GROSSETO. Il sangue che scendeva lungo la gamba, la paura improvvisa, i compagni attorno, il giardino della scuola trasformato in pochi secondi in un luogo di angoscia. Poi le sirene dell’ambulanza, la corsa al pronto soccorso, le mani dei medici, quelle degli infermieri, le parole dette piano per tranquillizzare un ragazzino di undici anni che fino a pochi minuti prima stava semplicemente camminando in giardino per la ricreazione.
È una storia di paura, certo. Ma anche di umanità. Di persone che si fermano, che tendono una mano, che fanno il proprio lavoro con il cuore. E per questo Stella, la mamma di Niccolò, oggi vuole dire grazie.
La caduta nel giardino della scuola
È successo lunedì 25 maggio, alla scuola media di via Portogallo, a Grosseto. Durante la ricreazione Niccolò stava camminando nel giardino dell’istituto quando ha urtato qualcosa ed è caduto.
Non ha nemmeno capito contro cosa abbia sbattuto. Ma l’effetto è stato devastante: uno squarcio profondo sulla gamba e una perdita di sangue impressionante.
A vedere subito il ragazzino ferito è stato il professore di musica, che si è precipitato ad aiutarlo. Ha chiamato il 118, ha cercato di tranquillizzarlo e ha avvisato immediatamente la mamma.
«Quando mi hanno telefonato sono corsa a scuola – racconta Stella – e ho trovato mio figlio già assistito dai professori e dai soccorritori».
La corsa al pronto soccorso e i venti punti di sutura
Madre e figlio hanno raggiunto in ambulanza il pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto. Erano quasi le 14 quando Niccolò è stato visitato.
La ferita era profonda. Così profonda da richiedere anche punti sottocutanei. Alla fine saranno venti i punti di sutura applicati dai medici dopo un consulto con l’ortopedico.
«Non sappiamo ancora bene contro cosa si sia fatto male – spiega Stella – inizialmente a scuola si era parlato di un pezzo di legno, ma in ospedale ci hanno detto che la ferita sembrava compatibile con qualcosa di metallico o forse con del vetro».
Anche il nonno di Niccolò, poco dopo l’incidente, è tornato nel giardino della scuola per cercare l’oggetto che ha provocato quella ferita. Ma senza trovarlo.
«Lo segnaleremo comunque alla scuola – dice la mamma – perché nessun altro bambino possa rischiare di farsi male».
«Persone che ci hanno curato con il cuore»
Ma quello che Stella si porterà dentro non è soltanto lo spavento. È il modo in cui lei e suo figlio sono stati accolti, accompagnati e protetti.
«Voglio ringraziare tutti gli operatori della pediatria di Grosseto, la Misericordia che ha soccorso mio figlio e anche i professori della scuola – racconta – perché in un momento così difficile abbiamo trovato persone straordinarie».
Niccolò è stato curato al pronto soccorso pediatrico diretto dal dottor Luca Bertacca. E proprio durante le medicazioni la tensione ha giocato un brutto scherzo anche alla mamma.
«Quando ho visto il medico che iniziava a suturare la ferita sono svenuta – racconta Stella – ma intorno a me c’erano persone comprensive, preparate e umane. Nessuno mi ha fatto sentire fuori posto».
Parole che arrivano in giorni in cui sanità e scuola vengono spesso raccontate soltanto attraverso carenze e difficoltà. «È vero che mancano fondi e che chi lavora in questi settori deve affrontare mille problemi – dice ancora – ma la differenza la fanno le persone. Quelle che ci mettono il cuore prima di tutto. E si vede».
Il professore che non voleva lasciarli soli
Tra i ricordi che Stella conserva con più gratitudine c’è anche il gesto del professore di musica che ha soccorso per primo Niccolò.
«Quando è arrivata l’ambulanza si è persino offerto di venire con noi in ospedale – racconta – per non lasciarci soli. Non lo dimenticherò mai».
Ora Niccolò dovrà convivere per qualche settimana con i punti di sutura. Una parte dell’estate, probabilmente, sarà diversa da come l’aveva immaginata.
Ma dentro quella brutta giornata resterà anche altro: la sensazione di essere stato protetto, accudito, accompagnato da adulti che, nel momento del bisogno, si sono fermati davvero.





