È morto Carlo Innocenti, storico gestore dei locali dell'Amiata | MaremmaOggi Skip to content

Addio a Carlo Innocenti, fece ballare intere generazioni: dai Capenti al mitico Summertime

È morto a 86 anni uno dei protagonisti della vita di Arcidosso. Dagli anni Settanta fece ballare generazioni di giovani al Carlos Club dei Capenti, al Faggio Rosso e al Summertime. Fu anche fabbro, operatore cinematografico, documentarista e ristoratore
Una veduta di Arcidosso e Carlo Innocenti
Una veduta di Arcidosso e Carlo Innocenti

ARCIDOSSO. Per raccontare Carlo Innocenti, morto oggi all’età di 86 anni, non basta dire che è stato uno storico gestore di locali. Perché per almeno vent’anni, dagli anni Settanta fino ai primi anni Novanta, una parte delle notti, delle estati e dei ricordi di intere generazioni di ragazzi dell’Amiata è passata anche dalle sue idee.

Happening, Jolly, Carlos Club dei Capenti, Faggio Rosso, Summertime. Nomi che oggi raccontano un’altra epoca, quando per andare a ballare ci si spostava da una parte all’altra della montagna e alcuni locali dell’Amiata riuscivano ad attirare giovani anche da molto più lontano.

Innocenti era soprattutto questo: uno che continuava a inventare qualcosa. E quando la stagione delle discoteche è finita, non si è fermato. Perché nella sua vita è stato anche fabbro, operatore cinematografico, documentarista, ristoratore e insegnante di cucina.

A ricordarlo, annunciandone la scomparsa, è il Comune di Arcidosso, che lo definisce «un vulcano di idee, un vero artista e, soprattutto, una persona per bene».

Dai primi locali al Carlos Club dei Capenti

La sua avventura nel mondo dell’intrattenimento cominciò negli anni Settanta. Tra i primi locali ci furono l’Happening e il Jolly, ma il nome rimasto maggiormente legato a quella stagione è probabilmente quello del Carlos Club, la discoteca dei Capenti.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta il locale divenne, secondo la ricostruzione del Comune, un punto di riferimento per i giovani non soltanto dell’Amiata, ma di una parte consistente del Centro Italia.

Erano gli anni nei quali le discoteche rappresentavano uno dei principali luoghi di socialità giovanile e Carlo Innocenti aveva intuito quanto anche un territorio lontano dalle grandi città potesse diventare protagonista della vita notturna. Una capacità che avrebbe continuato a dimostrare anche negli anni successivi.

Dal Faggio Rosso al Summertime

Dopo la chiusura del locale dei Capenti, Innocenti prese in gestione la discoteca del Faggio Rosso, portandola avanti fino ai primi anni Novanta.

Ma alla fine degli anni Ottanta arrivò un’altra delle sue intuizioni: il Teatro Tenda Summertime.

Un locale particolare, legato soprattutto alle estati amiatine, che ancora oggi ritorna nei ricordi di chi quegli anni li ha vissuti. E non soltanto nei ricordi.

Nel 2016, raccontando il progetto di recupero del parco del tennis di Arcidosso, anche le cronache dell’epoca ricordavano quell’area come uno dei luoghi storici dell’aggregazione estiva del paese: prima il campo da tennis, poi il chiosco, il basket e soprattutto il grande tendone dove si ballava e si faceva musica.

Proprio lì aveva trovato casa il Summertime, descritto ancora a distanza di anni come uno dei locali più prestigiosi della provincia di Grosseto. Per chi oggi ha cinquant’anni o sessant’anni, quel nome significa molto più di una discoteca: significa una parte delle estati della propria giovinezza.

Fabbro di mestiere, poi la passione per le immagini

Eppure la notte rappresenta soltanto una parte della storia di Innocenti. Carlo aveva imparato e portato avanti anche il mestiere di famiglia, quello del fabbro. Ma accanto all’artigianato aveva coltivato una passione completamente diversa: quella per le immagini.

Divenne infatti operatore cinematografico professionista e, secondo il ricordo pubblicato dal Comune, nel corso degli anni collaborò con Rai e Mediaset.

Realizzò inoltre numerosi documentari, molti dei quali dedicati proprio all’Amiata e al suo territorio, trasformando la macchina da presa in un altro strumento attraverso il quale raccontare i luoghi ai quali era profondamente legato.

Una caratteristica attraversa così attività apparentemente lontanissime fra loro: la capacità di trasformare una passione in un progetto e di provare continuamente strade nuove.

La Locanda del Prete e la cucina toscana insegnata agli stranieri

Lo dimostra anche l’ultima grande avventura professionale della sua vita. Innocenti riaprì la storica Locanda del Prete, ad Arcidosso, riportando al centro la cucina tradizionale toscana.

L’attività trova traccia anche negli elenchi delle strutture ricettive del territorio, dove compare proprio come “La Locanda del Prete di Innocenti Carlo”. Ma anche in questo caso Carlo non si limitò a gestire un locale.

Accanto alla ristorazione sviluppò infatti corsi e lezioni di cucina rivolti soprattutto ai turisti stranieri.

Una vecchia pubblicazione turistica internazionale dedicata alle vacanze culinarie in Italia raccontava la Locanda del Prete come una piccola attività familiare sulle colline del Monte Amiata e presentava Innocenti come proprietario e cuoco, sottolineando come avesse insegnato la cucina tradizionale toscana anche a visitatori arrivati dall’estero e ad altri chef.

Ancora una volta, dunque, il territorio diventava il punto di partenza: prima attraverso la musica e i locali, poi attraverso le immagini e infine attraverso i sapori e la cucina dell’Amiata.

«Un vulcano di idee»

Negli ultimi anni i problemi di salute lo avevano costretto a una vita molto più appartata rispetto a quella che aveva sempre condotto. La notizia della sua morte lascia però ad Arcidosso una quantità enorme di ricordi.

«Carlo è stato un vulcano di idee, un vero artista e, soprattutto, una persona per bene, molto legato al suo paese», scrive il Comune nel messaggio con il quale ne annuncia la scomparsa.

E forse è proprio questa la definizione che tiene insieme tutte le vite di Carlo Innocenti.

Quella del fabbro e quella del gestore di locali. Quella dell’uomo che faceva ballare i ragazzi ai Capenti e quella dell’operatore che raccontava il territorio attraverso una telecamera. Quella del Summertime e quella della Locanda del Prete. Un arcidossino che per decenni ha provato a inventare qualcosa capace di far vivere, incontrare e conoscere il suo paese.

«Caro Carlo ci mancherai – conclude il Comune – possa comunque il tuo esempio ispirare le nuove generazioni a rendere Arcidosso un paese migliore».

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