GROSSETO. Un’altra storica azienda grossetana è in composizione negoziata della crisi. Non è un’azienda senza lavoro. Anzi, continua ad avere decine di cantieri aperti, quasi venti dipendenti, appalti pubblici appena conquistati e un portafoglio ordini da quasi tre milioni di euro. Il problema è un altro: la liquidità.
È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalla documentazione depositata dalla Galluzzi Daniele Srl, storica impresa grossetana attiva da oltre quarant’anni nel settore della termoidraulica, delle ristrutturazioni e dell’efficientamento energetico, ammessa alla procedura di composizione negoziata della crisi.
Con un provvedimento firmato dal giudice Cristina Nicolò, il Tribunale di Grosseto ha confermato le misure protettive richieste dall’azienda, concedendo quattro mesi di tutela nei confronti delle principali banche creditrici, ritenendo che esistano possibilità di risanamento.
Un’impresa che lavora, ma senza liquidità
Nel piano di risanamento la società sostiene che la crisi non nasce da un calo del lavoro.
Secondo quanto illustrato ai creditori e al Tribunale, l’azienda continua infatti ad operare nel settore dell’impiantistica, delle ristrutturazioni, del fotovoltaico e della climatizzazione, con un mercato che viene descritto ancora favorevole.
Il nodo sarebbe invece finanziario.
Negli ultimi anni l’impresa avrebbe subito una serie di eventi straordinari: furti di mezzi, due incendi dolosi, rallentamenti dei cantieri, ritardi negli stati di avanzamento lavori (SAL), maggiori costi e la realizzazione della nuova sede aziendale. Tutti elementi che hanno assorbito liquidità senza compromettere, secondo il piano, la capacità produttiva dell’azienda.
Il peso del Superbonus
Pur senza indicare il Superbonus come unica causa della crisi, il piano lascia intendere come il meccanismo che ha interessato il settore edilizio abbia inciso pesantemente.
L’azienda opera infatti proprio nei comparti maggiormente coinvolti dagli incentivi fiscali: efficientamento energetico, impianti termoidraulici, fotovoltaico e ristrutturazioni.
Nel documento vengono richiamati i ritardi nell’emissione dei SAL e soprattutto nei relativi incassi, fattori che hanno rallentato la trasformazione dei lavori già eseguiti in liquidità disponibile.
È uno dei problemi che ha colpito molte imprese dell’edilizia dopo il blocco del mercato dei crediti fiscali: cantieri realizzati, ma denaro incassato molto più lentamente rispetto alle esigenze finanziarie delle aziende.
Le commesse ci sono
Uno degli aspetti che ha convinto l’esperto nominato nella procedura riguarda proprio l’attività aziendale.
Secondo il piano, al momento della presentazione della domanda risultavano 33 commesse in corso, per un valore complessivo di circa 2,96 milioni di euro.
I lavori già eseguiti rappresentano circa il 46% del totale e, una volta completati, dovrebbero generare oltre 1,8 milioni di euro di incassi e un margine lordo stimato di circa 685 mila euro.
Tra le commesse già acquisite figurano anche i lavori all’ex asilo Ricasoli di Porto Ercole e il servizio quadriennale di manutenzione degli impianti del Comune di Grosseto.
Il giudice concede 120 giorni
Il Tribunale non afferma che il piano sia già dimostrato. Al contrario, nel provvedimento evidenzia come siano ancora necessarie integrazioni documentali, soprattutto sull’analisi economica delle singole commesse.
Tuttavia richiama il parere favorevole dell’esperto della composizione negoziata, secondo il quale esiste una ragionevole prospettiva di risanamento, purché vengano mantenute la continuità aziendale, le linee di credito e si arrivi a un accordo con il sistema bancario.
Per questo motivo il giudice ha concesso 120 giorni di misure protettive e cautelari richieste, impedendo ai creditori di intraprende azioni esecutive durante le trattative.
Il piano
Il progetto di risanamento si fonda su cinque elementi principali: prosecuzione dell’attività e completamento delle commesse; moratoria dei debiti bancari fino al 30 giugno 2028; nuova finanza per 1,5 milioni di euro; rafforzamento patrimoniale attraverso un aumento di capitale fino a 1,5 milioni e stabilizzazione dei rapporti con gli istituti di credito durante la composizione negoziata.
Secondo il piano, la prosecuzione dell’attività consentirebbe di soddisfare integralmente i creditori, mentre una liquidazione dell’azienda produrrebbe risultati peggiori.
Si tratta naturalmente della tesi sostenuta dalla società e che dovrà essere verificata nel corso della procedura e che dovrà fare i conti con la volontà delle banche di concedere il credito auspicato.
Le misure protettive resteranno in vigore fino ai primi di novembre 2026 (5 novembre, salvo proroghe), periodo entro il quale l’azienda dovrà cercare un’intesa con il sistema bancario e dimostrare la concreta sostenibilità del piano di risanamento.




