Poiana scomparsa a Marina di Grosseto, l'appello per ritrovare Gaetano | MaremmaOggi Skip to content

Gaetano vola via e non torna: «Aiutatemi a ritrovare la mia poiana»

La poiana di Harris addestrata dal falconiere grossetano Luca Bececco è scomparsa sabato alla Fiumara. Da allora la cerca nella pineta di Marina: «Sa già cacciare e potrebbe tornare alla sua natura selvaggia». Ecco come riconoscerla e chi chiamare
Gaetano, la poiana di Harris volata via nella pineta di Marina di Grosseto

GROSSETO. Da sabato Luca Bececco cammina nella pineta di Marina di Grosseto con gli occhi rivolti verso l’alto, cercando tra i rami e le chiome dei pini una sagoma che conosce perfettamente e che per un anno e mezzo ha addestrato, giorno dopo giorno, fino a costruire quel rapporto particolarissimo che esiste tra un falconiere e il suo rapace.

Da qualche parte potrebbe esserci Gaetano, la sua poiana di Harris, volata via sabato alla Fiumara dopo una giornata che avrebbe dovuto concludersi in maniera completamente diversa e che invece, per una distrazione durata pochi secondi, si è trasformata in una ricerca che continua ormai da giorni.

Bececco non è preoccupato soltanto perché Gaetano possa essersi allontanato. Il suo timore più grande è quasi l’opposto: che la poiana stia bene, che abbia già ricominciato a cacciare e che, riscoprendo giorno dopo giorno quella natura selvatica che nessun addestramento può cancellare, senta sempre meno il bisogno di tornare dal suo falconiere.

Per questo adesso serve l’aiuto di tutti.

Una giornata speciale sulla spiaggia della Fiumara

Sabato 22 agosto Bececco era all’Angel’s Kite beach insieme agli altri volontari di Progetto Migratoria, l’associazione che da molti anni lavora in Maremma nel campo dell’ornitologia, della conoscenza e della tutela dell’avifauna.

Sulla spiaggia era arrivato un gruppo di ragazzi disabili di Prato e per loro era stata organizzata una giornata particolare, durante la quale i volontari hanno raccontato il progetto dell’associazione e mostrato alcuni rapaci, dando ai ragazzi e ai loro accompagnatori la possibilità di osservare da vicino animali che normalmente si riescono a distinguere soltanto quando attraversano il cielo.

Tra questi c’era anche Gaetano.

La poiana aveva appena terminato la muta e proprio per questo Bececco aveva deciso di non farla volare. Non era ancora nelle condizioni migliori per affrontare un’esibizione e, quando si lavora con un rapace, forzare i tempi non è un’opzione.

Gaetano era quindi rimasto sul guanto del falconiere, abbastanza vicino perché i ragazzi potessero osservarne il piumaggio, gli occhi, il becco e le zampe, mentre Bececco raccontava le caratteristiche della specie e spiegava quel mondo al quale ha dedicato una parte importante della sua vita.

La giornata era trascorsa senza problemi e, quando ormai tutti si stavano preparando per andare via, Gaetano era stato rimesso nel suo trasportino.

È stato allora che è successo tutto.

«Avevo fretta e non l’ho legato»

«Quando stavamo per andare via ho rimesso Gaetano nel trasportino, ma non l’ho legato», racconta Bececco.

Una dimenticanza apparentemente insignificante, una di quelle che nella vita quotidiana probabilmente non avrebbero alcuna conseguenza, ma che nella falconeria possono invece essere pagate molto care, perché il rapporto costruito con un rapace non elimina mai completamente l’imprevedibilità di un animale che conserva intatti istinti e capacità.

Bececco aveva fretta e pensava che ormai Gaetano sarebbe rimasto nel trasportino fino al ritorno a casa. Proprio in quel momento, però, un uomo si è avvicinato chiedendogli se fosse possibile vedere ancora una volta la poiana.

«Ho aperto lo sportellino per fargliela vedere – racconta – ma quando Gaetano è uscito dal trasportino quell’uomo si è spaventato».

