atti in circa 31,21 ettari.

L’impianto sarebbe sorto in area agricola nel territorio di Piombino, mentre il sistema di connessione avrebbe attraversato anche Campiglia Marittima e Suvereto fino alla rete nazionale.

Ma quella prima versione non superò la verifica ambientale preliminare. Nel novembre 2024 la Regione stabilì infatti che il progetto doveva essere sottoposto alla procedura completa di Valutazione di impatto ambientale.

Non fu una bocciatura definitiva dell’impianto, ma la Regione ritenne che gli elementi raccolti non permettessero di escludere impatti ambientali significativi.

Paesaggio, archeologia e Orti-Bottagone

Le questioni emerse durante quella prima istruttoria erano numerose. Una riguardava il paesaggio e, in particolare, la necessità di considerare anche l’effetto cumulativo prodotto dalla presenza di altri grandi impianti energetici nell’area.

Poi c’era l’archeologia.

La Soprintendenza aveva rilevato come parte delle aree interessate presentasse un rischio archeologico alto o medio, anche in relazione alle evidenze emerse dalle ricognizioni e alla profondità delle opere necessarie per l’installazione delle strutture.

Un altro capitolo riguardava Orti-Bottagone. Il progetto non ricade direttamente nel sito Natura 2000, ma la documentazione della precedente procedura collocava l’impianto a circa 1,44 chilometri dalla zona Padule Orti-Bottagone e a circa 900 metri dall’area contigua della Riserva naturale.

Secondo la Regione, gli studi presentati allora non consentivano di escludere effetti significativi sull’area tutelata. Era emerso anche un problema relativo al rumore notturno in prossimità di uno dei recettori individuati vicino alle opere elettriche.

Da qui la decisione: Franciana doveva affrontare una Via vera e propria.

Il progetto torna come agrivoltaico

Il progetto oggi all’esame della Regione è però cambiato. La potenza è scesa da 22 a 21,32 MWp e soprattutto l’intervento viene ora qualificato come agrivoltaico, quindi come sistema nel quale produzione agricola e produzione di energia devono convivere sulla stessa superficie.

È questa nuova versione che è arrivata alla Conferenza dei servizi del 30 luglio. E proprio sulle opere di connessione resta aperto uno dei fronti più delicati.

Il no di Suvereto

Sul progetto il Comune di Suvereto ha già espresso parere contrario. 

Tra le questioni sollevate dall’amministrazione ci sono l’incompatibilità urbanistica delle opere previste sul proprio territorio, l’adeguatezza della viabilità per i mezzi di cantiere, l’impatto acustico, gli effetti sul paesaggio e l’interessamento di aree agricole riconosciute come Doc e Docg.

Ma Suvereto ha posto soprattutto una questione più generale: secondo il Comune, Franciana non dovrebbe essere valutato senza considerare contemporaneamente gli altri grandi impianti che interessano la stessa porzione di territorio.

Ed è proprio mettendo insieme i procedimenti che cambia la prospettiva.

Non c’è soltanto Franciana

Iren ha infatti altri due grandi progetti nell’area. Il primo è Campiglia, impianto fotovoltaico da 67 MWp di picco e 63,5 MW in immissione, previsto nel territorio di Campiglia Marittima con opere di connessione a Suvereto.

Il procedimento è di competenza statale e risulta ancora in istruttoria tecnica al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

La superficie indicata nei documenti progettuali arriva a circa 112-113 ettari.

Poi c’è il nuovo progetto denominato Suvereto. In questo caso parliamo di un agrivoltaico avanzato da 37,5 MWp, previsto nei territori di Suvereto e Campiglia Marittima.

La superficie agricola complessivamente interessata è indicata dalla Regione in circa 57,7 ettari, suddivisi in cinque aree.

Il progetto prevede 56.808 pannelli bifacciali da 660 watt, montati su inseguitori monoassiali, cioè strutture capaci di modificare l’inclinazione dei moduli seguendo il sole.

Tra una fila e l’altra è previsto uno spazio di 5,5 metri. La componente agricola contempla invece la realizzazione di un oliveto intensivo.

Anche questo procedimento non è concluso: la Regione ha chiesto al proponente integrazioni e chiarimenti sulla documentazione presentata.

Quasi 126 MW nei tre progetti

È la somma a dare la misura di ciò che potrebbe cambiare nella Val di Cornia.

Franciana: 21,32 MWp.

Campiglia: 67 MWp.

Suvereto: 37,5 MWp.

Complessivamente sono 125,82 MWp.

Anche le superfici dichiarate nei diversi procedimenti danno una dimensione del fenomeno: circa 31 ettari erano associati al progetto originario di Franciana, oltre 110 al progetto Campiglia e quasi 58 al progetto Suvereto.

Ma parlare semplicemente di “200 ettari di pannelli” sarebbe sbagliato.

Le superfici indicate nei procedimenti rappresentano infatti le aree complessivamente interessate dai progetti e non necessariamente quelle materialmente ricoperte dai moduli fotovoltaici. Nel caso degli agrivoltaici, inoltre, una parte del terreno deve continuare ad avere una funzione agricola.

Resta però un dato territoriale evidente: i tre progetti insistono sullo stesso comprensorio e le loro infrastrutture convergono verso il sistema elettrico della stazione Cornia di Suvereto.

La partita della Val di Cornia

Da una parte c’è la necessità di aumentare rapidamente la produzione di energia da fonti rinnovabili. Dall’altra ci sono Comuni, cittadini e associazioni che chiedono che la transizione energetica tenga conto della vocazione agricola, del paesaggio, delle attività turistiche e della concentrazione degli impianti in una porzione relativamente limitata della Val di Cornia.

La domanda che accompagna Franciana, Campiglia e Suvereto è quindi sempre la stessa: fino a quale punto i singoli progetti possono essere valutati separatamente quando insistono sul medesimo territorio e utilizzano infrastrutture elettriche collegate allo stesso sistema?

È anche uno dei nodi sollevati dal Comune di Suvereto. Intanto Franciana continua il proprio percorso: dopo essere stato obbligato nel 2024 ad affrontare una Valutazione di impatto ambientale completa, il progetto è tornato come agrivoltaico da 21,32 MWp e il 30 luglio 2026 è arrivato alla prima Conferenza dei servizi istruttoria.

La decisione finale, però, non risulta ancora pubblicata.

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