GROSSETO. Gli stipendi aumentano, almeno sulla carta. Ma a Grosseto crescono meno che in qualsiasi altra provincia della Toscana e soprattutto meno dell’inflazione. Il risultato è che, nonostante nelle buste paga ci siano oggi più euro rispetto a cinque anni fa, il loro valore reale rischia di essere diminuito.
È la fotografia, tutt’altro che rassicurante, che emerge dalla nuova Ricerca Redditi di Acli e Iref sui lavoratori dipendenti della Toscana tra il 2020 e il 2025.
E per la provincia di Grosseto i numeri sono particolarmente pesanti: il reddito medio da lavoro dipendente è passato da 22.070 a 25.455 euro, con una crescita del 15,3%.
Una percentuale che colloca Grosseto all’ultimo posto fra tutte le province toscane per crescita dei redditi.
Ma c’è un dato ancora più significativo: nello stesso periodo preso in esame dalla ricerca, l’inflazione cumulata è stata del 18%. Questo significa che l’aumento medio registrato in provincia di Grosseto è rimasto quasi tre punti percentuali sotto la crescita dei prezzi.
In termini reali, dunque, il potere d’acquisto dei lavoratori grossetani non ha tenuto il passo con il costo della vita.
Grosseto ultima: 25.455 euro contro i 32.580 di Firenze
La distanza diventa ancora più evidente confrontando Grosseto con il resto della regione.
Nel 2025 il reddito medio da lavoro dipendente in provincia di Grosseto si ferma a 25.455 euro, il valore più basso della Toscana. Immediatamente sopra c’è Massa-Carrara, con 25.929 euro.
All’altro estremo della classifica c’è invece Firenze, con 32.580 euro, seguita da Livorno con 32.320, Prato con 31.184, Lucca con 31.022 e Siena con 30.358 euro.
Tra un lavoratore dipendente medio della provincia di Grosseto e uno della provincia di Firenze emerge quindi una differenza superiore ai 7.100 euro lordi all’anno.
Tradotta su dodici mesi, la distanza è di circa 594 euro lordi al mese.
E il divario non si sta riducendo. Sta aumentando.
Nel 2020 il reddito medio preso in considerazione dalla ricerca era infatti di 26.653 euro a Firenze e 22.070 a Grosseto, con una distanza di 4.583 euro.
Cinque anni dopo il divario è salito a 7.125 euro.
Significa che in appena cinque anni la distanza tra le due province è aumentata di oltre 2.500 euro all’anno.
A Grosseto redditi aumentati del 15,3%, a Firenze del 22,2%
A spiegare l’allargamento della forbice è soprattutto la diversa velocità con la quale sono cresciuti i redditi.
Tra il 2020 e il 2025 Firenze ha registrato un aumento del 22,2%, mentre Grosseto si è fermata al 15,3%.
Quasi sette punti percentuali di differenza.
Nel mezzo si colloca tutto il resto della Toscana: Arezzo cresce del 19,8%, Massa-Carrara del 19%, Pisa del 18,9%, Lucca del 18,2%, Livorno del 17,5%, Prato del 17,3%, Siena del 16,4% e Pistoia del 15,9%.
Grosseto chiude la graduatoria.
Ed emerge anche un’altra particolarità: considerando l’inflazione cumulata indicata dalla ricerca nel 18%, solo cinque province toscane hanno registrato una crescita media nominale superiore a quella soglia: Firenze, Arezzo, Massa-Carrara, Pisa e Lucca.
Per Grosseto la distanza è invece evidente.
In cinque anni 3.385 euro in più, ma i prezzi sono corsi più velocemente
Guardando soltanto alle cifre nominali, un lavoratore grossetano medio sembrerebbe stare meglio rispetto al 2020.
Il reddito è infatti passato da 22.070 a 25.455 euro, aumentando di 3.385 euro all’anno.
Il problema è ciò che nel frattempo è successo ai prezzi.
Se il reddito del 2020 fosse cresciuto esattamente quanto l’inflazione cumulata del 18%, avrebbe dovuto raggiungere nel 2025 circa 26.043 euro.
Il valore medio rilevato a Grosseto è invece di 25.455 euro: circa 588 euro in meno all’anno rispetto a quanto sarebbe stato necessario soltanto per mantenere invariato il potere d’acquisto del 2020.
Non significa naturalmente che ogni singolo lavoratore abbia perso esattamente quella cifra, perché si tratta di valori medi e le situazioni individuali possono essere molto diverse. Ma il confronto restituisce con immediatezza la dimensione del problema: gli stipendi sono saliti, ma mediamente non abbastanza da compensare l’aumento del costo della vita.
In Toscana un lavoratore su due non recupera l’inflazione
Il problema, del resto, non riguarda soltanto la Maremma.
Secondo la ricerca Acli-Iref, tra il 2020 e il 2025 soltanto il 49,9% dei lavoratori toscani ha avuto una crescita del reddito superiore all’inflazione cumulata del 18%.
Il 34% ha visto aumentare il proprio reddito, ma meno dell’inflazione, mentre per un ulteriore 16,1% il reddito è addirittura diminuito in termini nominali.
In altre parole, oltre la metà del campione non è riuscita a battere l’aumento dei prezzi.
Il dato è sostanzialmente in linea con quello nazionale. Nel complesso, il reddito medio dei lavoratori dipendenti toscani è passato da 23.218 euro nel 2020 a 27.625 nel 2025, con una crescita nominale del 19%.
La stessa Acli, nel suo più recente Osservatorio nazionale sui redditi e sulle famiglie, evidenzia come oltre la metà dei lavoratori analizzati non abbia recuperato l’inflazione cumulata del 18%, confermando che l’aumento nominale dello stipendio non coincide necessariamente con un miglioramento delle condizioni economiche.
«Non esiste una sola Toscana quando parliamo di redditi»
È proprio sulla distanza fra Firenze e Grosseto che si concentra Elena Pampana, presidente di Acli Toscana.
«I numeri sulle province ci dicono che non esiste una sola Toscana quando parliamo di redditi da lavoro – dice –. Firenze e Grosseto rappresentano gli estremi di una distanza che non riguarda soltanto quanto si guadagna, ma anche la velocità con cui i redditi riescono a crescere».
Una differenza che, secondo Pampana, impone una riflessione sulle opportunità offerte dai diversi territori e sulle condizioni che producono divari così marcati.
Ma il nodo centrale rimane il potere d’acquisto.
«Una crescita del reddito non significa necessariamente stare meglio – sottolinea Pampana – soprattutto quando il costo della vita cresce più velocemente degli stipendi».
Ed è esattamente il problema che i numeri sembrano indicare per Grosseto: ultima provincia toscana con 25.455 euro di reddito medio, ultima per crescita con il 15,3% e sotto di quasi tre punti rispetto all’inflazione accumulata nei cinque anni presi in esame.
Gli stipendi sono aumentati. Ma, quando si arriva alla cassa del supermercato, si pagano le bollette o si affrontano le spese quotidiane, quegli euro in più possono comprare meno di quanto compravano cinque anni fa.





