Shrinkflation, cosa cambia dal 15 luglio: come riconoscere i prodotti con meno quantità allo stesso prezzo | MaremmaOggi Skip to content

Ti vendono meno ma paghi uguale? Cosa cambia davvero con le nuove regole sulla shrinkflation

La shrinkflation è la pratica con cui alcuni prodotti mantengono quasi lo stesso prezzo ma riducono il contenuto. Ecco cosa prevedono le nuove regole, perché non ci sarà un’etichetta obbligatoria sulle confezioni e come difendersi quando si fa la spesa
Confezione quasi identica, stesso prezzo, ma meno prodotto
Confezione quasi identica, stesso prezzo, ma meno prodotto

GROSSETO. Apri il pacco di biscotti e ti sembrano meno del solito. Prendi il gelato che compri da anni e finisce prima. La confezione è praticamente identica, il prezzo quasi anche. Eppure dentro c’è meno prodotto.

No, non è un’impressione. Si chiama shrinkflation ed è una pratica sempre più diffusa: invece di aumentare il prezzo in modo evidente, alcune aziende riducono la quantità del prodotto mantenendo quasi invariata la confezione.

Negli ultimi giorni si è parlato molto di una nuova legge italiana e di un presunto “stop” dell’Europa. Ma cosa è successo davvero? Facciamo ordine.

Cos’è la shrinkflation

La parola nasce dall’unione di due termini inglesi: shrink, restringere e inflation, inflazione. 

In pratica significa: paghi quasi lo stesso prezzo ma ricevi meno prodotto.

Qualche esempio. Una confezione di pasta passa da 500 a 450 grammi. Le patatine da 200 diventano 180 grammi. Il gelato da un litro diventa da 850 millilitri.

Il prezzo può restare identico oppure aumentare leggermente. Alla fine, però, il costo per ogni grammo o litro cresce ed è proprio questo il punto.

È legale?

Sì. Molti pensano che sia una truffa. In realtà non lo è, purché il peso o il volume siano indicati correttamente sull’etichetta.

Il problema è che il consumatore spesso compra d’abitudine. Vede la confezione che conosce, la mette nel carrello e non si accorge che contiene meno prodotto.

È proprio questo il meccanismo che ha spinto diversi Paesi europei a cercare nuove forme di informazione.

L’Italia voleva una scritta obbligatoria

La norma italiana prevedeva una misura molto semplice.

Quando un’azienda riduceva il contenuto mantenendo la stessa confezione, avrebbe dovuto riportare sulla confezione una frase come:

“Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X grammi rispetto alla precedente quantità.”

L’avviso sarebbe rimasto per sei mesi. L’obiettivo era impedire che il consumatore si accorgesse della riduzione soltanto dopo l’acquisto.

Perché è intervenuta l’Europa?

Qui nasce l’equivoco. Molti hanno scritto che Bruxelles avrebbe bocciato la tutela dei consumatori, ma in realtà non è così.

La Commissione europea ha riconosciuto che il problema esiste e che è giusto proteggere i consumatori. Ha anche ricordato che il 74% degli europei ha notato confezioni con meno prodotto senza una corrispondente riduzione del prezzo.

Quello che non convince Bruxelles è il modo scelto dall’Italia. Secondo la Commissione, obbligare tutte le aziende a modificare le confezioni destinate soltanto al mercato italiano rischia di creare un ostacolo alla libera circolazione delle merci.

Per questo ha suggerito una soluzione meno onerosa: informare i clienti sullo scaffale del supermercato, invece che direttamente sulla confezione.

Quindi dal 15 luglio cosa cambia?

La risposta, in realtà, è molto semplice. Per i consumatori, quasi nulla. Non comparirà automaticamente una scritta sulle confezioni dei prodotti che hanno perso peso.

Continueranno invece a essere obbligatorie le informazioni già previste dalla legge: peso netto; volume; prezzo e prezzo al chilo o al litro.

Sarà quindi ancora il consumatore a dover confrontare il prezzo per unità di misura, che resta il modo più affidabile per capire se un prodotto è davvero conveniente.

Come difendersi quando si fa la spesa

Esistono alcuni accorgimenti molto semplici. Il primo è non fermarsi al prezzo finale, bisogna guardare sempre il prezzo al chilo o al litro, riportato sul cartellino dello scaffale.

È il dato che permette di confrontare prodotti con confezioni diverse.

Vale poi la pena osservare anche il peso indicato sulla confezione, soprattutto per i prodotti acquistati abitualmente. Se improvvisamente un pacco “sembra” uguale ma dura meno, probabilmente non è solo una sensazione.

La vera questione

La shrinkflation non è illegale. Il nodo è un altro: quanto è facile accorgersi della riduzione?

Ed è proprio su questo punto che Italia e Commissione europea stanno ancora discutendo. Entrambe concordano sulla necessità di una maggiore trasparenza.

Divergono invece sul modo migliore per informare chi fa la spesa: direttamente sulla confezione oppure attraverso gli scaffali dei supermercati

E tu hai notato prodotti che sono diventati più piccoli senza costare meno? Scrivici a… redazione@maremmaoggi.net oppure manda una foto. Nei prossimi giorni realizzeremo una mappa della shrinkflation nei supermercati della Maremma

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