È stata una reazione istintiva, probabilmente provocata dall’imponenza del rapace visto improvvisamente a distanza ravvicinata. Ma quello spavento è passato immediatamente dall’uomo all’animale: Gaetano ha percepito il movimento e la paura, si è allarmato a sua volta e ha fatto quello che la sua natura gli suggeriva di fare.

Ha preso il volo dirigendosi verso la pineta.

Da quel momento Bececco non lo ha più recuperato.

Una poiana addestrata per un anno e mezzo

La storia potrebbe sembrare quella di un animale domestico che si è smarrito, ma sarebbe probabilmente il modo più sbagliato per raccontarla, perché Gaetano non è un animale domestico e la falconeria non trasforma un rapace in qualcosa che non è.

«Ci ho messo un anno e mezzo ad addestrarlo – spiega Bececco – Lavora nel bird control, è molto capace e sa già predare».

Il bird control attraverso la falconeria sfrutta proprio la presenza naturale dei rapaci per allontanare altre specie di uccelli da luoghi nei quali possono creare problemi, come ad esempio, i centri delle città. Per farlo occorrono animali perfettamente addestrati e soprattutto una relazione molto stretta tra il falconiere e il rapace, costruita attraverso un lavoro continuo nel quale l’animale impara a riconoscere richiami, gesti e situazioni.

Gaetano conosce tutto questo, ma conosce anche la caccia e proprio questa capacità, che normalmente rappresenta una delle sue qualità, adesso è diventata una delle maggiori preoccupazioni di Bececco.

Se la poiana riuscisse a trovare autonomamente delle prede nella pineta e nelle aree circostanti, infatti, potrebbe progressivamente tornare a utilizzare sempre di più le proprie capacità naturali e a dipendere sempre meno dal rapporto costruito con l’uomo.

Non dimenticherebbe improvvisamente il suo falconiere e nemmeno cancellerebbe un anno e mezzo di addestramento, ma potrebbe accadere qualcosa di molto più elementare: potrebbe semplicemente scoprire di non avere bisogno di tornare.

Gaetano e quelle poiane che cacciano insieme

A rendere ancora più affascinante questa storia è la specie alla quale appartiene Gaetano. La poiana di Harris, Parabuteo unicinctus, è infatti un rapace originario del continente americano con caratteristiche sociali piuttosto rare tra gli uccelli predatori.

A differenza di molti altri rapaci, che conducono una parte importante della loro esistenza e soprattutto della caccia in maniera solitaria, le poiane di Harris possono vivere in gruppi familiari e hanno sviluppato sofisticate forme di caccia cooperativa, durante le quali più individui collaborano per individuare, inseguire e catturare una preda.

È una strategia che ha portato questi animali a essere descritti anche come una sorta di “lupi del cielo”, perché la cooperazione permette loro di affrontare situazioni che per un singolo rapace sarebbero molto più difficili.

Questa straordinaria capacità di costruire relazioni sociali è anche uno dei motivi per cui la specie viene utilizzata frequentemente nella falconeria. La Harris possiede infatti un’intelligenza e una predisposizione alla collaborazione che possono consentirle di sviluppare con il falconiere un rapporto molto stretto, senza che questo significhi perdere gli istinti che le permetterebbero di vivere e cacciare autonomamente.

Ed è proprio su questo confine, sottile e affascinante, che oggi si gioca la ricerca di Gaetano.

Bececco, una vita trascorsa tra rapaci e migratori

Per Luca Bececco quella con Gaetano non è soltanto una passione privata. Il falconiere grossetano è da anni uno dei punti di riferimento in Maremma per le attività legate ai rapaci e all’ornitologia ed è una delle figure storiche di Progetto Migratoria, associazione nata per studiare e far conoscere il patrimonio avifaunistico del territorio.

Da questa esperienza sono passati negli anni progetti di monitoraggio, attività di divulgazione e iniziative dedicate alla fauna selvatica, oltre all’esperienza del Centro ornitologico del Malpasso, dove il passaggio degli uccelli migratori viene studiato attraverso osservazione e inanellamento.

Ma c’è soprattutto un’altra esperienza che racconta bene quale sia il rapporto di Bececco e dell’associazione con gli animali selvatici: Corte degli Assioli, il progetto nato per il recupero e la riabilitazione dei rapaci.

