GROSSETO. Prima una frenata lunga 5 metri e 60 centimetri, poi uno scarrocciamento per altri 3 metri e 25 e infine il violentissimo impatto contro l’auto che lo precedeva, che aveva rallentato fino a fermarsi. Un incidente dalle conseguenze pesantissime per un primo maresciallo, avvenuto lungo la strada perimetrale interna dell’aeroporto militare del 4° Stormo di Grosseto.
Era il 10 giugno 2016. A distanza di oltre dieci anni da quel giorno è arrivata la decisione del Tar della Toscana, che ha respinto il ricorso presentato dal militare contro il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Economia e delle Finanze per ottenere il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e il conseguente equo indennizzo. La sentenza, la numero 1735/2026 della prima sezione, è stata pubblicata il 24 agosto.
Per i giudici amministrativi, nonostante l’incidente sia avvenuto all’interno dell’aeroporto militare, manca infatti un elemento fondamentale: il collegamento causale tra il servizio prestato e quanto accaduto.
Il terribile incidente dentro al 4° Stormo
La vicenda comincia la mattina del 10 giugno 2016, quando il primo maresciallo sta percorrendo in moto la strada perimetrale interna dell’aeroporto militare di Grosseto.
L’incidente è violentissimo e le condizioni del sottufficiale appaiono immediatamente gravi. Viene ricoverato nel reparto di Neuroanestesia e rianimazione dell’ospedale di Careggi, a Firenze. Il 21 giugno viene trasferito nella terapia intensiva dell’ospedale di Gubbio e Gualdo Tadino, dove resta fino alle dimissioni del 12 luglio.
Le conseguenze riportate sono pesanti: un politrauma con frattura complessa maxillo-facciale, fratture che interessano il rachide cervicale e dorsale, il torace, un distacco osseo all’iliaca sinistra e una contusione al gomito. Nel settembre 2018 la Commissione medica ospedaliera di Roma riconosce l’infermità e la giudica ascrivibile alla settima categoria.
Già il 5 dicembre 2016, però, il militare aveva presentato domanda per ottenere il riconoscimento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio e, contestualmente, l’equo indennizzo.
La causa di servizio viene negata
La pratica arriva al Comitato di verifica per le cause di servizio, che nel febbraio 2022 stabilisce che le conseguenze dell’incidente non possono essere considerate dipendenti da fatti di servizio.
Il successivo 2 marzo il Ministero della Difesa respinge quindi la domanda di equo indennizzo per mancanza dei presupposti previsti dalla legge.
Il primo maresciallo decide di rivolgersi al Tar.
Nel ricorso contesta, tra l’altro, la motivazione del provvedimento ministeriale, sostenendo che l’amministrazione non avrebbe adeguatamente considerato le risultanze medico-legali. Contesta inoltre la mancata comunicazione preventiva dei motivi che impedivano l’accoglimento della domanda e i tempi impiegati per concludere il procedimento. Chiede quindi il riconoscimento della dipendenza della patologia da causa di servizio e anche il risarcimento del danno che ritiene di aver subito.
Ma il Tar respinge il ricorso.
La ricostruzione dei carabinieri: la frenata e poi l’impatto
A diventare decisiva è la ricostruzione dell’incidente contenuta nel verbale dei carabinieri, le cui risultanze sulla dinamica, sottolineano i giudici, non sono state contestate dalle parti.
Il motoveicolo percorreva la strada militare interna del 4° Stormo in direzione sud. Arrivato nei pressi della palazzina del Centro operativo difesa, la moto ha tamponato l’auto che la precedeva, dopo che quest’ultima aveva rallentato fino ad arrestarsi.
Sul manto stradale i carabinieri avevano trovato una traccia di frenata della moto lunga 5,60 metri e uno scarrocciamento di 3,25 metri. Nessuna analoga traccia di frenata era stata invece attribuita all’automobile.
Un particolare sul quale il Tar fonda una parte importante della propria decisione: secondo il collegio, infatti, l’auto che precedeva il maresciallo non si era fermata con una manovra repentina.
«Il fatto è addebitabile unicamente alla negligenza»
È qui che la sentenza entra nel cuore della questione.
Secondo i giudici, perché possa essere riconosciuto l’indennizzo deve esserci un comportamento dell’amministrazione che abbia almeno aumentato il rischio dal quale è derivato il danno alla salute del militare durante il servizio.
Nel caso esaminato, invece, il Tar afferma che negli atti non emerge alcuna prova di una «benché minima interferenza dell’amministrazione» nella catena di eventi che ha portato all’incidente e alle lesioni del primo maresciallo.
Ancora più netta è la conclusione sulla dinamica. Il fatto, scrivono i giudici, è «addebitabile unicamente alla negligenza» del militare, che avrebbe tamponato «con esclusiva colpa» il veicolo che lo precedeva.
Il fatto che l’incidente sia avvenuto mentre il maresciallo si trovava all’interno dell’aeroporto militare, dunque, non basta da solo a trasformarlo in un evento dipendente da causa di servizio.
Il Tar chiarisce infatti che una diversa interpretazione porterebbe a riconoscere automaticamente il diritto all’indennizzo per qualsiasi incidente subito da un militare nel tragitto da e verso il luogo di lavoro, mentre la normativa richiede una vera correlazione tra il fatto, il danno e la causa di servizio.
Respinte anche le altre contestazioni
Il Tar non accoglie nemmeno le altre censure presentate dal militare.
Per i giudici, la motivazione utilizzata dall’amministrazione, seppure sintetica, era sufficiente anche perché richiamava il verbale sulla dinamica dell’incidente. Quanto alla mancata comunicazione dei motivi ostativi, secondo il collegio l’esito del procedimento non avrebbe comunque potuto essere differente, considerata la natura vincolata della decisione.
Respinta anche la contestazione sui tempi del procedimento: il semplice superamento dei termini previsti per concluderlo, spiega il Tar, non determina automaticamente l’illegittimità del provvedimento finale.
La prima sezione del Tar Toscana ha quindi definitivamente respinto il ricorso, così come le domande collegate che presupponevano l’annullamento del provvedimento ministeriale. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.




