FOLLONICA. Il processo Capuano riparte da zero. Dopo l’annullamento della sentenza di primo grado deciso dalla Corte d’appello di Firenze, il tribunale di Grosseto ha fissato la nuova udienza dibattimentale: il procedimento tornerà in aula il prossimo 30 settembre 2026 alle 13 al palazzo di giustizia di Grosseto.
Una vicenda giudiziaria che da anni segna la cronaca della provincia di Grosseto e che ruota attorno a contestazioni pesantissime: estorsione, minacce, danneggiamenti, incendio, lesioni, furto, corruzione e porto abusivo di pistola. Reati che, all’inizio dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, erano accompagnati anche dall’aggravante del metodo mafioso.
Davanti al collegio torneranno gli imputati già coinvolti nel primo processo. In aula ci saranno il commercialista follonichese Evans Capuano, difeso dall’avvocato Guiscardo Nicola Italo Allescia, insieme ad Angelo Muré, assistito dall’avvocato Salvatore Volpe. Torneranno davanti ai giudici anche Cataldo Ausilio, difeso dagli avvocati Giovanni Maria Flora ed Eriberto Rosso, Giuseppe Imparato, assistito dall’avvocata Barbara Fiorini, Dante Martignetti, difeso dagli avvocati Felice Iafelice e Guiscardo Nicola Italo Allescia, e infine Manuel Bernardini, rappresentato dall’avvocata Francesca Carnicelli.
La sentenza del 2020 e le condanne
Il primo processo si concluse il 24 settembre 2020, dopo un lungo dibattimento celebrato anche durante il periodo dell’emergenza Covid. Le udienze furono decine e vennero ascoltati oltre 60 testimoni.
Davanti al collegio composto dalla presidente del tribunale Laura Di Girolamo, dal giudice Adolfo Di Zenzo e da Alberto Lippini, tutti gli imputati furono condannati a pene comprese tra i 12 anni inflitti a Evans Capuano e i 2 anni per gli altri imputati.
Il tribunale dispose anche sequestri e confische di beni. Nel procedimento si era costituito parte civile anche il Comune di Follonica, rappresentato dall’avvocato Alessandro Antichi, proprio per la contestazione dei reati aggravati dal metodo mafioso.
Subito dopo quella sentenza, l’allora sindaco Andrea Benini parlò di una decisione «esemplare», sottolineando la gravità del sistema estorsivo emerso durante il dibattimento.
La sentenza letta senza la camera di consiglio
A far crollare il primo processo è stata però una questione procedurale sollevata dai difensori e condivisa anche dal sostituto procuratore generale.
Il giorno della lettura della sentenza il collegio aveva pronunciato il verdetto senza ritirarsi preventivamente in camera di consiglio dopo la conclusione della discussione.
Un vizio procedurale che la prima sezione penale della Corte d’appello di Firenze, composta dai giudici Angelo Grieco, Roberto Tredici e Matteo Zanobini, ha ritenuto sufficiente per annullare integralmente la sentenza di primo grado.
Le carte sono quindi tornate al tribunale di Grosseto, dove il procedimento dovrà essere celebrato nuovamente dall’inizio. A firmare il decreto di fissazione dell’udienza è stato il presidente del tribunale Eugenio Maria Turco.



