GROSSETO. Rafforzare la lotta al caporalato attraverso una maggiore collaborazione tra istituzioni, associazioni di categoria, sindacati e imprese. È questo l’obiettivo del protocollo operativo presentato oggi a Grosseto, frutto del lavoro condiviso tra le province di Grosseto e Siena, nato per contrastare lo sfruttamento lavorativo e far emergere le situazioni di sfruttamento in agricoltura, con particolare attenzione al fenomeno delle cosiddette “aziende senza terra”.
Un protocollo necessario, vista la situazione del caporalato nelle due province. Da anni, ormai, si tratta di un’ombra che attanaglia il territorio, tra lo sfruttamento dei lavoratori, spesso costretti a vivere in condizioni di degrado e ammassati in stanze. Il protocollo è il primo del suo genere in tutta Italia.
Alla firma erano presenti la prefetta di Grosseto Paola Berardino, il prefetto di Siena Valerio Massimo Romeo, la presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti, il presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola, il direttore provinciale dell’Agenzia delle entrate Cesare Rossi, il vicequestore Armando Buccini, il maggiore Federico Casini per il comando provinciale dei carabinieri, il colonnello Diego Patriarca per il comando provinciale della Guardia di finanza, la direttrice del dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl sud est Laura Bai e il direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Grosseto Fabrizio Cinque.
Grosseto e Siena e il primo protocollo in Italia
Il protocollo nasce dall’esigenza di affrontare in maniera più approfondita il fenomeno dello sfruttamento della manodopera agricola, particolarmente presente nelle due province. Tanto che la Flai-Cgil è da anni attiva nelle piazze dei paesi amiatini per parlare con i lavoratori stranieri e spiegare loro che cosa siano lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. I volontari sono presenti fin dalle prime ore del mattino, proprio quando i lavoratori salgono sui furgoni diretti nei campi.
Il documento è il risultato di un percorso iniziato con il comitato interprovinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 14 gennaio scorso, proseguito con la task force interprovinciale per il rafforzamento dei controlli sul territorio e con le audizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro. Un lavoro condiviso che ha portato alla stesura del “Codice etico agricoltura“, primo protocollo del suo genere in Italia.
L’obiettivo del protocollo non è sostituire il lavoro degli organi di vigilanza, dei sindacati o dell’Ispettorato del lavoro, ma creare una rete di collaborazione che consenta di intercettare prima le situazioni a rischio.
Il protocollo punta soprattutto a far emergere le situazioni di sfruttamento prima che diventino casi giudiziari. Tra le novità ci sono l’introduzione di strumenti di autodichiarazione e controllo negli appalti agricoli, la creazione di una white list delle cosiddette aziende senza terra, il rafforzamento delle sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità e la promozione di percorsi formativi dedicati a imprese e operatori del settore.
«Abbiamo deciso di creare questo protocollo dopo un’analisi approfondita di quello che è il caporalato nel nostro territorio. Ci siamo chiesti cosa potessimo migliorare – dice la prefetta Paola Berardino – Così è nato questo protocollo, che è il primo in Italia».
Il protocollo punta proprio a far emergere i casi di sfruttamento lavorativo, caratterizzati spesso da salari non adeguati, dalla mancata applicazione del contratto nazionale, dall’assenza di contributi e da condizioni di vita non dignitose per i lavoratori.
Le aziende senza terra
Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno delle aziende senza terra, realtà che rendono più difficile effettuare controlli e verifiche.
Tra gli impegni previsti dal protocollo c’è la richiesta alle aziende di presentare una serie di dichiarazioni, tra cui il rispetto del contratto collettivo nazionale, il regolare versamento dei contributi previdenziali e assicurativi, oltre alla presa in carico delle spese di viaggio dei lavoratori. Le imprese dovranno inoltre dimostrare di possedere i requisiti organizzativi necessari per svolgere l’attività.
Secondo quanto spiegato durante la presentazione, in molti casi le comunicazioni di assunzione vengono effettuate soltanto il giorno del controllo, rendendo difficile accertare eventuali giornate di lavoro svolte in precedenza.
«Lo sfruttamento è intollerabile»
Sono molti i lavoratori sfruttati nel settore agricolo e questo crea una vera e propria zona d’ombra nel tessuto economico. «Il protocollo nasce anche per sensibilizzare sul tema del caporalato – dice il presidente Francesco Limatola – Chi subisce lo sfruttamento deve essere tutelato e protetto, per questo è importante che ci sia una collaborazione tra i vari enti preposti».
Durante la firma del protocollo è intervenuto anche il prefetto di Siena, Valerio Massimo Romeo. «Il protocollo è modificabile, proprio per renderlo flessibile in base alle esigenze della lotta a questo fenomeno – dice – Lo sfruttamento è intollerabile, per questo abbiamo provato a costruire una rete unita dal rispetto della legge. Sono molti i lavoratori che, durante i controlli, sostengono che quello sia il loro primo giorno di lavoro».
Il senatore Celestino Magni ha evidenziato come sia fondamentale agire prima che siano i fatti di cronaca a imporre un intervento, costruendo una rete stabile tra istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali. L’auspicio è che il modello sviluppato tra Grosseto e Siena possa diventare un riferimento anche per altri territori italiani.