Assioli, civette, gheppi, allocchi e altri uccelli arrivati feriti o in difficoltà sono stati negli anni curati e preparati al ritorno in natura, con un lavoro che deve riuscire a fare una cosa apparentemente contraddittoria: aiutare un animale senza renderlo dipendente dall’uomo.

Quando le condizioni lo permettono, il risultato migliore di quel lavoro arriva proprio nel momento in cui una gabbia viene aperta e il rapace vola via senza voltarsi.

Questa volta, però, nessuno voleva liberare Gaetano.

Il rifugio faunistico di Semproniano

L’esperienza maturata negli anni è confluita anche nelle attività legate al rifugio faunistico di Semproniano, dove il lavoro dell’associazione continua sul fronte della gestione e del recupero degli animali e dove l’obiettivo resta quello di garantire alla fauna selvatica condizioni compatibili con la sua natura.

È un lavoro fatto molto più di pazienza che di gesti spettacolari, perché recuperare un animale significa spesso trascorrere settimane o mesi osservandolo, alimentandolo correttamente, ricostruendone la muscolatura e verificando che sia nuovamente capace di fare da solo ciò che in natura nessuno farà al posto suo.

Per un falconiere il rapporto è diverso, perché l’animale viene addestrato a collaborare con l’uomo, ma la materia sulla quale si lavora resta la stessa: un predatore che continua ad avere dentro di sé tutto quello che gli serve per tornare a essere autonomo.

Gaetano, oltretutto, sa già cacciare.

Gli occhi verso le cime dei pini

Da sabato Bececco continua quindi a battere la pineta di Marina, sapendo che il tempo può lavorare contemporaneamente a suo favore e contro di lui. Gaetano conosce il suo falconiere, è perfettamente addestrato e potrebbe ancora rispondere ai richiami ai quali è abituato, ma ogni giornata trascorsa all’aperto gli offre anche la possibilità di adattarsi a una condizione che, per quanto nuova, appartiene profondamente alla sua specie.

Per questo le segnalazioni sono fondamentali.

Gaetano è riconoscibile soprattutto dalle striscioline di cuoio che porta alle zampe, utilizzate nella gestione dei rapaci da falconeria. Chi dovesse vedere una poiana con queste caratteristiche nella pineta di Marina, alla Fiumara o nelle zone circostanti non deve provare ad avvicinarla o catturarla, perché rischierebbe soltanto di spaventarla e farla allontanare ancora.

La cosa più utile è osservare dove si posa e telefonare immediatamente a Luca Bececco al 331 365 4568, fornendo indicazioni il più possibile precise sul luogo dell’avvistamento.

Quel filo invisibile tra il guanto e il cielo

Chi lavora con i rapaci sa che non esiste una catena capace di sostituire la relazione costruita attraverso l’addestramento e sa anche che, per quanto forte possa diventare quella relazione, dall’altra parte resta sempre un animale che appartiene al cielo molto più di quanto appartenga all’uomo.

È probabilmente questa la ragione per cui la falconeria esercita da secoli un fascino così potente: il falconiere lascia andare volontariamente un animale che avrebbe tutti gli strumenti per non tornare e costruisce il proprio lavoro sulla possibilità che invece scelga di farlo.

Per un anno e mezzo Gaetano ha imparato a riconoscere il guanto di Bececco, i suoi richiami e quella collaborazione che lo ha portato anche a lavorare nel bird control. Sabato, per una concatenazione durata pochi secondi, tra quel guanto e il rapace si sono messi la paura di uno sconosciuto, uno sportellino rimasto aperto e poi la pineta.

Adesso, mentre Bececco continua a cercarlo tra Marina e la Fiumara, da qualche parte potrebbe esserci Gaetano appollaiato sulla cima di un pino, con davanti un territorio completamente nuovo e dentro di sé due memorie che non sono necessariamente in conflitto: quella recente dell’uomo con il quale ha imparato a lavorare e quella molto più antica del predatore che sa perfettamente come vivere nel mondo.

La speranza è che, quando sentirà di nuovo il richiamo che conosce da un anno e mezzo, sia ancora la prima a prevalere.

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