CAMPAGNATICO. Per 147 ore la sua vita è stata un sentiero. Salire, scendere, mangiare qualcosa, fermarsi quando il corpo lo chiedeva davvero. Dormire pochissimo e poi ripartire. Davanti altri chilometri, un altro colle, un’altra notte.
Alla fine Luca Volpe, di Campagnatico, ha percorso 330 chilometri e 24mila metri di dislivello positivo sulle montagne della Valle d’Aosta. In quasi sei giorni ha dormito complessivamente una decina di ore.
Quando è arrivato al traguardo del Tor330 – Tor des Géants, una delle gare di endurance trail più dure al mondo, ha pensato soprattutto a ciò che era servito per arrivare fin lì.
«Ho pianto pensando agli sforzi fatti fino a quel momento. Alla preparazione, alle sveglie, agli allenamenti e a tutto il viaggio».
Perché quei 330 chilometri erano cominciati molto prima della partenza da Courmayeur.
Da Campagnatico alla sfida dei 330 chilometri
Volpe ha avuto anche un passato da dirigente sportivo nella squadra di calcio di Campagnatico. Poi qualcosa è cambiato. Ha cominciato a curare maggiormente l’alimentazione e ad allenarsi. Prima la corsa, poi le maratone e infine distanze sempre più lunghe.
Fino al Tor des Géants.
Il Tor330 parte e termina a Courmayeur e attraversa le Alte Vie della Valle d’Aosta. Sono 330 chilometri con 24mila metri di dislivello positivo, da completare entro un tempo massimo di 150 ore.
Luca Volpe ce ne ha messe 147.
Ed era arrivato sulla linea di partenza con nelle gambe qualcosa che rende l’impresa ancora più difficile da immaginare.
Appena poche settimane prima, il 28 agosto, aveva infatti corso i circa 170 chilometri dell’Ultra-Trail du Mont-Blanc.
«Sono arrivato alla partenza molto stanco – racconta –. Venivo dalla gara da 170 chilometri e lì avevo sofferto di più, anche perché faceva più caldo. Ma fare questa accoppiata era un sogno e volevo provarci».
Non sapeva come avrebbe reagito il suo corpo.
«Stavo bene, ma non sapevo che cosa sarebbe successo dopo 50 o 60 chilometri. Invece, più passavano le ore e meglio stavo. Sentivo che il fisico piano piano si stava rigenerando».
Dieci ore di sonno in quasi sei giorni
Il tempo, al Tor des Géants, diventa una risorsa da amministrare.
Lungo il percorso ci sono basi vita dove gli atleti possono mangiare, cambiarsi, ricevere assistenza e dormire. Ma il cronometro continua a correre e lungo il tracciato devono essere rispettati anche i cancelli orari.
Volpe ha quindi ridotto il sonno al minimo.
In 147 ore ha dormito complessivamente circa dieci ore.
«Dormivo più o meno un’ora e mezza per volta mentre mi massaggiavano – racconta –. Alle basi vita trovi tutto quello di cui hai bisogno, ma sai che hai 150 ore per arrivare in fondo».
Dopo decine di ore sulle gambe, però, non è più soltanto una questione di muscoli.
«Ho provato sensazioni che non avevo mai provato in vita mia. Anche un senso d’impotenza. Ci sono salite pesantissime, colli che sembrano non finire mai. Guardi dove devi arrivare e pensi: “Da laggiù devo arrivare fin lassù?”. Ti senti impotente davanti alla stanchezza. Però continui».
«Dal terzo giorno è diventata una goduria»
Poi succede qualcosa che Volpe stesso probabilmente non si aspettava.
Il corpo si abitua.

«Più passava il tempo e più mi sentivo appagato. Dal terzo giorno è diventata una goduria. Il fisico era ormai abituato, entrava quasi con il pilota automatico. Mi sono goduto la gara, i paesaggi e anche i pensieri».
Il Tor attraversa alcuni dei luoghi più spettacolari della Valle d’Aosta, passando anche attraverso il Parco nazionale del Gran Paradiso e il Parco naturale Mont Avic.
