CINIGIANO. La mattina ha trovato il recinto abbattuto e le vacche fuori dalla stalla. Poi, lungo la strada, ha trovato un vitello ucciso e la madre accanto a lui. Intorno, la recinzione era stata distrutta: gli animali impauriti avevano sfondato tutto per scappare. È successo a Sasso d’Ombrone, nell’azienda agricola di Maurizio Cherubini e Mara Bartalucci, che conta circa 100 ettari di terreni e tra i 180 e i 200 capi di bestiame.
A raccontare quello che è successo è il figlio Alessio Baruffo Cherubini. Suo padre, dopo l’ennesimo episodio, è esasperato. Perché quello avvenuto pochi giorni fa non sarebbe il primo attacco subito dall’azienda negli ultimi anni.
«Mio padre questa volta è arrivato all’esasperazione, anche perché non è il primo attacco che subiamo – dice Alessio – Nessuno dice che i predatori non debbano esserci, ma se ci sono e provocano dei danni qualcuno deve prendersi carico anche di quello che succede agli allevatori».
Il vitello aggredito vicino alla stalla
L’azienda nasce dalla passione dei genitori di Alessio per la campagna e per gli animali. Con il tempo l’allevamento è cresciuto e oggi una parte del bestiame viene tenuta anche allo stato brado. Negli ultimi 4 o 5 anni, però, la presenza dei predatori ha costretto la famiglia a cambiare il modo di gestire gli animali, soprattutto nel periodo delle nascite.
«Il predatore è furbo e intelligente: questa volta uno è entrato dalla mangiatoia e ha spaventato le vacche, che per scappare hanno sfondato la recinzione – dice Alessio – All’esterno c’era il resto del branco, pronto a inseguire il vitello. Probabilmente lo hanno morso più volte, fino a provocargli la ferita che lo ha ucciso».
«Quando si avvicina il momento dei parti cerchiamo di riportare le vacche vicino all’azienda – conclude – Un vitello appena nato è più esposto e per questo cerchiamo di tenere sotto controllo le vacche in quel periodo».
Vicino ai campi c’è una vecchia stalla. In questi giorni al suo interno venivano ricoverate 7 o 8 vacche con i rispettivi vitelli, alcuni dei quali già abbastanza grandi. La mattina gli animali venivano lasciati uscire per andare al pascolo, mentre la sera tornavano all’interno del recinto. Fino ad ora non era mai successo niente.
Poi, pochi giorni fa, le vacche hanno sfondato la recinzione e sono scappate, passando anche dalla zona della mangiatoia. Poco distante il padre di Alessio ha trovato il vitello aggredito e la madre rimasta accanto a lui.
«La cosa che ci preoccupa è che non era un vitello appena nato, pesava già circa due quintali. È stato inseguito – dice Alessio – Le vacche, per scappare, hanno distrutto il recinto. Una zona che fino ad ora consideravamo sicura non lo è più».
Non è il primo attacco
La famiglia aveva già dovuto fare i conti con altre predazioni. Negli anni scorsi 6 o 7 pecore erano state uccise una dopo l’altra, nonostante fossero tenute a pochi metri dall’abitazione.
I recinti erano vicini a casa, ma questo non era bastato. La famiglia aveva quindi preso anche un cane da guardiania e rafforzato le protezioni. In un’altra occasione erano stati predati due agnelli, mentre è capitato anche di accorgersi che una vacca allo stato brado aveva partorito senza riuscire poi a trovare il vitello.
«Purtroppo nessun animale può essere considerato completamente al sicuro – dice Alessio – I predatori imparano e riescono a trovare una soluzione per superare anche le protezioni. Non è facile riuscire a salvaguardare tutto».
Per questo oggi la famiglia cerca di controllare il più possibile il periodo dei parti e di riportare le vacche nelle zone più vicine all’allevamento.
Migliaia di euro di danni
Ogni animale perso significa anche un danno economico importante per l’azienda. E alla perdita del capo possono aggiungersi altre spese, a partire dallo smaltimento della carcassa.
Ai prezzi attuali un capo di razza Chianina destinato al ristallo può valere tra 1.500 e 1.800 euro, mentre una manza di 18 o 20 mesi acquistata in un altro allevamento può arrivare anche a 4 o 5mila euro.«È questo che fa arrabbiare – dice – Oltre al danno c’è anche la beffa, perché perdi l’animale e devi sostenere anche il costo per smaltire la carcassa. Nessuno dice che i predatori non debbano esserci, ma servono delle tutele per chi subisce questi danni».
Una situazione che si aggiunge alle difficoltà che il settore agricolo sta già attraversando.
«Con l’agricoltura si fa sempre più fatica a vivere»
Burocrazia, norme che cambiano, aumento delle spese e un clima sempre più difficile da prevedere incidono sui conti delle aziende. Poi arrivano le semine, i mesi trascorsi a mantenere gli animali e infine il raccolto, che non sempre basta a coprire tutto quello che è stato speso.
«Le spese vive aumentano sempre di più – racconta Alessio – Semini, passi l’inverno a mantenere gli animali e poi arrivi al momento del raccolto e rischi di non andare nemmeno in pari. Se a tutto questo aggiungi danni da migliaia di euro causati dai predatori, diventa sempre più difficile».
Il padre di Alessio, Maurizio Cherubini, era alla fiera regionale della razza Chianina di Bibbona. Rispetto all’anno precedente una parte degli spazi era rimasta vuota. Dove un tempo c’erano anche piccoli allevamenti con poche vacche, oggi molte realtà hanno chiuso.
«Quando arrivi al succo e il ricavato è misero, a un certo punto una persona cambia vita – dice – Qui vicino sono rimasti pochissimi allevamenti di bovini. E quando spariscono agricoltori e allevatori, la campagna rimane abbandonata».
«Anche il nostro lavoro deve essere rispettato»
Ed è proprio il modo in cui viene considerata la figura dell’allevatore uno degli aspetti che pesa di più ad Alessio. Secondo lui negli anni si è perso parte del riconoscimento verso un mestiere che per secoli ha contribuito a mantenere e modellare il territorio. Una percezione alla quale si aggiungono le critiche che spesso arrivano, soprattutto sui social, nei confronti di chi alleva animali.
«Ognuno può avere le proprie idee e io le rispetto tutte – dice – Una persona può anche ritenere sbagliato mangiare carne, ma allo stesso modo dovrebbe rispettare chi ha scelto di fare l’agricoltore o l’allevatore».
Adesso, intanto, nell’azienda resta anche un altro problema: gli animali sono impauriti. Le vacche riconoscono i proprietari e sono abituate alle loro voci, ma dopo l’attacco reagiscono con maggiore agitazione.
«Adesso basta che sentano una voce e vanno in allarme – racconta Alessio – Abbiamo anche i cani da guardiania e per questo chiediamo alle persone di non avvicinarsi agli animali. Se si spaventano rischiano di sfondare nuovamente tutto».
La speranza è che non succeda ancora. Ma dopo anni di predazioni, animali persi e recinzioni da ricostruire, la richiesta della famiglia è soprattutto una: riuscire a continuare a fare il proprio lavoro senza essere lasciata sola davanti ai danni.




