FOLLONICA. All’anagrafe è Domenico Fiorani, ha 45 anni, fa l’avvocato e spesso lo si incontra in giro con il suo fido quattro zampe, Bon Scott. Il diritto lo ha studiato all’università e lo esercita ogni giorno nelle aule dei tribunali. Ma un paio di anni fa, davanti all’ennesimo caso di cronaca raccontato in modo approssimativo in televisione, si è arrabbiato.
Ha preso il telefono, ha chiamato Giulia Norcini della libreria Altri Mondi di Follonica, e le ha detto: «Bisogna spiegare alle persone come funziona davvero la giustizia».
Da quella telefonata è nato “La giustizia spiegata a mia nonna”, un format che da un anno e mezzo attraversa la Maremma e che riesce a portare decine di persone nelle librerie, nei ristoranti, negli stabilimenti balneari e perfino nei castelli. Persone che arrivano per ascoltare un caso di cronaca e finiscono per capire cosa sia una custodia cautelare, perché una sentenza arriva dopo anni e perché giustizia e vendetta sono due cose diverse.
La rabbia trasformata in divulgazione
«Ho sempre sofferto quando venivano date informazioni poco precise – racconta Fiorani – perché così si alimentano equivoci che poi generano rabbia nelle persone».
Succede con la differenza tra custodia cautelare e carcere dopo una condanna definitiva, con le assoluzioni che vengono vissute come sconfitte dello Stato o con la convinzione che i giudici non vogliano punire.
«Se nessuno ti spiega i meccanismi della giustizia, è normale non capire – dice – Lessi una notizia, mi arrabbiai e chiamai Giulia. Così è nato tutto».
Era novembre 2024. Al primo incontro parteciparono una ventina di persone. Oggi i numeri sono triplicati.
Da Garlasco al mostro di Firenze, le serate diventano un successo
L’ultima tappa è stata al castello di Montemassi, davanti a oltre sessanta persone. Prima c’erano state la libreria Altri Mondi di Follonica, la Nuova Libreria di Grosseto, ristoranti e stabilimenti balneari. Ovunque la formula resta la stessa: niente conferenze, niente lezioni universitarie.

«Interagisco con il pubblico, facciamo domande reciproche, mostro immagini, faccio ascoltare audio – spiega l’avvocato Fiorani – La gente partecipa e si appassiona».
Tra i casi più seguiti ci sono stati il delitto di Garlasco, il processo Pacciani, la scomparsa della famiglia Carretta, fino ai prossimi appuntamenti dedicati a Marco Vannini e Marta Russo.
Perché il grande caso di cronaca è soltanto il punto di partenza.
«La giustizia non è vendetta»
Quello che Fiorani prova a fare è raccontare i principi della giustizia attraverso storie che tutti conoscono.
«Quando parlo della custodia cautelare faccio sempre l’esempio di Schettino. Fu messo ai domiciliari e molti si indignarono. Ma le esigenze cautelari erano rispettate – dice – Non poteva reiterare il reato, non c’era rischio di fuga e non poteva inquinare le prove. Poi il carcere arrivò, ma dopo la sentenza definitiva».
Dietro ogni incontro c’è una convinzione profonda: la giustizia non è vendetta.
«I cittadini vorrebbero spesso una risposta immediata, ma il diritto ha un altro punto di vista. Dico sempre che lo scopo della pena è avere, una volta espiata, un criminale in meno in circolazione».
Garlasco, i social e la ricerca del sensazionalismo
Il caso Garlasco è tornato al centro del dibattito e Fiorani è stato già invitato ad affrontarlo di nuovo.
«Ma senza entrare nel merito delle nuove indagini – aggiunge – Voglio spiegare perché quello che si sta facendo oggi potrebbe anche stravolgere il quadro precedente».
Secondo l’avvocato, negli ultimi anni il racconto mediatico dei grandi casi è cambiato. «Garlasco è diventato quasi una fiction, con gli stessi personaggi che si ripetono. Non si cerca di mettere in fila i fatti ma di alimentare lo scontro. E comunque vada, finirà male. Se verrà confermata la condanna di Stasi o se emergeranno altri scenari».
Perché nel frattempo i social hanno amplificato tutto.
Fermato per strada per una domanda sulla giustizia
Il successo del format ha sorpreso anche lui. «Avevo paura del pregiudizio verso gli avvocati, della convinzione che stiamo sempre dalla parte dei criminali – spiega – Invece ho trovato curiosità e voglia di capire».
C’è chi lo ferma per strada, chi gli scrive sui social, chi gli propone un podcast. E mentre l’agenda continua a riempirsi di udienze e clienti, tra un processo e l’altro c’è sempre spazio per una nuova serata.
Perché, come ripete spesso, ogni luogo è quello giusto per fare divulgazione.
E perché dietro a una sentenza, dietro a un delitto, dietro alle discussioni che infiammano i social, c’è una convinzione che Domenico Fiorani prova a trasmettere da un anno e mezzo, con parole semplici e senza tecnicismi.
«Se non diamo alle persone gli strumenti per capire, finiranno per credere a chi le rassicura. E la giustizia, senza comprensione, rischia di diventare soltanto rabbia».