E nonostante al Tor330 partecipino centinaia di persone, sulle montagne si può restare soli per molto tempo.
«Ci sono momenti in cui viaggi completamente da solo in mezzo alla natura. È anche un modo per stare con i propri pensieri».
Due anni prima si era fermato a metà strada
Quel traguardo aveva anche un conto aperto.
Volpe aveva già tentato il Tor des Géants nel 2024. Quella volta il viaggio si era interrotto intorno al 160° chilometro, prima della metà del percorso.
Nel 2025 aveva quindi affrontato una gara di qualificazione. Poi era cominciata la preparazione per il 2026 e per una scommessa ancora più grande: Ultra-Trail du Mont-Blanc e Tor des Géants a poche settimane di distanza.
«Non avevo idea se sarei riuscito a finirle entrambe. Avercela fatta è una soddisfazione totale e completa».
Insieme, le due prove significano circa 500 chilometri e qualcosa come 36mila metri di dislivello positivo.
Tutto era cominciato con una gara da 60 chilometri
Soltanto pochi anni fa un’impresa del genere sarebbe stata difficile da immaginare.
La svolta arriva nel 2023.
Prima c’erano state le maratone, comprese quelle di Milano, Roma e Grosseto. Poi alcuni amici stavano preparando una gara di circa 60 chilometri e Volpe comincia a informarsi.
Scopre un mondo.
Corre la Lavaredo Ultra Trail da 80 chilometri.
«Da lì le lunghe distanze mi sono entrate nel sangue».
Arrivano quindi gare da 100, 120 e 160 chilometri. Il corpo impara progressivamente a sopportare uno sforzo diverso da quello della maratona.
«Questa è una gara di resistenza, con un’intensità più bassa ma mantenuta per un tempo lunghissimo. Con l’esperienza il corpo impara a recuperare e sembra quasi ricordarsi quello che deve fare».
La sveglia alle 5, sette giorni su sette
Ma il Tor non si prepara soltanto sulle montagne.
Per mesi Volpe ha costruito la sua giornata attorno all’allenamento.
«Da aprile ad agosto la sveglia suonava alle 5 del mattino. Da maggio ad agosto mi sono allenato sette giorni su sette, tra corsa e palestra».
Sacrifici che inevitabilmente entrano anche nella vita di chi gli sta accanto.
«Cambiano completamente la routine e coinvolgono anche i rapporti familiari».
Poi arriva il traguardo. E quando finalmente non c’è più un colle da superare, torna tutto insieme.
Le alzatacce. Gli allenamenti. Le gare. Il primo Tor lasciato a metà. I 170 chilometri corsi poche settimane prima. E quei sei giorni sulle montagne.
«Ho pianto pensando agli sforzi fatti fino a quel momento».
Poi Luca è tornato a casa.
E gli è successa una cosa che forse spiega meglio di qualsiasi numero ciò che aveva vissuto.
«Ho sentito perfino nostalgia di quei giorni lassù».
Pesucci: «Una forza mentale fuori dal comune»
A congratularsi con Volpe è stato anche il sindaco di Campagnatico Elismo Pesucci. «Occorrono doti fuori dal comune per affrontare un’impresa di questo livello – dice –. Luca ha dimostrato non solo forza e determinazione, ma anche capacità mentale. Quando sei al limite, disperato per la fatica e lo stress, la mente ti dà la forza per non abbandonare».
A vincere il Tor330 è stato il cinese Jiaju Zhao, che ha completato la gara in 65 ore, 55 minuti e 22 secondi, stabilendo il nuovo record della prova. Sul podio anche Jonathan Schindler e Weiqiang Zhang.
Luca Volpe aveva un’altra gara da vincere.
Quella contro quei 330 chilometri che due anni prima non gli avevano permesso di arrivare fino in fondo.
Questa volta, dopo 147 ore, il traguardo era ancora lì. E Luca lo ha attraversato.




