FOLLONICA. «Se avessi due anni in più, farei parte di loro». È una delle frasi che il sedicenne arrestato dalla Digos avrebbe scritto nelle sue conversazioni su Discord parlando dell’Isis.
Parole che assumono un peso ancora maggiore alla luce di quello che gli investigatori avrebbero trovato nei suoi dispositivi: video di esecuzioni e decapitazioni, materiale di propaganda jihadista, neonazista e antisemita e persino un filmato, in lingua russa e con il logo dello Stato Islamico, con le istruzioni per realizzare un ordigno esplosivo improvvisato utilizzando materiali facilmente reperibili.
Sono alcuni dei particolari che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del sedicenne residente in provincia di Como che si trovava in vacanza a Follonica con la famiglia.
Il ragazzo era arrivato in Maremma per trascorrere qualche giorno al mare. Una vacanza d’agosto come quella di tanti suoi coetanei, quando l’indagine avviata nei suoi confronti aveva già portato gli investigatori a ricostruire un quadro considerato estremamente preoccupante.
Il sedicenne è stato arrestato a Grosseto dalla Digos di Milano. È accusato di terrorismo internazionale, propaganda a sostegno dell’Isis e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
«Se avessi due anni in più, farei parte di loro»
È soprattutto il contenuto delle conversazioni attribuite al ragazzo a raccontare, secondo gli investigatori, fino a che punto fosse arrivato il suo percorso di radicalizzazione.
In una chat sull’app Discord, parlando dell’Isis, avrebbe scritto: «Se avessi due anni in più, farei parte di loro».
Non sarebbe stata l’unica manifestazione della sua vicinanza agli ambienti estremisti.
Sempre nelle conversazioni finite al centro dell’inchiesta, il sedicenne avrebbe spiegato che, qualora i munasir, cioè i simpatizzanti dello Stato Islamico, lo avessero contattato o raggiunto, avrebbe cercato di aiutarli in qualsiasi modo.
Elementi che, secondo il gip del Tribunale per i minorenni di Milano, Laura Margherita Pietrasanta, dimostrerebbero la volontà del giovane di unirsi ai combattenti dell’Isis. Un obiettivo al quale, secondo quanto riportato nell’ordinanza, si «stava concretamente preparando».
Il video con le istruzioni per costruire un ordigno
C’è poi quello che gli investigatori avrebbero trovato tra i numerosi video conservati dal sedicenne.
Uno in particolare è diventato uno degli elementi più inquietanti dell’indagine.
Il filmato è in lingua russa, comprensibile dal ragazzo, porta il logo dello Stato Islamico e contiene istruzioni per realizzare un ordigno esplosivo improvvisato con materiali facilmente reperibili.
Non soltanto propaganda, dunque.
Proprio il complesso del materiale sequestrato e delle conversazioni ricostruite dagli investigatori avrebbe contribuito a far scattare l’allarme sulla possibilità che il percorso di radicalizzazione del sedicenne avesse ormai raggiunto uno stadio avanzato.
Il ragazzo non aveva precedenti penali e fino a questa indagine non era mai stato individuato negli ambienti radicali.
I video di decapitazioni e delle esecuzioni
Dalle chat emergerebbe anche un’altra faccia dell’attività online del sedicenne.
Su Discord avrebbe condiviso video di decapitazioni e scene di esecuzioni, oltre a filmati nei quali persone armate venivano mostrate accanto ai corpi delle vittime come se fossero «trofei di guerra».
Il giovane utilizzava diversi profili e, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe riuscito a rendere più difficile l’individuazione della propria attività attraverso Vpn e altri strumenti informatici.
Gli investigatori ritengono inoltre che attraverso questi account il sedicenne fosse riuscito a interagire anche con soggetti organici a Daesh.
Tutto questo mentre, nella vita di tutti i giorni, non aveva precedenti e non risultava precedentemente segnalato come appartenente ad ambienti estremisti.
Dall’Isis a «Heil Hitler»
Ma c’è un’altra particolarità nelle conversazioni finite agli atti: la propaganda jihadista si sarebbe mescolata a contenuti neonazisti e antisemiti.
In una conversazione su Discord, salutando il proprio interlocutore, il sedicenne avrebbe utilizzato l’espressione «Heil Hitler», condividendo poi un filmato nel quale comparivano due persone in un locale con sullo sfondo una bandiera dell’Isis.
È quella commistione tra estremismo jihadista e suprematismo bianco che viene indicata con l’espressione “white jihad”.
Ideologie apparentemente lontane che possono incontrarsi negli ambienti estremisti online nella glorificazione della violenza e nell’odio razziale e religioso.
L’indagine partita dall’intelligence
A portare gli investigatori fino al sedicenne sarebbe stata inizialmente una segnalazione dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna.
L’attenzione era stata attirata da un utente registrato su una piattaforma di messaggistica istantanea che, attraverso diversi profili, diffondeva materiale di propaganda jihadista, neonazista e antisemita.
Gli approfondimenti successivi avrebbero consentito di ricondurre quei profili al ragazzo residente in provincia di Como.
Da lì l’indagine sarebbe andata avanti fino a ricostruire le conversazioni, i contatti e il materiale conservato nei suoi dispositivi.
Per il gip fatti di «estrema gravità»
Nell’ordinanza il gip parla di fatti di «estrema gravità».
Secondo il provvedimento, sarebbe stato accertato che il sedicenne, mostrando «particolare astuzia e pervicacia», si fosse inserito stabilmente in gruppi nei quali veniva condiviso materiale estremista sia di matrice islamista sia suprematista.
Avrebbe scaricato e condiviso contenuti e intrattenuto conversazioni con utenti ritenuti di particolare allarme sociale.
Per il giudice il sedicenne sarebbe arrivato al punto di essere «pronto ad arruolarsi con l’Isis». Un quadro che ha portato all’applicazione della misura cautelare in carcere.
Era arrivato a Follonica per le vacanze
L’ultima parte di questa storia si è consumata lontano dalla Lombardia. Il sedicenne era a Follonica, dove stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza al mare insieme alla famiglia.
È durante il soggiorno in Maremma che è arrivato l’arresto.
Un particolare che rende ancora più stridente il contrasto tra ciò che gli investigatori stavano ricostruendo nella sua vita online e l’apparente normalità della vita di un ragazzo di sedici anni.
Da una parte le vacanze al mare a Follonica con la famiglia.
Dall’altra quelle chat nelle quali avrebbe scritto, riferendosi all’Isis: «Se avessi due anni in più, farei parte di loro».




